Davanti a te si trova una porta di pietra. Sopra l’arco è incisa una frase diventata famosa in tutto il mondo: «Lasciate ogni speranza, voi ch’entrate.» È così che Dante Alighieri immagina l’ingresso dell’Inferno, il luogo in cui vengono punite le anime dei peccatori. Naturalmente questo Inferno non esiste davvero: è una invenzione con cui Dante racconta il destino delle anime dopo la morte. Per i lettori del Medioevo, la Divina Commedia non era soltanto un racconto avventuroso, ma anche un invito a riflettere sulle conseguenze delle proprie azioni e a cambiare vita prima che fosse troppo tardi.

Secondo Dante, l’Inferno è una gigantesca voragine (una cavità enorme) a forma di cono rovesciato. Si trova nei pressi di Gerusalemme, considerata nel Medioevo il centro della Terra abitata, e scende fino al centro del pianeta, dove si trova Lucifero, il diavolo. Lungo le pareti della voragine si susseguono grandi cerchi, ciascuno destinato a un diverso tipo di peccato. Più si scende, più le colpe sono gravi e più le pene diventano severe. Subito dopo la porta si incontra l’Antinferno, dove sono puniti gli ignavi, cioè coloro che durante la vita non ebbero mai il coraggio di scegliere tra il bene e il male. Poco più avanti scorre il primo fiume infernale, l’Acheronte, attraversato da Caronte, uno dei tanti personaggi della mitologia greca che Dante trasforma in custodi dell’Inferno. Oltre il fiume si trova il Limbo, il primo cerchio infernale, dove si trovano i bambini morti senza battesimo e i grandi uomini vissuti prima del cristianesimo, come filosofi e poeti dell’antichità.

Per descrivere l’Inferno, Dante si ispira anche al filosofo greco Aristotele, che distingueva diversi modi di compiere il male. Nei primi cerchi sono puniti coloro che non seppero dominare i propri desideri: i lussuriosi, i golosi, gli avari (cioè chi accumulava ricchezze con eccessivo attaccamento al denaro), i prodighi (chi invece spendeva tutto senza moderarsi), gli iracondi e gli accidiosi (persone dominate dalla pigrizia). A sorvegliare questi luoghi ci sono figure della mitologia classica trasformate in demoni, come Minosse, Cerbero, Pluto e Flegiàs. Più in basso si arriva alla città di Dite, circondata dalle acque della palude dello Stige. Qui comincia il basso Inferno, dove sono rinchiuse le anime colpevoli dei peccati più gravi. Nel sesto cerchio si trovano gli eretici, cioè coloro che seguirono idee considerate contrarie agli insegnamenti della Chiesa.

Ancora più in profondità c’è il settimo cerchio, dedicato ai violenti. Qui scorre il Flegetonte, un fiume di sangue bollente nel quale sono immersi tiranni e assassini. Quindi si raggiunge l’ottavo cerchio, chiamato Malebolge, formato da dieci grandi fosse dove vengono puniti gli ingannatori, cioè coloro che tradirono la fiducia degli altri con l’inganno. L’ultimo cerchio è il più terribile. Qui si trovano i traditori, imprigionati nelle acque ghiacciate del Cocito. Al centro della Terra c’è infine Lucifero, gigantesco e immobilizzato nel ghiaccio. Con le sue tre bocche mastica in eterno quelli che Dante considera i tre più grandi traditori della storia: Giuda Iscariota, che tradì Gesù, e Bruto e Cassio, gli assassini di Giulio Cesare. Per Dante, infatti, l’Impero romano faceva parte del disegno voluto da Dio e il tradimento di Cesare rappresentava un crimine gravissimo.

L’Inferno è senza dubbio la parte più famosa della Divina Commedia, ma il viaggio non termina qui. Dopo aver attraversato il regno dei dannati, Dante sale sul Purgatorio, immaginato come una montagna dove le anime si purificano dai loro peccati, per arrivare infine al Paradiso, la dimora eterna di Dio e dei beati.

L’aldilà immaginato da Dante è costruito con un ordine sorprendente. Inferno, Purgatorio e Paradiso formano un universo nel quale ogni luogo, ogni pena e ogni ricompensa hanno un preciso significato. È anche questo il motivo del successo della Divina Commedia.


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