22.4 Parola chiave: Terrore

Ti sei mai chiesto che cosa può succedere a una rivoluzione quando la paura prende il sopravvento? Nella Francia del 1793, la rivoluzione non era più solo entusiasmo e ideali: era diventata anche sangue, sospetto, disperazione. Era diventata Terrore. Tutto cominciò con l’esecuzione di Luigi XVI. Le monarchie europee, spaventate dal rischio che l’onda rivoluzionaria contagiasse anche i loro sudditi, dichiararono guerra alla Francia. La prima risposta arrivò il 9 novembre 1792: nella battaglia di Jemappes, l’armata rivoluzionaria vinse, spinta più dall’entusiasmo dei volontari che dalla disciplina militare. Ma la guerra si allargava, e presto la Francia si ritrovò circondata.

Il 24 febbraio 1793, la Convenzione ordinò una leva di trecentomila uomini. Per molti francesi fu uno shock: significava che ogni energia, ogni risorsa, ogni famiglia sarebbe stata risucchiata nel vortice della guerra.

In Vandea e in Normandia, i contadini – stanchi di tasse, disillusi dalla lentezza delle riforme e soprattutto contrari alla leva forzata – insorsero. Non era solo una rivolta: era una vera guerra civile. Il fuoco della controrivoluzione divampò nel cuore della Francia. In Vandea si formarono eserciti improvvisati ma agguerriti, sostenuti da nobili e clero: bande di contadini, artigiani, piccoli borghesi, decisi a difendere la loro terra dalle imposizioni della rivoluzione. Agguati, sabotaggi, assassinii: il sangue scorreva da entrambi i lati, anche se, alla fine, la Francia rivoluzionaria riuscì a reprimere la controrivoluzione.

La Convenzione reagì con decisione: il 6 aprile nacque il Comitato di Salute Pubblica, nove uomini con pieni poteri per salvare la Repubblica, in patria e al fronte. Fu istituito anche un Tribunale Rivoluzionario per giudicare i “sospetti“.
Sospetto: una parola che, in breve, bastava a mandare alla ghigliottina. Mezzo milione di persone finirono in carcere; altre trecentomila agli arresti domiciliari.

Il primo Comitato fu guidato da Danton, uomo pratico e moderato, appoggiato anche dai giacobini. Ma non tutti erano d’accordo: i girondini, la fazione più moderata, si opponevano alle leggi che calmieravano i prezzi e i salari per sostenere i più poveri. Il 2 giugno, Parigi si sollevò. Decine di migliaia di sanculotti, operai e disoccupati, armati di cannoni, circondarono la Convenzione e chiesero l’arresto dei deputati girondini. Era il popolo che rovesciava i propri rappresentanti. Era il Terrore che, lentamente, iniziava a dettare legge.

Intanto la Convenzione lavorava a una nuova Costituzione, la più democratica che la Francia avesse mai avuto: suffragio universale, diritto di insurrezione, limiti alla proprietà privata. Venne approvata con un referendum il 24 giugno, ma restò lettera morta: la Francia era troppo in guerra, troppo in fiamme per pensare a un’applicazione concreta.

A guidare il Terrore salì un nuovo protagonista: Robespierre. Entrato nel Comitato di Salute Pubblica il 27 luglio, ne divenne presto il capo indiscusso. Nell’agosto 1793 prese forma la fase più tragica della Rivoluzione: il Terrore divenne “ordine del giorno“. Leggi eccezionali, processi sommari, ghigliottine a pieno ritmo. Il 17 settembre fu varata la famigerata “Legge sui sospetti“. Bastava poco per finire sui registri della morte. In questo clima di paura, ogni parola, ogni gesto veniva frainteso. “Complotto” diventò la parola che uccideva: bastava un’accusa di cospirazione per essere condannati. Il 30 marzo 1794 venne arrestato Danton, accusato da Saint-Just. Due giorni dopo, anche lui saliva sul patibolo.

L’angoscia, però, cominciava a serpeggiare tra i francesi. Troppa violenza, troppi morti: scienziati, poeti, gente comune. Quando il 4 giugno Robespierre venne eletto presidente della Convenzione, il suo potere era assoluto, ma il suo isolamento pure. Il 26 luglio, Robespierre pronunciò un discorso incendiario: accusava nemici ovunque, senza nominarli. La paura esplose nella Convenzione. Il giorno dopo, Robespierre e i suoi alleati vennero arrestati. E la sera del 28 luglio 1794, Robespierre, Saint-Just, Couthon e diciotto compagni vennero ghigliottinati, tra l’esultanza del popolo. Il giorno seguente altri 106 robespierristi fecero la stessa fine.

La caduta di Robespierre non chiuse la rivoluzione. Aprì una nuova fase: una Francia che cercava di stabilizzarsi, proteggendo i suoi rivoluzionari sopravvissuti e, allo stesso tempo, espandendo la sua influenza in Europa. Il Terrore giacobino fu smantellato: i club chiusi, l’accentramento spezzato. Ma la repressione non finì: esplose anzi un Terrore bianco, soprattutto nel sud, con vendette sanguinose contro giacobini e sanculotti. I tentativi dei popolani di ribellarsi vennero repressi duramente dall’esercito, che per la prima volta marciò contro i quartieri popolari.

Nel frattempo, la Convenzione approvò una nuova Costituzione (1795), molto diversa: censitaria, moderata, pensata per affidare il potere ai “migliori“, cioè ai più ricchi e istruiti.
La Francia aveva paura di nuove dittature e cercava rifugio nella stabilità. Ma il sogno della democrazia universale sembrava già, ancora una volta, rinviato.


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