6.4 Parola chiave: Papa

È l’alba a Roma. Al centro di tutto c’è una figura vestita di bianco, circondata da cardinali e preti: il Papa. Oggi lo consideriamo il capo della Chiesa cattolica e una guida spirituale per milioni di cristiani nel mondo. Ma non è sempre stato così. Il Papato, cioè l’istituzione che ruota attorno alla figura del vescovo di Roma, ha conquistato il suo potere lentamente, attraverso conflitti, riforme e scontri durissimi con gli imperatori. Nel Basso Medioevo (la seconda metà del Medioevo, tra anno 1000 e 1492) questo potere raggiunse il suo punto più alto. La Chiesa riuscì infatti a liberarsi dal controllo dell’Impero e il Papa divenne il capo della Chiesa cattolica. Ma per capire come si arrivò a questo punto, dobbiamo fare qualche passo indietro.

Dopo la fine della dinastia carolingia, l’Impero di Carlo Magno si era frammentato. Nel 936 il duca di Sassonia Ottone I divenne re di Germania. Nel 951 si fece incoronare anche re d’Italia. Fu un passaggio importante: da quel momento i re tedeschi portarono anche il titolo di re d’Italia, e i destini dei due territori rimasero legati per secoli. Nel 962, a Roma, papa Giovanni XII incoronò Ottone I imperatore.

Nello stesso anno fu emanato il Privilegio di Ottone. L’accordo stabiliva che il Papa mantenesse il controllo sul Patrimonio di San Pietro, i territori governati direttamente dal papa grazie a donazioni ricevute nei secoli, ma in cambio nessun Papa potesse essere eletto senza il consenso dell’imperatore. In pratica, l’imperatore aveva il diritto di approvare o rifiutare l’elezione papale. Per quasi un secolo la dinastia degli Ottoni esercitò questo potere, arrivando perfino a deporre papi sgraditi. L’imperatore, però, non comandava su tutti i territori che un tempo furono di Carlo Magno: ad esempio non aveva autorità sulla Francia, dove governavano i Capetingi.

Il nipote di Ottone I, Ottone III, tentò di riportare l’Impero alla grandezza universale dell’antica Roma. Nel 998 si stabilì a Roma e cercò di farne di nuovo il centro dell’impero. Ma il popolo romano si ribellò e lo costrinse alla fuga. Poco dopo, l’imperatore morì improvvisamente. Il suo sogno finì così.

Tra X e XI secolo la Chiesa attraversò una crisi profonda, tanto che gli storici parlano di “secolo oscuro”.

Tra il IX e il X secolo, molte proprietà ecclesiastiche venivano dilapidate da prelati corrotti o rivendicate da nobili ambiziosi. In alcuni casi, i vescovi vivevano più da signori feudali che da uomini di Dio: controllavano vasti territori, amministravano ricchezze e si preoccupavano più della politica che della fede.

Il clero rurale, invece, aveva ben altri problemi. Spesso i sacerdoti provenivano da classi sociali basse, con scarsa istruzione e poca attenzione alle regole della Chiesa. Alcuni erano sposati (ufficialmente o secondo il diritto consuetudinario), altri si dedicavano ad attività poco spirituali, come il commercio di denaro, il gioco d’azzardo o persino la caccia.

Oltre al controllo esercitato dagli imperatori, si diffuse nella Chiesa la simonia, cioè la compravendita delle cariche ecclesiastiche. In pratica, si pagava per diventare vescovi o abati. Perché queste cariche interessavano così tanto? Perché non erano solo incarichi religiosi: vescovi e abati governavano territori, amministravano ricchezze e avevano potere politico. Per questo i re volevano controllarne la nomina. Il termine tecnico per indicare l’atto con cui si conferiva una carica è investitura. Proprio da qui nacque lo scontro tra papa e imperatore che gli storici chiamano lotta per le investiture.

Un primo tentativo di riforma avvenne con papa Leone IX (1049-1054), che cercò di rendere la Chiesa indipendente dal potere politico. In quegli stessi anni, nel 1054, si verificò lo Scisma d’Oriente, cioè la separazione definitiva tra la Chiesa di Roma e quella di Costantinopoli. Da quel momento esistettero due grandi Chiese cristiane: la chiesa cattolica e la chiesa ortodossa.

Un ulteriore passo fu compiuto nel 1059 da papa Niccolò II, con il Decretum de electione papae, un documento che stabiliva che il Papa dovesse essere eletto dai cardinali-vescovi, escludendo dall’elezione del papa l’imperatore e i nobili romani. Ancora oggi il Papa viene scelto dai cardinali riuniti in conclave.

Lo scontro diretto tra papa e imperatore esplose con papa Gregorio VII (1073-1085). Nel 1075 pubblicò il Dictatus Papae, un documento che affermava il primato assoluto del Papa: solo la Chiesa di Roma era stata fondata da Dio; il Papa era superiore a tutti i vescovi; nessuno poteva giudicarlo; poteva deporre gli imperatori e sciogliere i sudditi dal giuramento di fedeltà ai sovrani ingiusti. In altre parole, il potere spirituale si dichiarava superiore a quello politico.

L’imperatore Enrico IV rifiutò queste affermazioni. Gregorio VII reagì con la scomunica di Enrico IV, cioè l’esclusione dell’imperatore dalla comunità dei fedeli. La scomunica aveva effetti politici enormi: i sudditi non erano più obbligati a obbedire a un re colpito da tale decisione. Temendo di perdere il potere, Enrico IV nel 1077 si recò al castello di Canossa, dove il Papa si trovava ospite della contessa Matilde. Per tre giorni e tre notti, sotto la neve, chiese perdono vestito da penitente. L’episodio passò alla storia come l’umiliazione di Canossa, simbolo della vittoria del Papato sull’Impero.

Lo scontro tra papa e imperatore, però, continuò ancora a lungo. Solo nel 1122 si giunse a una tregua con il Concordato di Worms, firmato da papa Callisto II e dall’imperatore Enrico V. L’accordo stabiliva che l’imperatore rinunciasse all’investitura spirituale dei vescovi, che spettava alla Chiesa, ma mantenesse un ruolo nell’attribuire loro il potere temporale (cioè politico) nei territori tedeschi. In pratica, Papa e imperatore si divisero le competenze.

Il Concordato segnò una tregua, non una pace definitiva. Nei secoli successivi i contrasti tra Papato e potere politico continuarono. Ma una cosa era ormai chiara: il Papa non era più una figura che dipendeva dall’imperatore. Il Papato si era affermato come una delle forze più potenti dell’Europa medievale, capace di agire non solo sul piano spirituale, ma anche su quello politico.


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