Gettysburg, Pennsylvania, 1º luglio 1863. Da una parte combatte l’esercito dell’Unione, formato dagli Stati rimasti fedeli al governo degli Stati Uniti; dall’altra quello della Confederazione, nata dagli Stati del Sud che avevano deciso di separarsi dal resto del paese. Sono tutti statunitensi. Eppure stanno combattendo gli uni contro gli altri: era la più grande battaglia della Guerra civile americana, la guerra che dal 1861 oppose il Nord e il Sud degli Stati Uniti. Per capire come successe, dobbiamo tornare indietro di qualche anno.
A metà Ottocento, Nord e Sud degli Stati Uniti erano sempre più diversi. Nel Sud la coltivazione del cotone aveva trasformato l’economia e aveva sostituito in parte colture tradizionali come il tabacco e il riso. Grandi proprietari terrieri dominavano la società meridionale e controllavano buona parte dell’economia e della politica.
I proprietari del Sud volevano commerciare liberamente con l’estero, per vendere il cotone e acquistare prodotti stranieri a prezzi bassi, senza dazi (tasse imposte sulle merci provenienti da altri paesi). Il Nord, invece, possedeva un’economia più industrializzata e chiedeva spesso politiche protezionistiche, cioè dazi sulle merci straniere per proteggere le industrie statunitensi dalla concorrenza. Erano due modelli economici diversi e i loro interessi entravano sempre più spesso in contrasto.
Ma la questione che divise più profondamente il paese fu la schiavitù. Nel Sud il lavoro degli schiavi era fondamentale soprattutto nelle grandi piantagioni di cotone. Nel 1860 gli schiavi erano ormai circa tre milioni e mezzo, su nove milioni di abitanti degli Stati meridionali. Anche uomini d’affari del Nord partecipavano al commercio di schiavi.
Nel Nord, intanto, cresceva il movimento abolizionista, formato da persone che chiedevano l’abolizione della schiavitù. Uno dei suoi simboli culturali divenne il romanzo La capanna dello zio Tom, pubblicato nel 1852, che raccontava al grande pubblico la violenza della condizione degli schiavi. Nel Sud, al contrario, politici e intellettuali difendevano la schiavitù e la consideravano indispensabile per la società e per l’economia del Sud.
Il contrasto diventò ancora più acceso quando gli Stati Uniti cominciarono a espandersi verso Ovest. Nei nuovi territori conquistati o incorporati nel corso dell’Ottocento, la schiavitù sarebbe stata permessa oppure no? Stephen Douglas, importante leader del Partito democratico, propose di lasciare la decisione agli abitanti dei singoli territori. Molti meridionali chiedevano invece di impedire che la schiavitù potesse essere abolita.
Nel 1860 fu eletto presidente degli Stati Uniti Abraham Lincoln, avvocato dell’Illinois e candidato del Partito repubblicano. Lincoln era contrario alla schiavitù, ma il suo obiettivo immediato era soprattutto impedire la divisione degli Stati Uniti. Per questo sosteneva una posizione prudente: fermare l’espansione della schiavitù nei nuovi territori senza abolirla immediatamente negli Stati in cui già esisteva.
Nel dicembre del 1860 la Carolina del Sud proclamò la secessione, cioè la propria separazione dagli Stati Uniti. Altri Stati meridionali seguirono il suo esempio e formarono gli Stati Confederati d’America, o Confederazione. Nell’aprile del 1861, cominciò la guerra: da una parte gli Stati del Nord e gli altri Stati rimasti nell’Unione, dall’altra gli Stati del Sud riuniti nella Confederazione.
Fu una guerra enorme e sanguinosa. Milioni di uomini furono mobilitati e centinaia di migliaia morirono nei combattimenti oppure a causa di ferite e malattie. La guerra mise di fronte anche due società molto diverse. Il Nord era più industrializzato, urbanizzato e collegato da una vasta rete ferroviaria; il Sud dipendeva maggiormente dalla grande agricoltura di piantagione, fondata in larga parte sul lavoro degli schiavi.
Il 1º gennaio 1863, Lincoln emanò il Proclama di emancipazione, che dichiarava liberi gli schiavi presenti nei territori controllati dalla Confederazione. La guerra acquistò così ancora più chiaramente anche il significato di una lotta contro la schiavitù. Migliaia di afroamericani, molti dei quali erano stati schiavi, entrarono nell’esercito dell’Unione. Continuarono a subire discriminazioni e forti limitazioni, ma il loro contributo alla guerra fu importante.
Ed eccoci di nuovo a Gettysburg. Nell’estate del 1863 l’esercito confederato guidato dal generale Robert E. Lee avanzò verso Nord. Tra il 1º e il 3 luglio incontrò l’esercito dell’Unione nei pressi della cittadina. Per tre giorni decine di migliaia di uomini combatterono sulle colline e nei campi circostanti. Alla fine, i confederati furono sconfitti e Lee dovette ritirarsi verso Sud.
Il conflitto continuò ancora per quasi due anni. Nell’aprile del 1865, ad Appomattox, in Virginia, Robert E. Lee si arrese al generale dell’Unione Ulysses S. Grant. La Confederazione crollò e la Guerra civile finì. Pochi giorni dopo, però, il paese fu sconvolto da un altro evento: Abraham Lincoln venne assassinato. Gli succedette il vicepresidente Andrew Johnson, un democratico originario del Sud. Cominciò allora la Ricostruzione, il periodo in cui gli Stati Uniti cercarono di reintegrare gli Stati meridionali nell’Unione e di costruire un nuovo ordine politico dopo la fine della schiavitù.
Il Sud fu sottoposto per alcuni anni al controllo militare federale, mentre agli ex schiavi furono riconosciuti nuovi diritti politici. Il Tredicesimo emendamento alla Costituzione abolì la schiavitù; il Quattordicesimo riconobbe la cittadinanza e l’uguale protezione della legge; il Quindicesimo stabilì che il diritto di voto non poteva essere negato a causa della razza, del colore della pelle o di una precedente condizione di schiavitù. Per la prima volta, cittadini afroamericani votarono, vennero eletti nelle assemblee e parteciparono direttamente alla vita politica.
Sembrava l’inizio di una nuova epoca, ma il cambiamento incontrò una fortissima resistenza. Nel Sud nacquero organizzazioni razziste e violente come il Ku Klux Klan, che cercavano di impedire agli afroamericani di esercitare i nuovi diritti. I membri del Klan attaccavano cittadini neri, scuole, chiese e rappresentanti politici repubblicani attraverso minacce, aggressioni e omicidi. Molti ex schiavi erano finalmente liberi, ma non possedevano terre, denaro o altre risorse con cui costruirsi una vita indipendente. La fine della schiavitù, quindi, non significò automaticamente la fine della povertà e delle disuguaglianze tra bianchi e neri. La Guerra civile aveva salvato gli Stati Uniti e posto fine alla schiavitù, ma la costruzione di una società realmente libera e uguale sarebbe stata una battaglia molto più lunga.

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