Magonza, metà del Quattrocento. In una bottega, minuscoli pezzi di metallo sono disposti uno accanto all’altro. Ognuno porta una lettera in rilievo. Vengono stretti insieme, coperti d’inchiostro e premuti contro un foglio. Poi tutto ricomincia. Le lettere vengono separate, spostate e utilizzate per comporre una nuova pagina. Sta nascendo un modo completamente nuovo di produrre libri: la stampa a caratteri mobili.
Al centro di questa innovazione c’è Johann Gutenberg, un artigiano tedesco di Magonza. Di lui sappiamo relativamente poco. Apparteneva alla corporazione degli orafi, cioè a un’associazione che riuniva e regolava il lavoro degli artigiani dello stesso mestiere. Gutenberg cominciò a Strasburgo alcuni esperimenti sulla fusione dei caratteri e perfezionò poi la tecnica a Magonza, dove intorno al 1450 avviò la sua attività di stampatore.
La sua grande innovazione fu la stampa a caratteri mobili in metallo. I caratteri erano piccoli blocchi, ciascuno dei quali portava in rilievo una lettera, un numero o un segno. Potevano essere accostati per formare parole, righe e pagine intere. Terminata la stampa, venivano separati e riutilizzati per comporre altri testi. Il libro più celebre legato all’impresa di Gutenberg fu una Bibbia in latino, realizzata intorno alla metà degli anni Cinquanta del Quattrocento dopo un lavoro lunghissimo.
La stampa, però, non nacque dal nulla. Tecniche per produrre la carta e stampare testi erano state sviluppate in Asia molti secoli prima. In Europa, però, la stampa trovò una società nella quale esisteva una domanda crescente di libri. C’erano università, mercanti, corti, funzionari, studiosi e un pubblico alfabetizzato sempre più ampio. Per questo la nuova tecnologia si diffuse con una velocità straordinaria. Tra coloro che ne compresero meglio le possibilità ci furono gli umanisti. Per loro la stampa era uno strumento formidabile: permetteva di moltiplicare i testi, confrontarli e far viaggiare le idee.
Il libro permise la diffusione delle nuove scoperte in campo scientifico da parte degli studiosi rinascimentali. La nuova cultura rinascimentale, infatti, riguardò anche lo studio della natura e del corpo umano. Gli antichi rimanevano maestri, ma non erano considerati infallibili.
Uno dei campi in cui questo cambiamento apparve con maggiore evidenza fu lo studio del corpo umano. Nelle università medievali l’insegnamento dell’anatomia (lo studio della struttura del corpo) era fortemente legato ai libri. Il professore leggeva e commentava le opere del medico greco Galeno, mentre un operatore manuale, spesso un barbiere-chirurgo, eseguiva materialmente la dissezione, cioè l’apertura di un cadavere per osservarne gli organi e comprenderne la struttura. Nel 1543 l’anatomista Andrea Vesalio contribuì a cambiare tutto questo. Al centro dell’indagine venne posto direttamente il corpo umano. Il professore osservava, mostrava e confrontava ciò che vedeva con quello che gli autori antichi avevano scritto. Se il corpo mostrava qualcosa di diverso dal libro, anche il più venerato degli antichi poteva essersi sbagliato. Era un cambiamento enorme: il libro rimaneva importante, ma l’esperienza poteva correggerlo.
Qualcosa di simile stava accadendo anche nello studio della Terra e del cielo. Gli europei continuavano a rivolgersi agli antichi e la riscoperta dell’opera dello scienziato greco Claudio Tolomeo Geografia ebbe un’enorme diffusione. Le sue informazioni vennero utilizzate per costruire carte e rappresentazioni del mondo conosciuto. Ma le conoscenze ereditate dal passato potevano ormai essere confrontate con nuove osservazioni e nuovi calcoli.
Lo dimostrò soprattutto l’astronomo e matematico polacco Niccolò Copernico (1473-1543). Studiando il movimento dei pianeti, elaborò un modello nel quale la Terra non occupava più il centro del sistema planetario: al centro si trovava il Sole. Era la teoria eliocentrica, dal greco hélios, “Sole”. Si opponeva al modello geocentrico, cioè basato sull’idea che la Terra fosse immobile al centro del cosmo. La sua opera, chiamata “Sulle rivoluzioni delle sfere celesti”, uscì nel 1543, l’anno della sua morte.
Con il tempo, essere copernicani divenne pericoloso, perché questa teoria contraddiceva ciò che era detto nella Bibbia, secondo la quale era il sole a muoversi intorno alla Terra. Lo avrebbero sperimentato, in modi e circostanze differenti, Giordano Bruno e soprattutto Galileo Galilei, entrambi perseguitati dalla Chiesa per le loro idee.
La stampa ma permise alle nuove scoperte del Rinascimento di viaggiare più velocemente e più lontano. Libri e scoperte potevano essere riprodotti, letti, confrontati e discussi da un numero crescente di persone. E quando le idee cominciano a circolare, anche il modo di guardare il mondo può cambiare.

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