Nell’aprile del 1932 si svolsero le elezioni presidenziali: da un lato Paul von Hindenburg, anziano, baffi dritti, eroe della Grande Guerra, rispettato ma stanco; dall’altro Adolf Hitler, giovane, ambizioso, con lo sguardo infuocato e la voce che infiammava le folle. Nell’aprile del 1932, i due si sfidano alle elezioni presidenziali. Hindenburg, pur riluttante, si ricandida su pressione dei partiti moderati e della SPD. Hitler invece, dopo qualche esitazione, si lancia nella campagna con il sostegno del suo mago della propaganda: Joseph Goebbels. Il risultato? Hindenburg vince, ma Hitler conquista oltre 13 milioni di voti. È una sconfitta, ma suona come un segnale: Hitler ha un popolo dietro di sé.
Nel frattempo, la crisi economica morde sempre più forte e i governi non sanno che pesci prendere. A luglio si torna al voto. Il 31 luglio 1932 la NSDAP (Partito Nazionalsocialista) stravince e diventa primo partito. A Göring va la presidenza del Reichstag, mentre Hitler si sente già pronto a governare. Ma Hindenburg non lo sopporta: lo chiama con disprezzo “il caporale boemo” e gli nega l’incarico. I conservatori provano a offrirgli un ruolo di secondo piano, da vicecancelliere. Ma Hitler non è tipo da accontentarsi.
A novembre si tengono nuove elezioni. La NSDAP cala un po’, perde voti e seggi, ma resta comunque il primo partito. E così, il 30 gennaio 1933, accade l’inimmaginabile: Hindenburg affida a Hitler l’incarico di cancelliere. I nazisti sono una minoranza nel governo, ma controllano i ministeri chiave: Frick agli Interni, Göring con pieni poteri in Prussia (la regione più importante della Germania). È un colpo da maestro.
Il processo che porterà alla dittatura è sorprendentemente veloce. Nemmeno un mese dopo, nella notte del 27 febbraio, un incendio devasta il Reichstag, il parlamento tedesco. L’autore sarebbe forse stato Marinus van der Lubbe, un giovane comunista olandese. Ma per i nazisti è l’occasione perfetta per gridare al complotto. L’indomani, Hitler ottiene dal presidente un decreto d’emergenza: tutte le libertà civili vengono sospese, e il governo ottiene poteri straordinari. La Costituzione di Weimar non viene abolita, ma viene “parcheggiata” – come dire: la mettiamo in un cassetto, non si sa mai servisse di nuovo.
Inizia così una repressione durissima. Gli oppositori vengono arrestati con la scusa della “custodia protettiva” (Schutzhaft). Nessun processo, nessuna accusa: basta un ordine della polizia. Il 22 marzo 1933 apre il primo campo di concentramento a Dachau. I nemici del regime non sono solo comunisti e socialisti, ma anche cattolici del Zentrum, zingari, omosessuali, testimoni di Geova. Tutti quelli che non rientrano nella visione del mondo nazista diventano “asociali”.
Il 23 marzo, Hitler si presenta al parlamento e chiede pieni poteri. Con l’appoggio del Zentrum, che spera in un concordato con la Chiesa, e dei partiti conservatori ormai in ginocchio, la legge passa. Doveva durare quattro anni, ma nel 1943 Hitler la dichiarerà valida per sempre. Il 14 luglio una nuova legge fa il resto: in Germania esiste un solo partito, la NSDAP. Gli altri spariscono. La morte di Hindenburg, nel 1934, segna il passaggio definitivo: le cariche di presidente e cancelliere vengono fuse. Hitler diventa Führer und Reichskanzler, e un plebiscito lo conferma con quasi il 90% dei voti. La dittatura è servita, con tanto di legittimazione popolare.
Resta un ultimo ostacolo: l’esercito. Il 3 febbraio 1933, Hitler incontra i generali. Promette la ricostruzione militare, l’annullamento del trattato di Versailles, la leva obbligatoria.
Ma c’è tensione anche dentro il partito. Le SA, le camicie brune guidate da Röhm, vogliono rivoluzione vera: posti di lavoro, potere, riconoscimenti. Hitler, però, sa di non poterseli più permettere. Le SA parlano troppo, si agitano troppo, e Röhm si crede intoccabile. Così, a fine giugno 1934, Hitler agisce.
La notte del 30 giugno entra in scena: Röhm viene arrestato, le SA vengono decapitate. Inizia la “Notte dei lunghi coltelli”: oltre 200 persone eliminate, non solo delle SA, ma anche oppositori personali come Strasser e Schleicher. Il 13 luglio, Hitler va in parlamento e rivendica tutto: nessun limite al potere.

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