Nel 1609, Galileo Galilei venne a conoscenza di un dispositivo ottico olandese che permetteva di vedere da vicino oggetti lontani. Affascinato dall’idea, si dedicò allo studio dell’ottica e costruì il proprio telescopio. Fu il primo a comprendere il potenziale di questo strumento per l’astronomia, cioè lo studio dei corpi celesti e dell’universo, e le sue osservazioni cambiarono per sempre il modo di vedere il cosmo.

Nel gennaio 1610, puntando il telescopio verso il cielo, scoprì quattro satelliti di Giove, che chiamò “stelle medicee”, considerandoli un modello in miniatura del sistema solare. Poco dopo, osservò le fasi di Venere, dimostrando che il pianeta orbitava attorno al Sole e non tra la Luna e il Sole, come sosteneva la teoria tolemaica. Per secoli, il modello accettato dell’universo era quello elaborato dall’astronomo Tolomeo, secondo il quale la Terra era immobile al centro dell’universo, mentre il Sole, la Luna, i pianeti e le stelle ruotavano intorno ad essa. Questa visione, basata sulla filosofia di Aristotele, era sostenuta dalla Chiesa perché sembrava coerente con alcuni passi della Bibbia. Nel XVI secolo, però, l’astronomo polacco Niccolò Copernico propose un’idea rivoluzionaria: il Sole era al centro dell’universo e i pianeti, compresa la Terra, ruotavano attorno ad esso.

Le osservazioni di Galileo confermarono questa teoria. Ad esempio: i satelliti di Giove dimostravano che non tutti i corpi celesti ruotavano intorno alla Terra, come diceva Tolomeo; le fasi di Venere provavano che il pianeta girava intorno al Sole; l’osservazione della Luna mostrava che non era perfetta, come sosteneva Aristotele, ma simile alla Terra, con montagne e valli; la Via Lattea, che sembrava una nube indistinta, era in realtà composta da un numero immenso di stelle; le macchie solari, che Galileo studiò con attenzione, dimostravano che il Sole non era un corpo immutabile e perfetto, come si credeva.  Tutte queste scoperte minavano la visione aristotelico-tolemaica dell’universo. Per difendere le sue idee, Galileo scrisse il Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo, un’opera che metteva a confronto le due teorie, quella tolemaica e quella copernicana. L’opera era brillante e provocatoria, e proprio per questo Galileo si attirò le ire della Chiesa.

Nonostante le sue scoperte, Galileo fu condannato dal Tribunale del Sant’Uffizio e costretto ad abiurare, ovvero rinnegare pubblicamente le sue teorie. Il motivo? Secondo la Chiesa, la Bibbia affermava che la Terra fosse immobile al centro dell’universo e che il Sole ruotasse intorno ad essa. Le idee di Galileo, quindi, vennero considerate contrarie alle Sacre Scritture. All’epoca, non esisteva un concetto di libertà di pensiero e di espressione come lo intendiamo oggi, né si riteneva che la scienza fosse completamente indipendente dalla morale religiosa. Galileo, pur essendo convinto della validità delle sue scoperte, riconosceva l’autorità della Chiesa nelle questioni religiose. Rimase sempre un cattolico e morì nella sua fede.

Oggi può sembrare strano, ma nel XVII secolo quasi tutti gli scienziati erano profondamente religiosi, e nessuno considerava la scienza un’arma contro la fede. Molti credevano che la natura fosse un’opera di Dio e che studiare l’universo significasse comprendere meglio la creazione divina. Un conflitto aperto tra scienza e religione era impensabile: le rare opposizioni derivavano per lo più da errate interpretazioni della natura o della dottrina religiosa. Perfino Isaac Newton, il grande fisico che scoprì la legge di gravitazione universale, riteneva naturale unire le conoscenze scientifiche con la fede religiosa.


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