L’aria della laguna profuma di sale e di legno bagnato. Le acque basse riflettono il cielo dell’Adriatico, mentre tra le isole si muovono barche cariche di merci. Voci di mercanti, colpi di martello nei cantieri navali, vele che si gonfiano al vento: Venezia è già una città che vive di mare.

Siamo nell’anno 1143 e, tra i palazzi e i ponti della città, sta prendendo forma qualcosa di nuovo. Accanto al doge, la figura più importante del governo veneziano, compare per la prima volta un consiglio di sapienti, un gruppo di uomini esperti chiamati ad affiancarlo nelle decisioni politiche. È anche la prima volta che nei documenti compare l’espressione “comune di Venezia”. La città si sta trasformando sempre più in una potenza politica e commerciale del Mediterraneo. Venezia è forse il simbolo di questo periodo storico, un’epoca in cui le navi italiane attraversano il mare e portano merci dall’Oriente fino alla penisola europea.

Tra il XII e il XIV secolo, infatti, il Mediterraneo torna a essere una grande rete di commerci. Nei vecchi manuali di storia alcune città italiane (Venezia, Genova, Pisa e Amalfi) sono spesso chiamate “repubbliche marinare”. Questo nome nasce dal fatto che, anche se non funzionavano come le repubbliche di oggi, erano città autonome che si governavano da sole, con flotte potenti e una forte vocazione commerciale. Il ricordo di queste quattro città è rimasto così forte nella storia italiana che ancora oggi lo stemma della Marina Militare italiana riunisce i simboli di Venezia, Genova, Pisa e Amalfi.

In questo periodo l’Italia centro-settentrionale e i Paesi Bassi diventano i luoghi più importanti del commercio europeo. La loro posizione geografica è fondamentale. La penisola italiana si trova proprio al centro del Mediterraneo e funziona come un ponte tra Europa, Africa e Asia. Le Fiandre (l’area dell’attuale Belgio), invece, sono collegate ai traffici del Mare del Nord. Il commercio marittimo diventa così il vero motore dell’economia. Le città costiere italiane costruiscono flotte sempre più grandi e organizzate. Mercanti e banchieri italiani diventano protagonisti del commercio europeo. Le loro navi portano in Europa non solo merci preziose (come stoffe, spezie o metalli) ma anche idee, tecniche e conoscenze. Il Mediterraneo diventa così uno spazio di incontro tra culture diverse, dove Oriente e Occidente si scambiano prodotti e saperi.

A partire dalla fine del XIII secolo si registrano grandi progressi nella navigazione. Navi sempre più grandi (come le galere e le cocche) iniziano a collegare direttamente il Mediterraneo con il Nord Europa. Le galere sono navi lunghe e snelle, spinte soprattutto dai remi, con equipaggi che possono arrivare fino a centoventi rematori. Sono veloci e adatte alla guerra o al trasporto di merci preziose. Accanto a loro navigano i velieri, navi più alte e panciute, mosse dal vento e capaci di trasportare carichi molto più grandi.

Le tecniche di navigazione migliorano lentamente. Il periodo di pausa invernale (quando le navi non salpano perché il mare è troppo pericoloso) si riduce sempre di più. Tuttavia i viaggi restano lunghi e difficili. Per andare da Genova a Costantinopoli servono contano tutte le soste almeno quattro o sei settimane, e per arrivare fino al Mar Nero anche molto di più. Se si contano tutte le soste nei porti intermedi, un viaggio completo di andata e ritorno può durare dai sei agli undici mesi.

Costruire una nave è un’impresa costosa e rischiosa. Per questo motivo, a Venezia e a Genova molte imbarcazioni sono di proprietà condivisa. Diversi investitori acquistano piccole quote della nave e dividono poi i guadagni del viaggio. In questo modo tutta la città partecipa al finanziamento delle spedizioni commerciali. Un altro strumento per dividersi i costi era la colleganza, una società commerciale temporanea. In questo tipo di accordo un socio fornisce le ricchezze necessario per acquistare le merci, mentre l’altro viaggia sulla nave e gestisce gli affari nei porti. Alla fine del viaggio, i guadagni vengono divisi tra i due. Naturalmente non mancano grandi famiglie di mercanti che possiedono intere navi o flotte. Tuttavia, questi sistemi permettono anche a persone meno ricche di partecipare all’“avventura del mare”.

Le flotte di Venezia, Genova e Pisa assumono anche un ruolo militare. Già dall’XI secolo queste città partecipano alla lotta contro le potenze musulmane nel Mediterraneo occidentale e prendono parte alle crociate in Oriente (guerre di cui parleremo più avanti). Le loro navi trasportano eserciti, ma anche merci e coloni, cioè persone che si trasferiscono nei nuovi territori conquistati, rafforzando la presenza commerciale italiana nei porti d’Oriente.

Tra tutte le città italiane protagoniste dei commerci via mare, però, Venezia spicca per la sua storia particolare. La città nasce infatti nelle isole della laguna, dove alcune popolazioni si rifugiano nel VI secolo per sfuggire all’invasione dei Longobardi. Queste comunità, inizialmente legate all’Impero bizantino, sviluppano nel tempo una forte autonomia. Il capo della città mantiene il titolo bizantino di dux (da cui deriva la parola doge), ma già dall’VIII secolo viene scelto direttamente dai veneziani.

Con il passare dei secoli Venezia ottiene sempre più indipendenza, riconosciuta anche da accordi con imperatori occidentali e bizantini. Alcuni eventi rafforzano l’identità della città. Nel 776 nasce una propria diocesi (cioè un territorio governato da un vescovo), e nell’828 arrivano a Venezia le reliquie di san Marco, portate da Alessandria d’Egitto. Il santo diventa il simbolo della città. A partire dal IX secolo emerge quindi una nuova nobiltà veneziana, composta da famiglie che si dedicano alla costruzione di navi e al grande commercio con l’Oriente, soprattutto con Bisanzio.

È da questa combinazione di mare, commercio e autonomia politica che nasce una delle potenze più straordinarie della storia del Mediterraneo: la Venezia dei mercanti e dei navigatori.


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