Immagina di vivere a Roma in un’epoca in cui i cristiani pregavano nascosti, temendo di essere scoperti. L’Impero romano perseguitò per secoli, anche se in maniera intermittente, il Cristianesimo.
In campo religioso, la parola persecuzione significa l’azione del potere contro chi segue una fede diversa da quella dello Stato, punendo non solo le pratiche religiose, ma perfino il semplice rifiuto di compiere i riti ufficiali.
All’inizio, Roma era tollerante verso le altre religioni. Accoglieva divinità straniere senza problemi: bastava che i fedeli rispettassero i riti pubblici e onorassero l’imperatore. Ma con i cristiani le cose andarono diversamente. Loro rifiutavano di sacrificare agli dèi di Roma, e questa scelta era vista molto negativamente. Per questo, in diversi momenti della storia, l’Impero reagì con violenza. L’ultima persecuzione dei Cristiani, la più dura e famosa, fu quella voluta dall’imperatore Diocleziano.
Chi era Diocleziano? Per capirlo dobbiamo fare qualche passo indietro. Nel 284 d.C., quando l’Impero sembrava vicino al crollo, salì al potere questo nuovo imperatore. Uomo energico e determinato, volle ridare stabilità all’impero. Capì subito che governare un territorio tanto vasto era impossibile per una sola persona. Creò allora un sistema innovativo, la Tetrarchia: divise il territorio dell’impero in quattro parti, governate da quattro imperatori, divisi in due Augusti, più importanti, e due Cesari. Così l’amministrazione divenne più efficiente e la difesa dei confini più sicura.
Ma Diocleziano non si fermò qui. Per affrontare la crisi economica, impose regole severe: i contadini dovevano restare legati alla loro terra, gli artigiani e i commercianti ai loro mestieri. Nessuno poteva cambiare lavoro o trasferirsi. Era un modo per mantenere l’ordine, ma tolse libertà e fece rallentare l’economia. Tuttavia, per un po’ di tempo, queste riforme parvero funzionare.
Anche l’immagine dell’imperatore cambiò profondamente. Diocleziano si ispirò ai sovrani orientali e si fece vedere come una figura sacra, quasi divina. L’imperatore non era più solo un capo politico o militare: diventava un intermediario tra gli dèi e gli uomini, circondato da un’aura di mistero e rispetto.
In questo clima nacque la grande persecuzione dei Cristiani. All’inizio, Diocleziano non mostrò odio verso i cristiani: per quindici anni li tollerò senza intervenire. Ma intorno al 300 d.C. la sua politica cambiò direzione. La Chiesa, dopo quarant’anni di pace, era cresciuta enormemente: si era diffusa in tutto l’Impero, dalla Siria alla Spagna, e perfino nelle corti imperiali c’erano funzionari cristiani.
Diocleziano, che cercava di restaurare la sua religione tradizionale, vide in questa espansione una minaccia all’unità dell’Impero. A Nicomedia, dove Diocleziano aveva la sua residenza, il palazzo imperiale sorgeva accanto a una grande chiesa cristiana. Vederla ogni giorno, così vicina, lo irritava. E quando alcuni suoi consiglieri, in particolare Galerio, il suo vice, lo convinsero che i cristiani mettevano in pericolo l’ordine dell’Impero, Diocleziano abbandonò la prudenza. Tra il 303 e il 304 d.C. emanò quattro editti (leggi) che segnarono l’inizio della più violenta persecuzione della storia romana: prevedevano la distruzione dei luoghi di culto, la consegna dei libri sacri, l’arresto dei vescovi e infine l’obbligo di sacrificare agli dèi per tutti gli abitanti dell’Impero.
Le persecuzioni non furono uguali ovunque. In Gallia e in Britannia, Costanzo Cloro, padre di Costantino, applicò gli ordini in modo leggero. A Roma e in Africa, invece, Massimiano fu molto più severo. Ma fu in Oriente che la persecuzione raggiunse il suo massimo: prima con Diocleziano, poi, dopo la sua abdicazione, con Galerio e Massimino Daia, che usarono perfino la propaganda per sostenere la caccia ai cristiani.
Gli effetti furono drammatici. Molti cristiani morirono come martiri, ma moltissimi cedettero per paura: alcuni consegnarono i testi sacri (diventando traditores, quelli che consegnano i libri, da cui la parola “traditori”), altri facevano sacrifici agli dèi pur di salvarsi. La Chiesa attraversò una crisi profonda, ma non scomparve. Anzi, ne uscì più forte. L’Impero, che aveva voluto cancellare il Cristianesimo, si ritrovò presto a farne la propria religione.

Lascia un commento