Hai già sentito parlare di rivoluzione: si è parlato recentemente di quella americana. Anche lì un popolo si ribellava a un re, rivendicando il diritto di decidere da sé il proprio destino. Ora ci spostiamo in Europa, e ci troviamo di fronte a qualcosa di ancora più sconvolgente.
Ma cosa significa, di preciso, rivoluzione? Secondo l’enciclopedia Treccani, è un “mutamento radicale di un ordine statuale e sociale, nei suoi aspetti economici e politici”. Spesso è un processo rapido e violento, in cui un gruppo di persone, sentendosi privato di diritti o risorse, si ribella per cambiare la situazione. Il punto centrale è questo: non si tratta di un semplice aggiustamento, ma di un cambiamento completo.
Se la Rivoluzione americana ha acceso la miccia, è con la Rivoluzione francese che esplode l’incendio: inizia una nuova epoca, quella contemporanea, cioè il periodo storico in cui viviamo ancora oggi. Un’epoca fondata su parole come libertà, uguaglianza, cittadinanza, sovranità popolare, in cui i principi dell’Illuminismo diventano realtà concreta, alla base della Costituzione italiana e dei valori dell’Unione europea.
La Rivoluzione francese fu molto più di una ribellione: non si limitò a proclamare l’indipendenza da un re lontano, ma arrivò a decapitare il re, a sovvertire un’intera società, a riscrivere da capo il significato di potere, popolo e diritti. Da quel momento, il mondo non fu più lo stesso.
Pensa: i concetti di destra e sinistra, la paura dei monarchi europei, l’idea che ogni cittadino possa avere voce nel destino del proprio paese… tutto questo nasce qui. E questa rivoluzione non si fermò ai confini della Francia: travolse l’Europa, sconvolse le corti reali, scatenò guerre, alimentò speranze e timori, sogni e incubi.
Ecco perché, quando sentiamo parlare di “Rivoluzione” con la R maiuscola, pensiamo subito alla Francia del 1789. Le sue conseguenze segnarono i decenni successivi: in meno di un secolo, la sua onda lunga contribuì alla nascita di stati liberali in tutta Europa – e anche oltre.
Ma come cominciò tutto questo? Tutto cominciò a causa di una grave crisi economica. La Francia, sotto il regno di Luigi XVI, si trovava in una situazione disastrosa: il paese aveva speso enormi somme di denaro, circa 20.000 milioni di lire, per sostenere la guerra d’indipendenza americana. Questo, unito a una cattiva gestione delle finanze, portò il regno a spendere ogni anno molto più di quanto incassava. Per rimediare, sarebbe stata necessaria una riforma fiscale, ma i nobili si opposero.
Per poter imporre nuove tasse, i nobili chiesero al re di convocare gli Stati Generali, un’assemblea che non veniva riunita dal 1614! Gli Stati Generali erano composti da tre gruppi chiamati “stati“: il clero, la nobiltà e il Terzo Stato, che rappresentava tutto il resto della popolazione, dai ricchi commercianti ai contadini. È importante ricordare che il Terzo Stato, pur rappresentando la stragrande maggioranza della popolazione francese, non riusciva a far valere le sue idee nell’assemblea. Ogni stato aveva un solo voto, per cui clero e nobiltà potevano facilmente schiacciare il Terzo Stato con un voto 2 a 1.
Capisci perché il Terzo Stato non era d’accordo con tutto ciò? Propose allora un sistema di votazione diverso, in cui ogni membro avrebbe avuto un voto, dando così maggiore rappresentanza al popolo. Questa richiesta era una questione di giustizia per loro: se rappresentavano la maggior parte della popolazione, perché non dovevano avere il peso che gli spettava?
E così iniziò l’organizzazione del Terzo Stato, sostenuta da intellettuali che cominciarono a scrivere pamphlet (brevi libricini) per spiegare la necessità di un cambiamento. Tra questi testi, uno dei più celebri fu “Cos’è il Terzo Stato?”, scritto da Joseph Sieyès, un abate borghese. Sieyès sottolineava come il Terzo Stato, pur essendo la maggioranza, non contasse nulla nella politica e rivendicava il suo diritto a contare “qualcosa”.
Nello stesso periodo, in tutta la Francia, si iniziarono a compilare i “cahiers de doléances”, ossia lunghi elenchi di lamentele in cui le persone esprimevano i loro problemi e le loro richieste al re. Era un modo per far emergere i gravi problemi del paese. Ma Luigi XVI non sembrava affatto interessato ad ascoltare queste voci, e questo suo atteggiamento gli costò la vita.
Nel frattempo, gli Stati Generali si riunivano, ma il Terzo Stato, insoddisfatto del sistema di voto, iniziò a incontrarsi separatamente. Quando il re, il 20 giugno 1789, chiuse a chiave la sala in cui si riuniva il Terzo Stato, i suoi membri decisero di spostarsi in una vicina sala adibita al gioco della Pallacorda, uno sport simile al tennis. Lì, giurarono di restare uniti fino a quando non avrebbero scritto una costituzione per la Francia. Quel giuramento fu il punto di non ritorno: da quel momento, la situazione in Francia iniziò a precipitare.

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