Immagina una piccola nave in mezzo all’oceano. Nessuna costa all’orizzonte, nessun porto in cui rifugiarsi. Solo mare. Per giorni, forse per settimane. Nel Quattrocento sempre più marinai europei cominciarono ad affrontare viaggi di questo tipo. Erano i navigatori, uomini capaci di spingersi lungo i percorsi sconosciuti degli Oceani. I loro viaggi avrebbero collegato stabilmente luoghi lontanissimi e avrebbero contribuito ad aprire una nuova epoca: la storia moderna.

Nel Medioevo si navigava soprattutto in modo diverso. Le navi navigavano vicino alle coste e i marinai usavano i portolani, carte nautiche molto dettagliate che indicavano coste, porti e punti di riferimento utili a navigare. Le navi medievali, inoltre, non erano adatte a navigare nell’Oceano Atlantico.

Nel corso del Quattrocento, però, qualcosa cambiò. La conquista di Costantinopoli da parte degli Turchi ottomani cambiarono la storia dei commerci tra Europa e Oriente. Prodotti asiatici come le spezie arrivavano in Europa attraverso lunghi viaggi e potevano avere prezzi molto alti. Pepe, cannella e altre spezie erano preziosi perché servivano soprattutto a insaporire gli alimenti. Gli stati che erano affacciati sull’Oceano Atlantico, quindi nell’Europa dell’ovest, iniziarono a cercare nuove strade per arrivare in Asia.

Il primo paese a provare ciò fu il Portogallo. Nuove tecniche di navigazione e nuovi tipi di navi permisero ai marinai di affrontare viaggi più lunghi. Tra queste navi c’era la caravella, che era più piccola di altre navi ed era più facile da manovrare e, quindi, più adatta a navigare nell’Oceano Atlantico. Ebbe un ruolo importante in tutto questo il principe portoghese Enrico il Navigatore, che sostenne e organizzò invece numerose spedizioni via mare. Le prime grandi aree colonizzate dai Portoghesi nell’Atlantico furono Madeira e le Azzorre, isole fino ad allora disabitate sulle quali arrivarono nuovi abitanti provenienti dal Portogallo. Madeira divenne un importante centro per la produzione dello zucchero, coltivato in grandi piantagioni, mentre nelle Azzorre acquistarono importanza l’agricoltura, l’allevamento e il commercio di prodotti come grano e latticini.

Diversa fu la situazione nelle isole Canarie. Qui vivevano già popolazioni chiamate Guanci, che opposero una forte resistenza ai conquistatori europei. Per decenni Portogallo e Castiglia si contesero il controllo delle Canarie. La rivalità terminò nel 1479 con il Trattato di Alcáçovas (un accordo tra i due regni): le Canarie andarono alla Castiglia, mentre il Portogallo ebbe Madeira, Azzorre e Capo Verde.

Ma insieme alle esplorazioni e ai commerci cominciò a svilupparsi anche un fenomeno destinato ad avere conseguenze terribili: la schiavitù degli Africani. Nelle Canarie e soprattutto lungo le coste africane, gli Europei iniziarono a catturare o acquistare uomini per trasportarli e venderli come schiavi. Uno dei primi grandi centri di questo commercio fu Lagos, in Portogallo. La schiavitù veniva giustificata anche attraverso motivazioni religiose, come la conversione dei non cristiani, ma aveva soprattutto una fortissima motivazione economica: gli uomini ridotti in schiavitù erano diventati una merce da cui ricavare denaro. Era l’inizio di un sistema che sarebbe cresciuto enormemente nel tempo.

Intanto i navigatori portoghesi continuavano a viaggiare verso sud, lungo le coste dell’Africa. Nel 1488 Bartolomeo Diaz riuscì a superare il Capo di Buona Speranza, la punta meridionale dell’Africa, nell’attuale Sudafrica.

Qualche anno dopo, Vasco da Gama percorse quella strada fino in fondo. Il suo primo viaggio verso l’India, compiuto tra il 1497 e il 1499, segnò una svolta nella storia dei commerci tra Europa e Asia. Da Gama seguì la strada iniziata da Diaz, scegliendo però di viaggiare nel grande spazio aperto dell’Oceano Atlantico, e non vicino alle coste, sfruttando venti e correnti favorevoli. Dopo aver superato il Capo di Buona Speranza, la spedizione di Vasco da Gama risalì le coste orientali dell’Africa. Qui i Portoghesi incontrarono un mondo molto diverso da quello che si aspettavano: nelle città musulmane del Mozambico, mercanti vestiti di lino e seta commerciavano oro, spezie e gioielli.

Il viaggio proseguì attraverso l’Oceano Indiano. Il 20 maggio 1498, Vasco da Gama raggiunse Calicut, l’attuale Kozhikode, sulla costa occidentale dell’India. La città era uno dei grandi centri commerciali dell’Oceano Indiano: nei suoi mercati arrivavano mercanti provenienti da regioni diverse e circolavano prodotti preziosi, soprattutto spezie come il pepe e la cannella.

I Portoghesi, però, ebbero difficoltà a capire cosa avevano davanti a loro: ad esempio scambiarono templi indù per chiese cristiane e confusero la raffigurazione di Krishna con Devaki con quella della Madonna con Gesù Bambino. A Calicut, inoltre, i rapporti non furono semplici. I mercanti musulmani presenti nella città vedevano nei Portoghesi dei nuovi concorrenti per il controllo dei commerci. Nonostante le difficoltà, Vasco da Gama riuscì a tornare in Portogallo con un carico di pepe e altre merci asiatiche. Quando raggiunse Lisbona, nel settembre del 1499, fu accolto come un eroe. I Portoghesi avevano dimostrato che era possibile raggiungere direttamente l’Oceano Indiano passando intorno all’Africa.


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