Ancora oggi la grande maggioranza degli abitanti dell’India è di religione induista. Ma in cosa consiste esattamente? A differenza di molte grandi religioni, l’Induismo non ha un unico fondatore. Non esiste un profeta che lo abbia creato in un momento preciso, né un solo libro sacro che raccolga tutti i suoi insegnamenti. Non esiste neppure una Chiesa organizzata con un unico capo che stabilisca ciò in cui tutti devono credere, come avviene nel Cattolicesimo. L’Induismo è quindi un insieme antico e vario di credenze, pratiche religiose, valori e tradizioni, sviluppatosi nel corso di molti secoli in India.
Una delle idee più importanti dell’Induismo è quella del tempo ciclico. Noi siamo abituati a immaginare il tempo come una linea: qualcosa comincia, si sviluppa e prima o poi finisce. Secondo l’induismo, invece, l’esistenza degli esseri viventi segue un ciclo di morti e rinascite. A questa idea sono legati due concetti fondamentali: karman e Saṃsāra. Il karman è l’idea secondo cui le azioni compiute producono conseguenze. Ciò che un essere vivente fa durante la propria esistenza contribuisce quindi a determinare le condizioni delle esistenze successive. Questa idea è strettamente legata al Samsara, cioè il continuo ciclo delle nascite, delle morti e delle rinascite. Dopo la morte, dunque, l’esistenza non termina semplicemente: continua attraverso una nuova nascita, le cui condizioni sono legate anche al karman accumulato in precedenza. E non è detto che si rinasca come esseri umani. La rinascita può avvenire anche in forme animali. La vita umana assume perciò un valore particolare, perché è considerata l’unica occasione per accumulare merito spirituale e cercare infine di liberarsi dal Samsara, interrompendo il continuo ripetersi delle rinascite.
Com’è fatto un tempio induista? Non funziona come una Chiesa, ossia un edificio costruito in modo che i credenti si riuniscano: è soprattutto la casa della divinità. Al suo interno si trova un’immagine sacra, che per il fedele non è una semplice raffigurazione artistica del dio, ma una sua presenza concreta, attraverso la quale la divinità può manifestarsi. Per questo le immagini delle divinità occupano un posto fondamentale nella religione induista. Statue e raffigurazioni sacre si incontrano nei templi, ma anche nelle case, lungo le strade e nei luoghi considerati particolarmente sacri. Chi crede nell’induismo può rivolgersi alla divinità, portare offerte, accendere luci e contemplarne l’immagine. Qualcosa di simile succede nel Cattolicesimo con le immagini dei santi.
I templi sono decorati con sculture e affreschi, soprattutto sulle pareti esterne, e sono centri non solo di preghiera, ma anche di cultura: ospitano insegnamenti religiosi, musica e danza, ma anche venditori di oggetti sacri, pellegrini e mendicanti.
L’Induismo è legato anche a un altro elemento fondamentale della società indiana: il sistema delle caste. Una casta è un gruppo sociale al quale si appartiene per nascita e che tradizionalmente stabilisce molte regole della vita quotidiana: quali lavori svolgere, con chi sposarsi e perfino con chi condividere il cibo. A quelli che spesso vengono chiamati fuoricasta erano tradizionalmente affidati lavori considerati impuri. Questo sistema si intreccia con la concezione del karman e della rinascita: compiere correttamente il proprio dovere poteva contribuire a ottenere una condizione migliore in una vita successiva.
Nella società induista, inoltre, l’autorità familiare era soprattutto maschile e l’autonomia delle donne rimase fortemente limitata per secoli. Una frase indiana esprime con grande chiarezza questo modo di pensare: «Quando è ragazza, dipenda dal padre; dal marito quando è giovane; dai figli alla morte del marito: la donna non sia mai indipendente».

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