Tra Cinquecento e Seicento, l’Europa cristiana è ormai divisa. La Riforma protestante ha spezzato l’unità religiosa dell’Europa occidentale, mentre da est avanza un’altra grande potenza, l’Impero ottomano, musulmano. Così in questi due secoli l’Europa è colpita dalle guerre di religione. Naturalmente, dietro queste guerre ci sono quasi sempre anche motivi politici, ma la religione spingeva spesso i re a combattere con nemici di altre religioni, perché i re di quel tempo pensavano che nel proprio Stato dovesse esistere una sola fede religiosa. Cattolici, luterani e calvinisti non discutono quindi soltanto su come interpretare il Cristianesimo: in alcuni casi arrivano a combattere tra loro.
Il primo grande scontro avviene nei territori tedeschi del Sacro Romano Impero, governato dall’imperatore Carlo V d’Asburgo. Proprio durante il suo regno Martin Lutero diffonde le idee della Riforma. Alla Dieta di Worms del 1521 (un’assemblea dei principi e delle autorità dell’Impero), Carlo V cerca di convincerlo a rinnegare le proprie idee. Lutero rifiuta. L’imperatore reagisce allora con l’Editto di Worms, che vieta gli scritti di Lutero e ordina di distruggerne le opere. Ma ormai è troppo tardi. Tra il 1525 e il 1529 le idee luterane continuano a diffondersi e diversi principi tedeschi scelgono di diventare protestanti. Nel 1529 alcuni di loro protestano contro il tentativo di limitare la Riforma di Lutero e da questa protesta nasce il termine protestanti. La divisione religiosa è ormai diventata anche politica. Carlo V deve affrontare due pericoli: Nei territori tedeschi deve affrontare la Lega di Smalcalda, un’alleanza militare formata da principi protestanti; a est deve invece affrontare l’avanzata dei Turchi ottomani. L’imperatore ottiene alcune vittorie, ma la Germania rimarrà divisa tra Cattolicesimo e Luteranesimo. Nel 1555, con la Pace di Augusta, si arriva infine a un compromesso riassunto nella formula latina cuius regio, eius religio, cioè, in sostanza, “di chi è il territorio, di lui sia la religione”: ogni principe può scegliere tra cattolicesimo e luteranesimo e i suoi sudditi devono seguire la sua scelta.
Nel Mediterraneo si confrontano le potenze cristiane e l’Impero ottomano, la grande potenza musulmana guidata dai Turchi. Nel 1571, presso Lepanto, nell’attuale Grecia, una grande alleanza cattolica affronta la flotta ottomana. A guidare le forze cristiane è Don Giovanni d’Austria, al servizio di Filippo II di Spagna, figlio di Carlo V. La flotta cristiana ottiene una grande vittoria. Lepanto non distrugge la potenza ottomana, che rimane fortissima nel Mediterraneo orientale, ma frena la sua epsnasione. In Europa cattolica la battaglia diventa soprattutto un potente simbolo della vittoria della Cristianità sull’Islam.
Più a nord, anche il mare che separa la Spagna dall’Inghilterra diventa un campo di battaglia. Alla morte della cattolica Maria Tudor, figlia di Enrico VIII, nel 1558 diventa regina la sorellastra Elisabetta I, che rafforza la Chiesa anglicana. La politica di Elisbetta I provoca un duro contrasto con Filippo II di Spagna, uno dei principali difensori del cattolicesimo europeo. Elisabetta sostiene i protestanti dei Paesi Bassi, allora in rivolta contro il dominio spagnolo, e tollera le azioni dei corsari inglesi, veri e propri pirati autorizzati dallo stato, contro le navi spagnole. Filippo II, dall’altra parte, sostiene complotti contro la regina inglese. Lo scontro esplode nel 1588, quando la Spagna tenta di invadere l’Inghilterra con la grande flotta passata alla storia come Invincibile Armada. L’impresa fallisce per la resistenza inglese, per problemi organizzativi e per le difficili condizioni meteorologiche incontrate dalla flotta spagnola. La sconfitta danneggia il prestigio di Filippo II e rafforza l’identità protestante dell’Inghilterra.
In Francia, invece, dal 1562 al 1598 c’è una lunga guerra civile tra cattolici e calvinisti francesi, chiamati ugonotti. Alla divisione religiosa si aggiunge la lotta politica tra grandi famiglie nobiliari, soprattutto i cattolici Guisa e i protestanti Borbone. Il momento più terribile arriva nella notte di San Bartolomeo, tra il 23 e il 24 agosto 1572, quando a Parigi c’è un massacro di migliaia di ugonotti, una delle dimostrazioni più forti del forte odio religioso che c’era nell’Europa del Cinquecento. La situazione cambia quando diventa re Enrico IV di Borbone, originariamente calvinista e poi convertito al cattolicesimo. Nel 1598, con l’Editto di Nantes, il re concede agli ugonotti alcuni diritti e una limitata libertà religiosa. Dopo decenni di sangue, la Francia può finalmente vivere un po’ di pce
Nel Seicento, c’è la guerra di religione più sanguinosa e devastante. Nel 1618, in Boemia, una rivolta dei protestanti contro gli Asburgo cattolici dà inizio alla Guerra dei Trent’anni. La guerra rapidamente coinvolge molti stati europei e si combatte principalmente nei territori tedeschi del Sacro Romano Impero. All’inizio sembra una grande guerra tra cattolici e protestanti. Con il passare degli anni, però, le alleanze cambiano: l’esempio più evidente è quello della Francia cattolica, che decide di allearsi con i protestanti contro i cattolici Asburgo. La guerra termina nel 1648 con la Pace di Westfalia, con cui gli scontri religiosi si fermano e si riconosce ai sudditi di seguire la religione che vogliono. Le guerre, naturalmente, non finiscono nel 1648, ma si chiude un lungo periodo in cui cattolici e protestanti avevano combattuto per imporre o difendere la propria fede. L’Europa rimane divisa in molte confessioni cristiane e i vari paesi accettano la divisione religiosa dell’Europa occidentale.

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