Se dovessimo scegliere una data simbolica per segnare l’inizio dell’era delle ferrovie, quella data sarebbe il 1830. È infatti il 15 settembre di quell’anno che venne inaugurata la linea Liverpool-Manchester, la prima pensata fin dall’inizio per essere percorsa da locomotive a vapore. Il successo fu immediato: nei decenni successivi, gli investimenti in nuove ferrovie si moltiplicarono, tanto che, al momento della Grande Esposizione del 1851, esisteva già una rete nazionale embrionale, con oltre 6.000 miglia di binari.
La nascita della rete ferroviaria cambiò tutto. I costi dei biglietti per i passeggeri crollarono, così come quelli per il trasporto delle merci. E i tempi di viaggio? Letteralmente dimezzati. I treni correvano ben più veloci delle diligenze, rendendo obsoleti gli orari legati al sole. Fu così che nacque l’“orologio ferroviario”: da quel momento, mezzogiorno era lo stesso a Bristol e a Londra, e non più legato al passaggio del sole allo zenit. Una vera rivoluzione nel modo di misurare il tempo.
Questa nuova velocità cambiò la vita quotidiana. I giornali cominciarono a essere distribuiti in tutta la nazione lo stesso giorno, e carne, latte, frutta e verdura potevano finalmente arrivare freschi nei mercati anche se provenivano da zone lontane. Il mondo si accorciava.
La ferrovia fu il simbolo più evidente della liberazione dai limiti dell’energia muscolare. Le vecchie economie si basavano su forza umana, animale o vegetale. Con l’arrivo del vapore, tutto cambiò. E se il trasporto fu il settore più trasformato, anche le altre industrie cominciarono a liberarsi da quei vecchi vincoli.
Il carbone sostituì il legno per produrre calore. Ma soprattutto, grazie alla macchina a vapore, il carbone cominciò a produrre anche energia meccanica. E con il tempo, le macchine divennero così efficienti da non dover più stare vicino a una miniera: serviva meno combustibile per ottenere più potenza, e grazie alle ferrovie, anche il trasporto del carbone costava sempre meno. In poche parole, l’economia inglese non era più organica. Era industriale. E la rivoluzione era compiuta. La ferrovia fu una delle chiavi che aprì questa nuova era.
Potrà sembrare strano, ma il treno non mise fine al regno dei cavalli. Anzi, l’Ottocento fu forse la loro età d’oro. Nonostante il vapore, carrozze e carri trainati da cavalli restarono indispensabili: servivano per raggiungere la stazione, per trasportare le merci da e verso i magazzini, per coprire l’ultimo tratto dove i binari non arrivavano.
Anche la costruzione di canali e strade ferrate aumentò la domanda di cavalli. In molte città, i tram erano trainati da cavalli, e carrozze pubbliche e private affollavano le strade. Si stima che nel 1900, solo a Philadelphia, ci fossero oltre 50.000 cavalli in circolazione.
Insomma, la locomotiva non cancellò la carrozza, almeno per un po’. E non è un caso che la potenza delle nuove macchine si misurasse ancora in “cavalli vapore”.
E non fu solo la terra a cambiare. Anche il trasporto via mare e via fiume fu trasformato dal carbone. Fino al Settecento, le navi mercantili avevano navigato spinte dal vento, e il commercio oceanico era cresciuto proprio grazie all’uso sempre più efficiente delle vele.
Ma con il vapore, le vele furono sostituite da pale ed eliche. A partire dalla metà dell’Ottocento, le navi a vapore iniziarono a solcare gli oceani senza più temere i venti contrari. I tempi di viaggio divennero prevedibili, i costi scesero, e il volume degli scambi aumentò. Finivano così i giorni in cui Londra tremava di freddo, bloccata da navi a vela cariche di carbone che non riuscivano a entrare nel Tamigi per colpa del vento sfavorevole.

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