Una montagna altissima si alza in mezzo all’oceano. Le anime avanzano lentamente verso la cima, fermandosi per liberarsi dei peccati commessi durante la vita. In alto le aspetta il paradiso. È così che Dante Alighieri immagina il purgatorio nella Divina Commedia. Ma Dante non inventò quell’idea: rese solo famosa un’idea che si stava diffondendo nell’Europa medievale.

Hai quindi già incontrato il purgatorio parlando di Dante. Puoi immaginarlo come un luogo dell’aldilà che si trova metà tra inferno e paradiso. Secondo il Cattolicesimo, qui si purificano le anime di chi è destinato al paradiso, ma deve ancora liberarsi dalle conseguenze dei peccati commessi durante la vita. L’idea del purgatorio si affermò durante il Basso Medioevo (gli ultimi secoli dell’età medievale).

Per gli uomini e le donne del Medioevo, il destino dell’anima era una forte preoccupazione. Molti cattolici credevano che le proprie azioni potessero influire sul futuro nell’aldilà. Per questo pregavano, facevano donazioni e si pentivano dei peccati nella speranza di ottenere la salvezza e ridurre le pene da affrontare dopo la morte.

Il problema era che, tra la fine del Medioevo e l’inizio del Cinquecento, la Chiesa non sembrava interessarsi molto della salvezza delle anime. I papi rinascimentali erano guide religiose, ma governavano anche lo Stato della Chiesa, cioè i territori dell’Italia centrale sottoposti direttamente al papa. Per questo si comportavano spesso come gli altri principi italiani: stringevano alleanze, combattevano guerre, proteggevano artisti e cercavano di aumentare il prestigio della propria famiglia e della propria corte.

Sisto IV, per esempio, governò Roma come un signore del Rinascimento e diede il proprio nome alla Cappella Sistina, che sarebbe poi diventata celebre soprattutto per gli affreschi di Michelangelo. Alessandro VI Borgia divenne famoso per i figli, le ambizioni familiari e gli scandali che accompagnarono il suo periodo da papa, in un’epoca in cui l’obbligo del celibato ecclesiastico (il divieto per i sacerdoti di sposarsi) era non sempre rispettato.

Poi arrivò Giulio II, passato alla storia come il “papa guerriero”. Partecipò direttamente alle guerre combattute per rafforzare lo Stato della Chiesa e accompagnò le sue truppe anche in guerra. Allo stesso tempo chiamò a Roma alcuni dei più grandi artisti del Rinascimento, come Bramante, Raffaello e Michelangelo, e avviò la costruzione della nuova Basilica di San Pietro. Dopo di lui divenne papa Leone X, della potente famiglia fiorentina dei Medici. Raffinato, amante dell’arte, delle feste e del lusso, per cui spese tantissimo denaro.

All’inizio del Cinquecento, quindi, il papa aveva sia un potere spirituale sia un potere politico. Sempre più persone accusavano gli uomini di Chiesa di preoccuparsi più del denaro e del potere che della fede. Uno degli strumenti utilizzati dalla Chiesa per raccogliere denaro era quello delle indulgenze. Un’indulgenza era la remissione, totale o parziale, della pena temporale dovuta per peccati già perdonati. Detto in modo più semplice: secondo il Cattolicesimo, la Chiesa poteva ridurre la pena che l’anima doveva scontare in purgatorio per i propri peccati. Potremmo dire che era un modo per “accorciare la fila” del purgatorio.

Le indulgenze, però, non erano nate nel Cinquecento. Durante le Crociate, la Chiesa aveva promesso la remissione dei peccati a chi partiva per combattere in Terrasanta. In seguito, questo veniva concesso anche a chi non poteva partire personalmente ma contribuiva con il proprio denaro. Col tempo le indulgenze vennero collegate a molte altre opere considerate utili alla comunità cristiana e le offerte raccolte potevano servire a finanziare ospedali, ponti, chiese e altre opere pubbliche.

Dietro questo sistema c’era anche un’idea religiosa precisa: i santi, avendo più virtù di quanto servisse per salvarsi, lasciavano in eredità il loro eccesso di bontà
che il papa poteva distribuire ai fedeli cattolici attraverso le indulgenze. Restava però un dubbio al riguardo: fino a dove arrivava il potere del papa? Poteva intervenire soltanto sulle pene dei vivi oppure anche su quelle delle anime che si trovavano già in purgatorio?

Nel 1476, papa Sisto IV riconobbe la possibilità di ottenere indulgenze anche per le anime dei defunti. La novità ebbe conseguenze enormi. Un fedele poteva ora compiere un’opera religiosa o fare un’offerta non soltanto pensando alla propria anima, ma anche a quella di un padre, di una madre o di un altro familiare morto. Sempre più uomini di chiesa predicavano la possibilità di ottenere l’indulgenza donando denaro alla Chiesa, e così aumentarono le donazioni dei fedeli.

All’inizio del Cinquecento, una parte di questo denaro fu destinata anche alla grandiosa ricostruzione della Basilica di San Pietro a Roma. Ma sempre più persone iniziarono a criticare la Chiesa, convinti che stesse dando troppa importanza al denaro. Tra coloro che protestarono c’era un monaco tedesco di nome Martin Lutero, responsabile della più grande divisione della Chiesa cristiana.  


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