Cappuccio verde, arco lungo, una banda di compagni fedeli e una missione precisa: a cosa ti fa pensare tutto questo? A un personaggio ben preciso, Robin Hood. Uno dei più famosi del Medioevo, anche se, molto probabilmente, non è mai esistito davvero.

Quando sentiamo il nome Robin Hood pensiamo subito a un fuorilegge, cioè a una persona viene ricercata dalle autorità perché ha compiuto azioni contro la legge. Ma Robin Hood è un fuorilegge particolare: non combatte per arricchirsi, bensì per difendere i più deboli contro un potere ritenuto ingiusto. Per questo è diventato il simbolo del ribelle che sfida il re e i suoi aiutanti in nome della giustizia.

La sua figura nacque tra il XIII e il XV secolo, proprio mentre l’Inghilterra stava cambiando. In quegli anni i re cercavano di rafforzare il proprio potere, limitando quello dei grandi nobili. Anche la letteratura iniziò a raccontare questo cambimento. Accanto agli eroi tradizionali, come Carlo Magno e re Artù, comparvero personaggi che criticavano il potere dei re e combattevano contro le ingiustizie.

Robin Hood compare nelle fonti inglesi già nel XIII secolo, ma la sua leggenda si diffuse soprattutto alla fine del XIV secolo. Nelle antiche ballate inglesi è il capo di una compagnia che vive nella foresta di Sherwood, nel Nottinghamshire. Al suo fianco ci sono il gigantesco Little John, il burbero frate Tuck e, nelle versioni più recenti della leggenda, anche Lady Marian, personaggio aggiunto nel 1800.

Il grande avversario di Robin Hood è lo sceriffo di Nottingham, il rappresentante del re nella contea. Nelle storie, lo sceriffo è un personaggio arrogante e che opprime i più deboli, mentre Robin Hood difende i contadini, i poveri e chi subisce le ingiustizie. La sua arma è l’arco lungo, simbolo dell’arciere libero che combatte a piedi nella foresta. È un’immagine molto diversa da quella del cavaliere medievale, armato di spada e lancia e protetto dalla pesante armatura.

Come molti eroi medievali, anche Robin Hood è una figura piena di contrasti. È un bandito, ma combatte per una causa che considera giusta. Vive fuori dalla legge, ma difende chi è vittima delle ingiustizie. La tradizione gli attribuisce il celebre motto di rubare ai ricchi per dare ai poveri.

La popolarità di Robin Hood diminuì con la fine del Medioevo, ma nell’Ottocento conobbe una vera e propria seconda vita. Lo scrittore scozzese Walter Scott, nel romanzo Ivanhoe (1819), ambientato nell’Inghilterra della fine del XII secolo, inserisce tra i personaggi Robin Hood, con il nome di Locksley, che aiuta i Sassoni oppressi dai conquistatori Normanni e sostiene il re Riccardo Cuor di Leone contro il fratello Giovanni, che ha occupato il suo posto mentre il rre è prigioniero durante il ritorno dalla Terza crociata.

Da quel momento Robin Hood divenne uno dei personaggi più celebri della cultura popolare. Romanzi, spettacoli teatrali, film e serie televisive contribuirono a diffonderne la leggenda in tutto il mondo. Tra le versioni più famose ci sono il cartone animato della Disney del 1973 e il film Robin Hood – Principe dei ladri (1991), interpretato da Kevin Costner.

Dal Medioevo fino a oggi, Robin Hood continua a rappresentare qualcosa che va oltre la sua leggenda: il sogno di una giustizia capace di opporsi agli abusi del potere. Per questo, anche dopo più di sette secoli, il suo arco è ancora pronto a scoccare una nuova freccia.


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