3.3 Parola chiave: Aladdin

“Le notti d’Oriente, fra le spezie e i bazar…”: basta questa musica per immaginare lampade magiche, tappeti volanti, palazzi dorati e mercati affollati. Aladdin è il volto con cui molti, in Occidente, hanno incontrato per la prima volta un Oriente musulmano medievale fatto di colori, mistero e meraviglia. Il film Disney del 1992 racconta la storia di un ragazzo povero che cambia la sua vita grazie a una lampada e a un genio potentissimo. Ma Aladdin non nasce al cinema. La sua storia è molto più antica e ha le radici in una delle opere più celebri della cultura islamica: Le Mille e una notte.

Il racconto di Aladino e la lampada meravigliosa entra nel Settecento nella grande raccolta delle Mille e una notte. Non si tratta di un libro scritto da un solo autore. È piuttosto un insieme di storie di origini diverse (persiane, arabe, indiane) riunite nel corso dei secoli. Dentro questa raccolta troviamo anche altre avventure famosissime, come Ali Baba e i quaranta ladroni e Sinbad il marinaio.

Ma qual è la cornice di queste storie? Il libro si apre con una scena drammatica. Il re Shāhriyār scopre di essere stato tradito dalla moglie. Ferito nell’orgoglio, decide di vendicarsi: ogni notte sposa una giovane donna e all’alba la fa uccidere. Il massacro si ripete giorno dopo giorno. Sembra non esserci via d’uscita.

A interrompere questo ciclo di violenza è Shahrazād, figlia del visir (cioè del principale consigliere del re). Si offre volontariamente in sposa, pur sapendo di rischiare la vita. La prima notte comincia a raccontare una storia. All’alba, però, si ferma sul più bello. Il re, curioso di conoscere il finale, rimanda l’esecuzione. La notte successiva accade lo stesso. E così per molte notti: una storia dentro l’altra, racconti che si intrecciano e restano sospesi. Il titolo, Mille e una notte, suggerisce proprio questa lunga attesa.

Con il tempo, qualcosa cambia. Il re non è più solo un uomo assetato di vendetta. Ascolta, si emoziona, riflette. Shahrazād lo trasforma con la forza delle parole. Non usa armi, ma l’intelligenza. Non combatte, ma racconta. È un’idea potentissima: la cultura può disarmare la violenza.

Questa struttura narrativa (il racconto interrotto con il finale sospeso) è una grande novità letteraria. È lo stesso meccanismo che oggi troviamo nelle serie televisive o nei romanzi a puntate: la storia si ferma nel momento decisivo e ti riempie di curiosità per scoprire il seguito, mantenendo vivo l’interesse.

C’è poi un altro elemento importante. Shahrazād è una figura femminile forte, capace di cambiare un sovrano potentissimo con la sua intelligenza. Molti studiosi hanno visto in questa figura una lontana anticipazione di idee che, secoli dopo, saranno legate al femminismo, cioè al movimento che vuole l’uguaglianza tra donne e uomini.

Delle Mille e una notte, però, sappiamo sorprendentemente poco. Non esiste un autore unico né una data precisa di composizione. I racconti sono nati in epoche e luoghi diversi e sono stati riscritti e ampliati nel tempo. Non rappresentano solo il mondo arabo, ma un’area vastissima che va dall’India alla Persia, dalla Mesopotamia all’Egitto, unita dalla diffusione della cultura islamica.

In Europa queste storie arrivano all’inizio del Settecento grazie al francese Antoine Galland, orientalista (studioso delle culture orientali). Tra il 1704 e il 1717 traduce le Mille e una notte e presenta l’opera alla corte del re francese Luigi XIV. Il successo è enorme. L’Europa scopre un Oriente di fiaba, popolato da califfi (i capi politici e religiosi dell’Islam), visir, geni e mercanti. Nasce una vera e propria moda orientale, chiamata turquerie, cioè passione per tutto ciò che appare “esotico” e orientale.

Quando oggi pensiamo ad Aladdin, dobbiamo ricordare che non stiamo guardando un documento storico preciso sulla società musulmana medievale. Molti elementi sono fantastici e letterari. Eppure, queste storie sono servite a creare un immaginario collettivo, ossia l’immagine che ci viene in mente quando pensiamo all’Oriente. A distanza di secoli, queste storie continuano a farci sognare e, allo stesso tempo, raccontarci qualcosa di profondo sulle culture che le hanno inventate.


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