Quando senti la parola impero, cosa ti viene in mente? Forse immagini uno Stato enorme, con confini lontanissimi e popolato da popoli diversi. E hai ragione! Un impero è proprio questo: uno Stato vastissimo che riunisce sotto un unico governo tanti territori e culture differenti. Ma quando diciamo Impero, di solito pensiamo a uno ben preciso: l’Impero romano.
La capitale dell’Impero più famoso di tutti i tempi è appunto Roma, dove l’imperatore prende le decisioni più importanti, dove arrivano i guadagni dalla riscossione delle tasse, dove si gestiscono le spese dell’impero. Alla sua massima estensione (il momento della storia in cui l’impero raggiunse le sue dimensioni massime), con l’imperatore Traiano (intorno al 117 d.C.), l’Impero romano comprendeva quasi tutta l’Europa occidentale, la Britannia (l’attuale Inghilterra), le coste del Nord Africa e parte del Medio Oriente. I Romani dominavano quasi tutte le terre bagnate dal Mediterraneo, che chiamavano orgogliosamente Mare Nostrum, cioè “il nostro mare”.
Per far funzionare uno stato così grande, l’Impero era diviso in regioni chiamate province,. Le province ai confini, dette imperiali, ospitavano più soldati per difendere l’impero dai nemici; i soldi raccolti lì servivano soprattutto alla sicurezza e all’ordine pubblico. Le province più tranquille, ricche e antiche, come l’Egitto o l’Asia Minore (cioè quella che oggi chiamiamo Turchia), pagavano invece tasse che mantenevano gran parte delle spese dell’Impero. Le città e i porti erano pieni di movimento: navi cariche di grano, olio, vino, oggetti preziosi e beni di lusso arrivavano fino ai porti d’Italia. Persino Roma aveva bisogno di continui rifornimenti dall’estero.
Al centro di questo mondo c’era Roma: una città immensa, dove convivevano i ricchi e una plebe più poveranumerosissima, spesso sostenuta dallo Stato con distribuzioni gratuite di grano per evitare rivolte. Ma chi governava tutto questo? Subito sotto l’imperatore c’erano i senatori, i discendenti delle antiche famiglie della Repubblica, che gestivano le province e le leggi. A seguire c’erano gli equites, cioè i “cavalieri”, che non erano combattenti cavallo ma erano ricchi imprenditori e finanzieri che gestivano affari.
Più in basso c’erano i liberti, cioè gli ex schiavi resi liberi dai loro padroni. A Roma, la manomissione (la liberazione di uno schiavo) era piuttosto frequente spesso dava anche la cittadinanza romana, con tutti i suoi vantaggi. Alcuni schiavi riuscivano perfino a comprare la libertà e a migliorare la propria posizione sociale. Così, nell’età imperiale, la società romana diventò molto fluida: contavano più i soldi e le conoscenze che le origini familiari. Ai Romani, in fondo, interessava solo che tu rispettassi i riti religiosi, pagassi le tasse e mantenessi l’ordine. Per il resto… si poteva chiudere un occhio.
Intanto, il modello di città romana si diffondeva in tutto l’Impero. Strade, acquedotti, fori (cioè piazze centrali), teatri e templi facevano somigliare città lontanissime a Roma stessa. Questo processo si chiama romanizzazione: significava far adottare ai popoli conquistati le abitudini, la lingua (il latino) e le leggi dei Romani. Nel 212 d.C., l’imperatore Caracalla prese una decisione importantissima: concesse la cittadinanza romana a tutti gli abitanti dell’Impero. Da quel momento, tutti furono ufficialmente “romani”, uniti da una lingua comune, una moneta condivisa e un solo imperatore come guida.
Dentro questo gigantesco miscuglio di popoli diversi, la religione era una delle colonne portanti. Il politeismo romano (cioè la fede in molti dèi) funzionava come un accordo tra la città e le divinità: se gli uomini celebravano i riti religiosi in modo corretto, gli dèi proteggevano Roma. Non contava tanto ciò che credevi “dentro” di te, ma ciò che facevi “fuori”, esteriormente, nei riti religiosi pubblici. Per questo era una religione molto aperta, che accoglieva facilmente dèi stranieri. Dall’Oriente arrivarono divinità come Cibele, Iside, Mitra e varie forme di Giove. Erano culti più misteriosi e intimi, che offrivano ai fedeli un senso di appartenenza e la speranza di una vita serena nell’aldilà. Perfino l’imperatore, in molti luoghi, veniva venerato come una divinità.
Ma tutto cambiò con la nascita e la diffusione del cristianesimo, a partire dalla predicazione di Gesù di Nazareth. Da quel momento, il mondo romano entrò in una nuova epoca, destinata a trasformare profondamente la sua cultura, la sua religione e persino la sua idea di potere.

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