Immagina di arrivare a Kyoto nel 1185. Davanti a te non ci sono mura possenti come quelle di tante città medievali europee. La città sembra quasi confondersi con la campagna. Più a nord si trova il palazzo dell’imperatore.
La città che oggi chiamiamo Kyoto era stata fondata nel 794 per diventare la nuova capitale dell’Impero giapponese. La sua posizione non era stata scelta a caso. Secondo credenze arrivate dalla Cina, montagne, fiumi e punti cardinali potevano influire sulla fortuna di un luogo. Il vicino monte Hiei, a nordest, aveva così anche una funzione simbolica di protezione della capitale.
Kyoto era stata progettata come una città perfettamente ordinata. Vista dall’alto, avrebbe ricordato una gigantesca scacchiera: grandi viali si incrociavano ad angolo retto, formando una rete regolare di quartieri. Il palazzo imperiale occupava la parte settentrionale e da una delle sue porte partiva un larghissimo viale diretto verso sud, che divideva idealmente la città in due grandi metà, orientale e occidentale. I principali viali che correvano da est a ovest erano numerati da uno a nove e l’intera capitale era suddivisa in 76 quartieri.
Quell’ordine aveva anche una funzione pratica. Le costruzioni erano in gran parte di legno e il fuoco rappresentava uno dei pericoli più terribili. I grandi viali creavano spazi vuoti tra gli edifici e potevano quindi rallentare la diffusione delle fiamme. La città di Kyoto aveva inoltre un significato religioso, perché la sua pianta regolare si ispirava forse al Buddhismo.
Kyoto non possedeva una cinta di fortificazioni capace di separarla nettamente dalla campagna: la città sfumava poco alla volta nel paesaggio circostante. Camminando per le sue strade avresti incontrato numerosi canali, utili per rinfrescare la città e soprattutto preziosi quando scoppiava un incendio. Da essi partivano piccoli corsi d’acqua che attraversavano i quartieri e passavano accanto ai grandi palazzi dei nobili. Lungo i viali crescevano alberi, e particolarmente famosi erano i salici del grande vialone centrale.
Bastava però osservare le abitazioni per capire che non tutti vivevano allo stesso modo. La gente comune abitava soprattutto nelle “case lunghe”, edifici con un’unica facciata e un unico tetto, ma suddivisi all’interno in numerosi piccoli alloggi. Dietro si trovavano minuscoli giardini, spesso utilizzati come orti. Le case dei grandi nobili erano invece molto più ampie e si trovavano soprattutto vicino al palazzo imperiale, tra il primo e il terzo grande viale. Da lontano se ne potevano riconoscere le grandi porte.
Vicino al palazzo sorgeva l’università imperiale, accanto agli edifici dell’amministrazione e ai granai. Intorno al settimo viale si trovavano alcune piazze di mercato, mentre gran parte delle attività commerciali si concentrava tra il quarto e il settimo viale.
Nelle piazze, davanti alla folla, chi aveva commesso infrazioni meno gravi poteva essere punito con bastonate. Le condanne a morte, invece, venivano generalmente eseguite sulle rive del fiume Kamo, mentre le prigioni si trovavano vicino al palazzo.
E proprio il palazzo imperiale era il centro della capitale. Era protetto da mura di legno e terra con quattordici porte, utilizzate anche come posti di guardia. Nobili e militari erano chiamati a sorvegliarle a turno. Dietro quelle mura non si trovava soltanto la casa dell’imperatore, ma cortili, uffici governativi, edifici destinati alle cerimonie dello shintoismo (l’antica tradizione religiosa giapponese legata ai kami, le presenze divine della natura e degli antenati) e sale utilizzate per i riti buddhisti e per accogliere i nobili provenienti dalle province.
Nel cuore di questo complesso si trovavano gli appartamenti dell’imperatore e quelli della sua famiglia, delle concubine e delle dame di compagnia. C’erano poi sale per i ricevimenti, archivi, tesori, depositi di armi e ambienti destinati ai medici, agli astrologi e ai servitori. All’ingresso della sala principale crescevano persino un arancio e un ciliegio.

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