Hai mai avuto la sensazione che tutto stia crollando intorno a te, ma decidi comunque di non arrenderti? Ecco, questa è una buona immagine per iniziare a capire cos’è stata la Resistenza. Non un esercito ordinato, non un’istituzione con un’uniforme, ma un atto collettivo di ribellione, un “no” gridato da uomini e donne qualunque in un’Italia devastata dalla guerra.

Nel 1943 l’Italia era allo sbando. Le sconfitte militari, la perdita della Libia e poi l’invasione della Sicilia da parte degli Alleati segnarono la fine del regime fascista. Ma, come spesso accade nella storia, il potere non cade mai da solo: a spingerlo giù fu anche la perdita totale di fiducia da parte del popolo, della monarchia, della Chiesa e dei grandi poteri economici. Era il 25 luglio del 1943 quando Mussolini, ormai abbandonato anche dai suoi gerarchi, venne arrestato per ordine del re. Fu la fine ufficiale del suo potere, ma non ancora del fascismo.

Hitler, però, non ci stava a perdere il suo alleato. Così fece liberare Mussolini e lo mise a capo di un nuovo Stato fantoccio: la Repubblica Sociale Italiana, che durò dal settembre 1943 all’aprile 1945. La chiamavano anche Repubblica di Salò, dal nome della cittadina sul lago di Garda dove aveva sede. Ma più che una repubblica, era un puzzle confuso e violento di milizie, istituzioni rivali e nostalgici del fascismo, tutti sotto il controllo diretto della Germania nazista. Mussolini si aggrappava ancora al ruolo di guida, ma era praticamente svuotato di ogni potere. Si formarono, quindi, varie formazioni armate della nuova Repubblica di Salò (Esercito repubblicano, Guardia nazionale repubblicana, Brigate nere, X Mas). Fra chi aderì volontariamente alla Repubblica sociale vi furono vecchi e nuovi fascisti, spinti da ragioni diverse: per semplice patriottismo, per fedeltà personale a Mussolini o per convinzione ideologica. Ma aderirono anche sociale giovani e adolescenti di entrambi i sessi, cresciuti dalla scuola e dalla propaganda fascista. La Repubblica di Salò fu anche il luogo dove il fascismo mostrò il suo volto più fanatico. Riemersero i vecchi miti violenti, come il culto dell’onore, l’esaltazione della violenza, il disprezzo per la borghesia, la promessa di una rivoluzione sociale. Aumentò anche la ferocia con cui fu condotta la persecuzione degli ebrei: oltre 7.000 ebrei italiani furono deportati nei lager nazisti, e solo in 610 fecero ritorno.

Al Sud il re e il governo Badoglio firmavano l’8 settembre 1943 l’armistizio con gli Alleati. Il paese si spaccava: il Nord era occupato dai Nazisti e gestito fintamente dalla Repubblica di Salò, il Sud era in teoria governato dal re ma in pratica occupato dai soldati statunitensi e inglesi.

E proprio in quel caos, fra bombardamenti, occupazione nazista e violenze fasciste, cominciò a emergere qualcosa di nuovo: la Resistenza. Migliaia di uomini e donne – operai, contadini, studenti, ex soldati, sacerdoti – salirono in montagna o agirono nelle città per opporsi al nazifascismo. Non erano solo combattenti: erano staffette, cuoche, infermiere, tipografi clandestini, preti partigiani, suore complici. Era l’inizio della guerra civile italiana, una delle pagine più importanti della nostra storia, in cui si fronteggiarono fascisti e antifascisti. Questa durò due anni.

Nella primavera del 1945 si compì la liberazione. Le truppe alleate e le formazioni partigiane liberarono il Nord Italia. Il 25 aprile fu la data simbolo della fine del fascismo e dell’occupazione tedesca. Tre giorni dopo, il 28 aprile, Benito Mussolini fu catturato e giustiziato dai partigiani. Era la fine definitiva del fascismo.


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