Quando senti la parola Arabo, forse immagini città piene di grattacieli, immense distese di petrolio, sceicchi ricchissimi e automobili di lusso che attraversano il deserto. È l’immagine dell’Arabia di oggi. Ma se potessimo viaggiare indietro di quasi millecinquecento anni, il paesaggio sarebbe completamente diverso.

Prima di tutto, chi sono gli Arabi? Gli Arabi sono i popoli originari della penisola arabica, il grande territorio compreso tra il Mar Rosso e il Golfo Persico. Oggi, quando diciamo “Arabia”, pensiamo soprattutto all’Arabia Saudita, ma la penisola comprende anche Yemen, Oman, Emirati Arabi Uniti, Qatar e altri Stati. A unire questi popoli è soprattutto la lingua araba, scritta con un alfabeto particolare, e una cultura comune che affonda le sue radici in un passato molto antico.

Torniamo allora al 610 d.C., un anno destinato a cambiare la storia del mondo. Davanti a noi si apre un territorio immenso, dominato da deserti, montagne e altopiani (ampie regioni elevate ma quasi pianeggianti). Le città sono poche e lontane tra loro, ma lunghe file di cammelli attraversano continuamente il deserto. Sono le carovane, gruppi di mercanti che trasportano merci preziose da una regione all’altra. L’Arabia, infatti, non è affatto una terra isolata: si trova al centro delle grandi rotte commerciali che collegano Africa, Asia e Mediterraneo.

A nord-ovest si estende il potente Impero bizantino, erede della parte orientale dell’Impero romano. A nord-est domina invece l’Impero persiano sasanide, il più grande rivale di Bisanzio. Entrambi possiedono città ricchissime, eserciti numerosi e amministrazioni efficienti. Per decenni, però, combattono guerre durissime soprattutto nelle regioni della Siria e della Mesopotamia (la grande pianura attraversata dai fiumi Tigri ed Eufrate, nell’attuale Iraq). A un certo punto i Persiani conquistano città importanti come Antiochia, Gerusalemme e Alessandria, arrivando fino al Mediterraneo. Poi, dopo il 620, l’imperatore bizantino Eraclio riesce a contrattaccare e a respingerli. Alla fine, nessuno dei due imperi esce davvero vincitore: anni di guerra li hanno profondamente indeboliti.

Nel frattempo, la vita in Arabia segue ritmi completamente diversi. Solo il sud della penisola, soprattutto lo Yemen, gode di un clima abbastanza favorevole da permettere un’agricoltura stabile grazie a complessi sistemi di irrigazione (canali che portano l’acqua ai campi). Qui si coltivano cereali, frutta e spezie, mentre i commerci prosperano. Gran parte del territorio, però, è occupata da deserti e steppe, interrotti soltanto da rare oasi, luoghi dove la presenza di acqua rende possibile la coltivazione e l’insediamento umano.

Gli abitanti parlano diversi dialetti arabi e conducono stili di vita differenti. Alcuni sono nomadi, cioè si spostano continuamente insieme alle loro greggi e ai cammelli alla ricerca di pascoli e sorgenti. Sono i beduini, abituati alla vita nel deserto, ai lunghi viaggi e alla guerra. Altri sono invece sedentari, cioè vivono stabilmente nelle città e nelle oasi. Coltivano palme da dattero e cereali, lavorano come artigiani oppure si dedicano al commercio.

Pur essendo meno numerosi, i beduini esercitano un’enorme influenza. Grazie alla loro abilità militare controllano le vie carovaniere, cioè i percorsi attraversati dai mercanti, e garantiscono oppure ostacolano il passaggio delle merci. In Arabia non esistono ancora un regno unitario né un governo centrale stabile. La società è organizzata in tribù, grandi gruppi di famiglie che si considerano discendenti di uno stesso antenato. Ogni tribù riconosce l’autorità di un capo, il cui prestigio dipende dalla ricchezza, dal coraggio e dalla capacità di difendere il proprio popolo.

Accanto al potere dei capi tribali esiste anche un’importante dimensione religiosa. Prima della nascita dell’Islam, gli Arabi sono in gran parte politeisti, cioè adorano molte divinità diverse. Alcune sono associate alle stelle, altre a pietre, alberi o luoghi considerati sacri. Nella città della Mecca, già allora uno dei principali centri commerciali della regione, sorge la Kaʿba, un santuario a forma di cubo che custodisce la Pietra Nera, venerata come simbolo del legame tra cielo e terra. Per questo motivo la Mecca è già un importante luogo di pellegrinaggio molto prima della nascita dell’Islam.

Nelle regioni di confine, tra la Siria e la Mesopotamia, alcune tribù arabe entrano in stretto contatto con Bizantini e Persiani. Alcuni loro capi diventano alleati dei due grandi imperi, amministrano città-oasi e raccolgono tasse in loro nome. Nascono così piccoli regni arabi che imparano tecniche militari, sistemi di governo e nuove idee religiose dai potenti vicini. Attraverso le rotte commerciali provenienti dallo Yemen arrivano inoltre racconti, conoscenze e credenze provenienti da terre lontane. Nella regione dell’Hijaz, dove sorgono La Mecca e Medina, vivono anche comunità ebraiche e cristiane.

In questo mondo attraversato da mercanti, pellegrini, guerrieri e viaggiatori cresce lentamente anche un forte senso di identità comune. Lo si nota soprattutto nella poesia, molto apprezzata dalle tribù arabe. I poeti iniziano infatti a utilizzare una lingua sempre più raffinata e condivisa, nata dall’incontro dei diversi dialetti parlati nella penisola.

È proprio in questo scenario, fatto di deserti, oasi, commerci, guerre e religioni diverse, che nel 610 d.C. prende avvio una nuova epoca. Secondo la tradizione musulmana, proprio in quell’anno un uomo della Mecca comincia a predicare un messaggio destinato a cambiare il corso della storia. Dal cuore dell’Arabia nascerà infatti l’Islam, una religione che nel giro di pochi decenni si diffonderà in tre continenti.


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