Sai che la parola “Borsa” non indica soltanto quella in cui metti il cellulare, il portafoglio o le chiavi? Con la stessa parola chiamiamo anche un luogo dove si fanno affari e si investe denaro. Oggi esistono grandi Borse a Milano, Londra o New York, dove si possono comprare e vendere perfino dei “pezzi” di un’azienda, chiamati azioni: acquistandone una, in pratica, diventi proprietario di una piccolissima parte di quell’impresa. Ma come siamo arrivati a comprare e vendere pezzi di aziende? Per scoprirlo dobbiamo tornare indietro di alcuni secoli, all’epoca della conquista dell’America. Le origini delle Borse e di questo nuovo modo di fare affari sono infatti strettamente legate a come cambiarono i commerci con i viaggi attraverso l’Oceano Atlantico.
Navi, merci, uomini e denaro cominciarono a spostarsi continuamente tra Europa, Africa e America. Alcuni paesi europei riuscirono a inserirsi con successo in questi commerci a lunga distanza e si arricchirono. Altri, invece, ebbero maggiori difficoltà ad adattarsi alla nuova economia.
Per descrivere sistemi economici di questo tipo, lo storico Fernand Braudel ha utilizzato l’espressione economia-mondo. Non significa ancora che tutto il pianeta formasse un’unica economia. Un’economia-mondo è un grande spazio geografico economicamente collegato, formato da regioni che dipendono le une dalle altre attraverso continui scambi. Al suo interno esistono però zone con funzioni diverse: un centro, dove si concentrano commerci, ricchezze e decisioni, e delle periferie, che forniscono soprattutto materie prime, prodotti e lavoro.
Con l’espansione europea si stava formando proprio un sistema di questo genere intorno all’Atlantico. Europa, Africa e America erano sempre più strettamente collegate, ma non occupavano la stessa posizione. L’Europa costituiva il principale centro economico e commerciale, mentre vaste aree dell’Africa e dell’America venivano inserite nel sistema soprattutto come fonti di risorse e di lavoratori. In pratica era l’Europa a decidere come, cosa e quanto commerciare, sfruttando gli altri due continenti.
A questo punto comparve un problema molto pratico: come gestire una quantità di affari così grande? Per secoli i mercanti europei si erano incontrati soprattutto nelle fiere, grandi mercati organizzati in periodi precisi in determinate città. Tra Cinquecento e Seicento, però, i commerci internazionali aumentarono enormemente e le fiere non bastavano più. Servivano luoghi stabili nei quali mercanti, banchieri e investitori potessero incontrarsi, conoscere i prezzi, ottenere prestiti e fare i loro affari velocemente.
Si svilupparono così le Borse, che divennero fondamentali nella nuova economia. La loro funzione era mettere più facilmente in contatto chi aveva qualcosa da vendere, chi voleva comprare e chi possedeva denaro da investire. Le Borse più importante di quel periodo si trovavano ad Amsterdam, Londra e Parigi.
L’origine stessa della parola Borsa viene collegata di solito alla città di Bruges, oggi in Belgio, importante centro di commerci europei. Ma luoghi simili si diffusero rapidamente. A Venezia i mercanti concludevano affari sotto i portici, a Siviglia si incontravano anche sui gradini della cattedrale, mentre a Londra nacque la Royal Exchange, un edificio destinato appositamente ai commerci.
La novità più importante era che in questi luoghi non si compravano e vendevano soltanto merci. Naturalmente si continuava a commerciare in grano, zucchero, spezie e altri prodotti, ma si vendevano e acquistavano anche titoli di aziende, assicurazioni sulle navi, etc. Il denaro, insomma, non serviva più soltanto per acquistare qualcosa da utilizzare o rivendere: poteva essere investito, cioè usato con l’obiettivo di ottenere in futuro una somma maggiore, per esempio guadagnando dall’aumento di valore dei titoli acquistati. Un po’ come fa la gente oggi cercando di guadagnare dai bitcoin!
Questo sistema era strettamente collegato anche alle piantagioni americane. Creare una grande piantagione richiedeva moltissimo denaro e spesso erano proprio i mercanti europei ad anticipare il denaro necessario. In cambio ricevevano una parte dei futuri guadagni. Questo dimostra come, in questa nuova economia-mondo, il denaro poteva essere investito molto lontano dal luogo in cui viveva chi lo possedeva. Un mercante europeo poteva finanziare un’attività in America o comprare prodotti provenienti dall’Africa e poi vendere il risultato sui mercati europei.
Questa economia sempre più fondata sugli investimenti e sulla circolazione del denaro su più continenti si chiama capitalismo, proprio dalla libera circolazione dei capitali, ossia del denaro. È il sistema economico che esiste ancora oggi e in cui viviamo, che permette, rispetto all’economia medievale, di organizzare commerci sempre più vasti e di accumulare enormi ricchezze. Allo stesso tempo, però, la ricchezza di alcuni poteva basarsi sullo sfruttamento e sulla povertà di molti altri, come nel caso della schiavitù degli Africani.
Un’altra novità di questa economia capitalistica fu la nascita delle società per azioni, imprese nelle quali il capitale dell’azienda viene diviso in tante parti, chiamate azioni. Più investitori possono acquistare queste quote e diventare proprietari di una piccola parte dell’azienda. Se gli affari vanno bene, guadagnano; se vanno male, condividono le perdite. In questo modo è possibile raccogliere quantità di denaro enormi e finanziare imprese che un singolo mercante del Medioevo non sarebbe stato in grado di sostenere.
Uno degli esempi più importanti di queste società fu la Compagnia olandese delle Indie Orientali, fondata all’inizio del Seicento per commerciare con l’Asia. La compagnia ricevette dallo Stato olandese il monopolio, cioè il diritto esclusivo di svolgere determinati commerci olandesi in quelle regioni. Ma non era soltanto un’azienda come quelle che conosciamo oggi. Poteva controllare territori, costruire fortificazioni e mantenere proprie forze armate. Potere economico e potere politico finivano così per intrecciarsi.

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