3.2 Parola chiave: Musulmani

La parola musulmani indica, nella religione dell’Islam, coloro che si sottomettono a Dio. In arabo muslim significa infatti “colui che si affida e si sottomette”, e deriva dalla parola islām, che vuol dire “sottomissione totale a Dio”. Dopo i cristiani, i musulmani sono oggi la religione più diffusa al mondo, con circa due miliardi di fedeli.

Per capire in cosa credono i musulmani dobbiamo tornare alle origini, nella città di La Mecca, intorno al 570 d.C. Qui nasce Muhammad, che in italiano chiamiamo Maometto. La Mecca è un importante centro commerciale: carovane che arrivano e partono, mercanti che trattano stoffe e spezie, pellegrini che arrivano a visitare la Kaʿba. Attorno alla città di La Mecca c’è un territorio arido, abitato in gran parte da tribù nomadi.

Muhammad cresce in questo ambiente e, come molti membri della sua famiglia, si dedica al commercio. Le fonti raccontano che viaggia in Siria e in Yemen, dove entra in contatto con culture e religioni diverse, tra cui l’ebraismo e il cristianesimo. La sua onestà gli valse la fiducia di Khadīja, una ricca vedova che lo assume per guidare le sue carovane e poi lo sposa. Il matrimonio è felice, nonostante la differenza di età, e Khadīja sarà la sua prima sostenitrice quando la sua vita cambierà radicalmente.

Intorno ai quarant’anni, infatti, durante un ritiro spirituale sul monte Ḥirā, vicino alla Mecca, Muhammad racconta di aver ricevuto la visita dell’arcangelo Gabriele, che lo chiama “Messaggero di Dio”. Secondo la tradizione islamica, da quel momento Muhammad riceve diverse rivelazioni, che verranno raccolte nel Corano, il libro sacro dell’Islam. Il Corano è composto da sure (capitoli) che contengono i versetti che sarebbero stati rivelati a Maometto.

Il messaggio è chiaro: Dio è uno solo. Allāh, ossia Dio, è giusto e misericordioso, indica agli uomini ciò che è bene e ciò che è male e non ammette altre divinità accanto a sé. Questa fede in un unico Dio si chiama monoteismo (dal greco monos, uno solo, e theos, Dio). Il credente deve affidarsi completamente a Lui. Per questo chi accetta questo messaggio è un muslim, un musulmano.

Il Corano parla anche del Giorno del Giudizio, quando ogni persona sarà chiamata a rispondere delle proprie azioni. Muhammad insegna che Dio ha inviato, nel corso della storia, diversi profeti per guidare l’umanità: tra questi Abramo, Mosè e Gesù. Secondo l’Islam, Muhammad è l’ultimo e definitivo profeta. Tra le pratiche introdotte vi è il digiuno durante il mese di ramaḍān, che segue il calendario lunare e quindi cambia ogni anno.

Il messaggio di Muhammad, però, non piace ai potenti mercanti politeisti della Mecca. Essi accettano l’esistenza di Allāh come divinità suprema, ma non vogliono rinunciare al culto delle altre divinità. Temono inoltre che la nuova predicazione metta in pericolo il prestigio religioso ed economico della città. Le tensioni aumentano.

Nel 622 d.C., la situazione diventa insostenibile. Muhammad e i suoi seguaci lasciano La Mecca e si trasferiscono a Yathrib, che prenderà il nome di Medina, cioè “la città del Profeta”. Questo evento si chiama Egira (in arabo Hijra, “migrazione”) e segna l’inizio del calendario islamico.

A Medina Muhammad non è solo guida religiosa, ma anche capo politico della umma, la comunità dei credenti. Ai gruppi non musulmani, come ebrei e cristiani, garantisce la libertà di culto in cambio di fedeltà politica e pagamento di tasse. Si crea così una convivenza tra religioni diverse che non esisteva nell’Europa occidentale, dove era accettato solo il Cristianesimo.

Poco dopo l’arrivo a Medina inizia anche il jihād, parola che significa “impegno” o “sforzo”. Il significato principale è interiore: è lo sforzo che ogni credente compie per migliorare sé stesso e vivere secondo la volontà di Dio. Esiste però anche un jihād esteriore, che può assumere la forma di guerra contro chi ostacola la comunità musulmana, tant’è che oggi, con la parola jihād, intendiamo una sorta di guerra santa. Attraverso conflitti e alleanze, Muhammad riesce progressivamente a unificare gran parte della penisola arabica sotto un’unica religione, quella musulman. Quando Maometto muore, nel 632, le tribù arabe sono ormai unite sotto un’unica fede e una nuova identità religiosa e politica. Nel cuore del deserto è nata una comunità destinata a espandersi rapidamente ben oltre i confini dell’Arabia.


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