Hai mai sentito parlare della Repubblica partenopea del 1799? Di Eleonora Pimentel Fonseca? Non era solo la Francia a diventare una repubblica alla fine del Settecento: l’onda della Rivoluzione si diffuse in tutta Europa, con la penna e con la spada. Con la discesa in Italia di Napoleone nacquero infatti le cosiddette Repubbliche sorelle. Queste Repubbliche nacquero da un preciso disegno politico e militare, guidato dalla Francia rivoluzionaria. L’idea era chiara: esportare i principi della rivoluzione – libertà, uguaglianza, fratellanza – e al tempo stesso garantire l’influenza francese nei territori occupati.
Nel dicembre del 1796, in Emilia e Romagna, nasce la Repubblica Cispadana. Pochi mesi dopo, nel giugno del ’97, tocca alla Repubblica Ligure e alla Repubblica Cisalpina, creata nei territori lombardi. Quest’ultima assorbe subito la Cispadana, mentre Napoleone torna a Parigi nel novembre. Ma il suo disegno prosegue: nel 1798 i francesi entrano a Roma, dopo la morte di un loro generale, e proclamano la Repubblica Romana. Il Papa, Pio VI, viene deposto e portato in esilio, dove morirà l’anno dopo. A gennaio del ’99 nasce anche la Repubblica Partenopea, dopo che le truppe francesi entrano a Napoli.
Se oggi le chiamiamo “Repubbliche giacobine”, è perché i loro avversari usavano quel nome per sottolinearne il presunto radicalismo. Ma in realtà, queste repubbliche erano molto più moderate: alcune Costituzioni furono imposte direttamente da Parigi (come quella cisalpina), altre scritte da intellettuali italiani, come Mario Pagano a Napoli.
A guidarle erano borghesi e nobili “illuminati”, moderati, spesso più vicini agli interessi francesi che ai desideri del popolo. I “giacobini” più radicali venivano usati all’occorrenza, e poi messi da parte. La partecipazione popolare era minima o inesistente, e quando arrivava, era spesso contro le Repubbliche stesse.
Nel 1797, a Verona, scoppiò una rivolta popolare contro i francesi: le Pasque Veronesi. A Napoli, nel 1799, i “lazzaroni” resistettero all’arrivo dei repubblicani. Le masse contadine, soprattutto al Sud, vedevano i nuovi governi come un altro volto della dominazione straniera. Quando il vento cambiò e i francesi cominciarono a perdere terreno, si accesero ovunque fiammate di resistenza: fu la stagione dell’insorgenza popolare.
Nel Regno di Napoli, il cardinale Fabrizio Ruffo approfittò di questa ostilità per creare l’Armata della Santa Fede, un esercito improvvisato di contadini, preti e briganti. In pochi mesi, i sanfedisti riconquistarono Napoli e restituirono il trono ai Borbone. Seguirono terribili repressioni: tra i giustiziati ci furono nomi illustri, come Mario Pagano, Vincenzio Russo, l’ammiraglio Francesco Caracciolo e la giornalista Eleonora de Fonseca Pimentel, una delle prime donne protagoniste della politica italiana.
La Repubblica partenopea durò appena sei mesi, ma lasciò un segno profondo. Lo scrittore Vincenzo Cuoco, nel suo Saggio sulla rivoluzione napoletana, ne denunciò il carattere “passivo”, cioè lontano dai bisogni reali del popolo. Era una rivoluzione fatta senza i contadini, e forse anche contro di loro.

Lascia un commento