L’Italia era nata, ma era davvero unita? Passarono pochi anni per rivedere di nuovo gli Italiani combattere per la sua unità. In effetti, mancavano Venezia e Roma all’appello.

Nel panorama europeo della seconda metà dell’Ottocento, le tensioni tra grandi potenze come la Prussia e l’Austria crearono occasioni che l’Italia non poteva lasciarsi sfuggire. Nel 1866, il cancelliere prussiano Otto von Bismarck, deciso a consolidare l’egemonia prussiana, strinse un’alleanza strategica con il governo italiano guidato da Alfonso La Marmora. L’Italia, con l’obiettivo di ottenere il Veneto, dichiarò guerra all’Austria il 19 giugno 1866.

La guerra fu breve ma intensa, e per l’Italia segnò una serie di episodi contrastanti. Mentre i volontari garibaldini, animati da uno spirito patriottico, riportavano vittorie come quella di Bezzecca il 21 luglio, le sconfitte a Custoza (24 giugno) e a Lissa (20 luglio) mettevano in luce i limiti dell’esercito regolare e della marina. Celebre rimase la laconica risposta di Garibaldi al governo, che gli ordinava di interrompere l’avanzata nel Trentino: «Obbedisco».

Nonostante le sconfitte, il contesto internazionale giocò a favore dell’Italia. La vittoria prussiana costrinse l’Austria a cedere il Veneto, ma in un gesto di orgoglio l’impero asburgico lo consegnò formalmente a Napoleone III di Francia, che a sua volta lo passò all’Italia. Era una vittoria politica, anche se il costo umano e finanziario di quella guerra gravava sul paese, scatenando polemiche e accentuando le tensioni interne.

Ma l’unità era ancora incompleta: Roma, simbolo spirituale e politico, rimaneva sotto il controllo del Papa. Il momento decisivo arrivò nel 1870, quando la guerra franco-prussiana indebolì la Francia e portò alla caduta di Napoleone III.

Con il sostegno francese al Papa venuto meno, il governo italiano, presieduto da Giovanni Lanza, colse l’occasione per agire. Il 20 settembre 1870, le truppe italiane comandate dal generale Raffaele Cadorna aprirono una breccia nelle mura di Roma presso Porta Pia e presero possesso della città. Il potere temporale della Chiesa era giunto al termine.

La scena era epica: le bandiere tricolore sventolavano dai balconi, mentre la popolazione romana si riversava per le strade. Testimoni come Edmondo De Amicis, presente a Monterotondo con le truppe, raccontarono il momento con toni entusiastici. Con Roma finalmente unita al regno, l’Italia si avviava a diventare una nazione libera e moderna, realizzando il sogno di generazioni di patrioti.


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