12.5 Parola chiave: Peste

Il mondo medievale che racconta Dante sembra finire bruscamente nella metà del 1300, quando in Italia arriva la peste. La peste è una grave malattia infettiva provocata da un batterio, che in passato si diffuse soprattutto attraverso le pulci trasportate dai topi. Oggi sappiamo come si trasmette e come curarla con gli antibiotici, ma nel Medioevo nessuno conosceva l’esistenza dei batteri. Per questo motivo gli uomini del tempo non riuscivano a capire quale fosse la causa della malattia né come fermarla.

Quando nel 2020 il mondo è stato colpito dalla pandemia di Covid-19, molti hanno paragonato quell’esperienza alla peste medievale. In realtà, la peste era conosciuta già da molti secoli. Se non abbiamo prove certe della presenza della peste nell’antichità, nel 541, sotto Giustiniano, dall’Egitto la peste bubbonica raggiunse i porti dell’Impero romano d’Oriente. L’ondata di peste che causò il maggior numero di morti nell’Alto Medioevo colpì l’Italia intorno al 750. Poco dopo la peste scomparve, per poi tornare in Europa dopo 600 anni.

La peste nera nacque probabilmente nell’Asia centrale, nei territori dell’Impero mongolo. Nel 1347 raggiunse Caffa, una città affacciata sul Mar Nero. Da lì alcune navi di mercanti genovesi partirono verso il Mediterraneo trasportando, senza saperlo, topi, pulci e marinai già contagiati. Il primo porto italiano colpito fu Messina, in Sicilia. Da quel momento la peste si diffuse rapidamente lungo le rotte commerciali, raggiungendo quasi tutte le città europee. Nel giro di circa tre anni, tra il 1347 e il 1351, arrivò perfino in Scozia e in Scandinavia. Il 1348 rimane però l’anno simbolo della catastrofe, perché fu quello in cui si registrò il maggior numero di vittime nelle regioni più popolose d’Europa.

A Firenze, proprio in quei mesi, Giovanni Boccaccio osservò gli effetti della peste e li descrisse nella sua opera più famosa, il Decameron. L’Italia fu il primo territorio dell’Europa occidentale a essere travolto dall’epidemia. Nessuno aveva esperienza di una malattia tanto devastante e le città portuali furono colpite all’improvviso. Solo nei mesi successivi gli altri Paesi europei poterono cercare di organizzare i primi tentativi di difesa.

La paura trasformò profondamente anche il comportamento delle persone. Molti sentirono il bisogno di trovare un responsabile della diffusione della peste. Le accuse si concentrarono soprattutto contro gli ebrei, accusati ingiustamente di avere avvelenato i pozzi. In molte città europee ci furono massacri di migliaia di ebrei, mentre molti altri furono costretti a fuggire.

Accanto alla paura nacquero però anche i primi tentativi di ridurre la diffusione della malattia. I governi vietarono l’ingresso nelle città alle persone sospettate di essere malate, organizzarono controlli nei porti e sulle navi provenienti dalle zone contagiate e nominarono funzionari incaricati di occuparsi della salute pubblica. Questi sorvegliavano gli ospedali, controllavano il lavoro di medici e becchini e vigilavano sulle sepolture. Si trattava di misure ancora molto semplici e spesso poco efficaci, ma rappresentavano i primi tentativi di limitare la diffusione dell’epidemia. Nel 1377, nella città di Ragusa (l’attuale Dubrovnik, in Croazia), fu introdotta per la prima volta in modo sistematico la quarantena, cioè l’isolamento per un determinato periodo dei viaggiatori provenienti dalle zone colpite dalla peste.

Le conseguenze della peste furono enormi. Oltre a provocare milioni di morti, l’epidemia cambiò profondamente l’economia e la società europea. L’improvviso crollo della popolazione lasciò molte terre senza contadini e molte botteghe senza artigiani. Chi era sopravvissuto poteva trovare lavoro più facilmente e, in molti casi, ottenere stipendi più alti. Le eredità dei defunti passarono ai parenti superstiti e si verificò una delle più grandi redistribuzioni della ricchezza della storia europea: la stessa quantità di beni veniva ormai divisa tra molte meno persone.

La peste nera arrivò in un’Europa già colpita dall’abbassamento delle temperature, dalle carestie, e da guerre, come la Guerra dei Cent’anni tra Francia e Inghilterra.  Il XIV secolo segnò l’inizio di una lunga stagione di crisi. Lo storico olandese Johan Huizinga definì questo periodo “l’autunno del Medioevo”, cioè il lento tramonto di quella fase di crescita che c’era stata nei secoli precedenti. La peste lasciò infine un segno profondo anche nel modo di pensare degli europei. La morte sembrava sempre vicina e molti vivevano con la sensazione che potesse arrivare da un momento all’altro. Si diffuse così il motto latino memento mori, che significa “ricordati che devi morire”, un invito a ricordare quanto la vita fosse fragile e incerta.


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