Immagina di essere un contadino del Sud Italia negli anni Ottanta dell’Ottocento. I prezzi agricoli sono crollati a causa dell’arrivo dei grani russi e americani. I mercati che un tempo garantivano il tuo sostentamento sono ora saturi di prodotti più economici. Gli ulivi si ammalano, i vigneti perdono terreno in seguito a una guerra commerciale con la Francia e persino gli agrumi subiscono la concorrenza degli spagnoli. Ti guardi attorno e ti chiedi: “Cosa posso fare?” In questo clima di crisi, accade qualcosa di straordinario: i contadini iniziano a partire. L’emigrazione transoceanica, favorita dalle nuove tecnologie – come le grandi navi a vapore e le ferrovie – apre una via di fuga a chi è stanco di vivere nell’incertezza.
All’inizio, furono i contadini del Nord Italia, in particolare i veneti, a lasciare le proprie terre, diretti verso le campagne del Sud America. Ma ben presto anche il Sud cominciò a muoversi. I meridionali partirono prima per l’Argentina e il Brasile, ma con il tempo si rivolsero sempre più agli Stati Uniti. New York, Filadelfia, Boston diventarono i nuovi orizzonti per milioni di famiglie che speravano in una vita migliore. Tra il 1876 e il 1914, oltre 5 milioni e 400 mila persone lasciarono il Mezzogiorno. La Campania contribuì con 1.475.000 emigranti, seguita dalla Sicilia (1.352.000) e dalla Calabria (879.000). Era un autentico terremoto demografico: interi paesi si svuotavano, con gruppi di famiglie che partivano insieme, guidati da una “catena” di richiami. Chi era già arrivato in America scriveva lettere incoraggianti ai parenti, offrendo contatti e aiuto per iniziare la nuova vita.
Ma quali furono gli effetti di questo esodo? L’emigrazione segnò la fine del dominio incontrastato dei grandi proprietari terrieri. Per la prima volta, i contadini poterono dire: “No, non accetto queste condizioni.” La possibilità di emigrare dava loro una libertà nuova, un’opzione che non avevano mai avuto. Questo fece aumentare i salari per chi rimaneva, portando un primo accenno di equilibrio nel rapporto tra lavoratori e padroni. Anche il ruolo delle donne cambiò. In assenza di mariti e padri, spesso emigrati, le donne si trovarono a gestire da sole i piccoli appezzamenti di terra. Si occuparono di attività che prima erano esclusivamente maschili, assumendosi nuove responsabilità, ma anche nuovi oneri.
Un altro effetto sorprendente dell’emigrazione fu la spinta all’istruzione. Per entrare negli Stati Uniti, saper leggere e scrivere diventava fondamentale. Questo incentivò la nascita di scuole serali e iniziative di alfabetizzazione nelle campagne del Sud. Gli emigranti che tornavano, anche solo temporaneamente, portavano con sé non solo denaro, ma anche nuovi modi di vivere. Cambiarono le abitudini alimentari – meno pane di granone e più carne e vino – e introdussero una maggiore apertura mentale. “Vanno via dei bruti e tornano uomini civili”, dichiarava un osservatore dell’epoca.
Uno degli aspetti più rivoluzionari fu l’enorme afflusso di denaro dalle rimesse. Lettere contenenti vaglia postali trasformarono le economie locali: si calcola che fra il 1902 e il 1925 entrarono in Italia almeno un miliardo di lire l’anno, una cifra incredibile per l’epoca. Nel Mezzogiorno, dove il salario di un bracciante era di tre-quattro lire al giorno, questo flusso di denaro cambiò radicalmente le vite di molte famiglie. Grazie a questi risparmi, i contadini poterono comprare terre, costruire case e accedere a piccoli prestiti bancari, rompendo finalmente il ciclo della povertà.
Ma non tutto fu roseo. L’emigrazione comportò anche un’emorragia di energie vitali. I giovani, gli artigiani, i lavoratori più intraprendenti lasciarono il Sud, impoverendone il tessuto sociale. Interi mestieri tradizionali, come quelli di sarti, calzolai e filatori, si ridussero drasticamente. “Nessuno fila in Merica,” si diceva in Calabria, dove ormai i vecchi telai a mano venivano abbandonati. Le donne, con i soldi delle rimesse, iniziarono a comprare in negozi prodotti che un tempo avrebbero fatto a mano. Le coperte, le calze e gli abiti che prima uscivano dalle mani delle artigiane locali ora arrivavano da lontano, segnando un cambiamento irreversibile.

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