Nella prima metà del Settecento, il Regno di Napoli tornò a essere indipendente dopo anni di dominio straniero, prima spagnolo e poi austriaco. Il nuovo sovrano, Carlo di Borbone, destinato a diventare Carlo III di Spagna, si dedicò a una politica di modernizzazione del regno, promuovendo riforme amministrative, economiche e culturali.

Nel novembre del 1738 prese avvio una delle imprese più significative del suo regno: le grandi ricerche archeologiche che riportarono alla luce le antiche città romane di Ercolano, Pompei e Stabia, sepolte dall’eruzione del Vesuvio nel 79 d.C. Gli scavi, diretti dagli ingegneri Roque Joaquín de Alcubierre e Karl Jakob Weber, catturarono subito l’attenzione del re, che volle essere informato quotidianamente sulle scoperte e si recò spesso nei siti archeologici per ammirare di persona i reperti. Le ricerche di Ercolano e di Pompei furono le prime campagne di scavo sistematiche della storia. Le straordinarie scoperte ebbero un enorme impatto sulla cultura europea, dando un forte impulso alla diffusione dello stile neoclassico, che trovò la sua piena espressione a Roma.

Questa intensa attività culturale si inserisce nel quadro del dispotismo illuminato, un concetto coniato dal filosofo francese Denis Diderot negli anni ’60 del Settecento. Secondo i philosophes dell’Illuminismo, il monarca ideale era un sovrano forte, ma razionale, capace di promuovere riforme, combattere la censura e favorire il progresso economico e sociale. Quando si parla di dispotismo illuminato, ci si riferisce alle riforme attuate da alcuni monarchi europei del XVIII secolo, tra cui Federico II di Prussia, Caterina II di Russia, Carlo III di Spagna, Maria Teresa d’Austria e suo figlio Giuseppe II. Questi sovrani cercarono di modernizzare i propri stati intervenendo nell’istruzione, nel commercio e nella limitazione del potere del clero.

In Prussia, l’azione di Federico II oscillava tra ideali illuministi e politica di potenza: il re promosse la libertà di stampa e di religione, ma rafforzò anche l’esercito e consolidò un’aristocrazia militare fedele alla monarchia. In Russia, le riforme di Caterina II furono ostacolate dall’arretratezza del paese e dalle resistenze delle classi privilegiate, costringendo la sovrana a mantenere un’organizzazione sociale rigida, mentre in altre parti d’Europa si cercava di superarla.

In Italia, il riformismo illuminato si manifestò soprattutto nel Regno di Napoli, in Lombardia e in Toscana. Nel Ducato di Milano, sotto il dominio austriaco, si introdussero riforme simili a quelle attuate negli altri territori asburgici, come il catasto. In Toscana, sotto il granduca Pietro Leopoldo (figlio di Maria Teresa d’Austria), vennero sperimentate molte delle politiche più innovative dell’assolutismo illuminato. La Toscana fu anche il primo stato ad accogliere le teorie di Cesare Beccaria, autore del celebre trattato “Dei delitti e delle pene”, che condannava la tortura e la pena di morte.

Nel Regno di Napoli, le riforme si concentrarono sulla redazione del catasto, sul potenziamento del commercio e su misure giurisdizionaliste volte a ridurre l’influenza della Chiesa. Nel 1755, venne istituita presso l’Università di Napoli la prima cattedra di economia in Europa, la cattedra di commercio e di meccanica, con corsi tenuti in italiano – e non in latino – dal celebre economista Antonio Genovesi. Carlo di Borbone promosse anche l’istituzione di scuole per la produzione di manufatti artistici, tra cui la Real Fabbrica della Porcellana di Capodimonte.

Intenzionato a trasformare Napoli in una grande capitale europea, Carlo di Borbone ordinò la costruzione di un nuovo teatro d’opera: il Real Teatro di San Carlo, inaugurato nel 1737, giorno dell’onomastico del re. L’anno successivo, commissionò le regge di Portici e Capodimonte: la prima divenne la residenza preferita dei sovrani, mentre la seconda fu destinata a ospitare le opere d’arte farnesiane, trasferite da Parma.

Nel 1751, Carlo decise di edificare una nuova residenza reale a Caserta, che potesse rivaleggiare con Versailles. Affidò il progetto all’architetto Luigi Vanvitelli, a cui fu assegnata anche la progettazione del Fòro Carolino a Napoli (oggi Piazza Dante), costruito a forma di emiciclo.

Opere emblematiche dello spirito illuminato del regno di Carlo furono gli Alberghi dei Poveri di Napoli e Palermo, edifici destinati ad accogliere indigenti, disoccupati e orfani, offrendo loro istruzione e assistenza. La costruzione dell’Albergo dei Poveri di Napoli fu affidata all’architetto Ferdinando Fuga.

Diversamente dagli altri sovrani della dinastia borbonica, Carlo di Borbone ha sempre ricevuto un giudizio positivo dagli storici. Giuseppe Galasso ha definito il suo regno “l’ora più bella” della storia di Napoli, sottolineando il suo ruolo chiave nella modernizzazione del regno.


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