7.4 Parola chiave: Città

Se l’Alto Medioevo è dominato dalla campagna, con campi coltivati spesso immediatamente fuori dalle mura di un castello o di un villaggio fortificato, il Basso Medioevo (l’epoca della rinascita dei commerci) vede riemergere, invece, la città.

Durante i secoli precedenti, infatti, molte città avevano perso gran parte della loro popolazione. Guerre, malattie e insicurezza avevano reso difficile vivere in città, che erano poco o per nulla difese dagli attacchi esterni. Molte persone avevano quindi preferito spostarsi nelle campagne, sotto la protezione dei signori feudali. Inoltre, senza commerci attivi e senza governi forti, una città rischiava di perdere la sua funzione. A cosa serve una città se non è più un luogo di scambi, di potere e di incontro?

Con il Basso Medioevo, però, la situazione cambia. Le città rinascono. Alcune tornano a popolarsi dopo secoli di crisi, altre nascono completamente nuove lungo le vie dei commerci. Ovunque, la popolazione cittadina comincia lentamente ad aumentare.

La prima immagine che ci viene in mente pensando a una città medievale è quella delle mura. È proprio qui che comincia davvero la città. Una città esiste perché ha dei confini, perché è separata dal mondo delle campagne. La città medievale è prima di tutto uno spazio protetto. Le mura cittadine segnano questo confine. In quasi tutta l’Europa occidentale, con l’eccezione dell’Inghilterra, ogni città possiede le proprie mura. Le mura non servono soltanto a difendere la città da attacchi militari. Hanno anche un significato sociale e politico molto forte: da una parte danno un’identità agli abitanti, che si sentono parte della stessa comunità perché vivono dentro lo stesso spazio protetto, dall’altra parte indicano il potere di chi le ha costruite e controllate, perché chi domina le mura controlla anche la città e il territorio circostante.

Quando la popolazione cresce, le città devono adattarsi. Le mura vengono allora spostate più lontano, inglobando nuovi quartieri. In questo modo la città si allarga insieme all’aumento degli abitanti. A Gand, nell’attuale Belgio, tra il 1150 e il 1300 la città amplia le proprie mura ben cinque volte; Firenze lo fa tre volte.

Costruire nuove mura è però un’impresa enorme e molto costosa. A Reims, nel XIV secolo, la costruzione delle mura cittadine costa tra le 100.000 e le 150.000 lire, una cifra gigantesca per l’epoca. Nonostante il costo, le città non possono rinunciare alle mura, perché sono fondamentali per proteggere la popolazione.

La presenza delle mura influenza anche la vita quotidiana dei cittadini. Gli abitanti devono organizzarsi per sorvegliare torri, cortine (cioè i tratti di muro tra una torre e l’altra) e porte cittadine. Persino il ritmo della giornata dipende dalle mura: le porte si chiudono al calare della notte, separando la città dal mondo esterno.

Eppure, il confine tra città e campagna non è netto. La campagna attorno alla città è spesso controllata dai cittadini più ricchi, che possiedono lì terre e residenze. I contadini entrano ogni giorno per vendere i loro prodotti al mercato. Spesso, anche dentro le mura, si trovano orti, vigneti e piccoli allevamenti. La vera differenza tra città e campagna non è quindi la presenza o l’assenza di agricoltura, ma la concentrazione di persone e attività. In città lo spazio è molto più limitato e quindi molto più prezioso.

A Milano, nel XII secolo, il terreno urbano costa trentasei volte di più rispetto alla campagna circostante. Questo favorisce l’arricchimento di alcune famiglie borghesi, che comprano terreni o edifici per poi rivenderli a un prezzo più alto. Succede in molte città, come Gand, Genova o Pisa.

Una conseguenza evidente dell’aumento della popolazione urbana è l’affollamento. Nelle città medievali, soprattutto nel Mediterraneo, le case vengono costruite una accanto all’altra e spesso crescono in altezza. Non è raro trovare edifici di quattro o cinque piani, come a Parigi, Firenze, Genova o Siena.

Il paesaggio cittadino è dominato da campanili, torri nobiliari e grandi cattedrali, circondate da tantissimi vicoli che si incrociano. Le strade raramente seguono un piano regolare: si diramano piuttosto come i rami di un albero. Vicoli stretti, cortili nascosti e passaggi improvvisi creano un ambiente affascinante, ma difficile da capire per chi arriva da fuori.

Ma la vita urbana presenta anche molti problemi. Lo spazio ristretto e l’alta densità di popolazione rendono difficili le condizioni igieniche. Spesso manca acqua potabile, perché i pozzi possono contaminarsi facilmente. I rifiuti e gli escrementi si accumulano nelle strade e favoriscono la diffusione di infezioni e malattie.

Le autorità cittadine cercano di intervenire con regolamenti sanitari e costruendo ospedali fuori dalle mura per i malati di lebbra (una grave malattia infettiva molto diffusa nel Medioevo). Tuttavia, davanti alla peste che colpirà l’Europa a metà del Trecento, queste misure si riveleranno quasi inutili.

Vivere in città significa anche dipendere dal mercato. Due abitanti su tre devono comprare almeno una parte del loro cibo: pane, vino e ciò che accompagna il pane, come carne, formaggio o verdure. La città diventa quindi un grande sistema di scambi economici.

Dentro le mura convivono persone molto diverse: uomini di Chiesa, studenti, nobili, mercanti, artigiani, contadini e lavoratori poveri. Le differenze sociali sono enormi. I ricchi sono pochissimi, mentre la maggior parte della popolazione vive con risorse limitate.

Il modello dominante è quello del borghese (da “borgo”), cioè del cittadino impegnato negli affari. La città è infatti dominata dalla mentalità mercantile, basata sugli scambi. Molti mestieri funzionano come una vendita: l’artigiano vende la propria abilità, il giurista la propria conoscenza del diritto, il professore la propria cultura, il muratore la propria forza fisica.

Le ricchezze dei mercanti sono spesso instabili. Alcuni riescono a moltiplicare il loro patrimonio in pochi anni; altri falliscono improvvisamente. Le cronache medievali raccontano spesso storie di uomini partiti dal nulla e diventati ricchissimi, ma anche di famiglie importanti che, nel giro di pochi anni, cadono in povertà.

Infine, la vita di città è caratterizzata da un continuo movimento. Molti cittadini devono spostarsi ogni giorno per lavoro. Gli artigiani abitano spesso lontano dalla loro bottega. I lavoratori più poveri si radunano nelle piazze in cerca di un impiego temporaneo. Per molti abitanti delle città medievali, soprattutto i più poveri, la vita è segnata da una continua incertezza economica.


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