27.4 Parola chiave: Etiopia

Fino al 1934, la politica estera di Mussolini aveva cercato di accrescere il prestigio dell’Italia senza rompere troppo gli equilibri internazionali. Certo, non mancavano le esibizioni di forza, come nel 1923 con l’occupazione temporanea dell’isola greca di Corfù, ma in generale Mussolini preferiva destreggiarsi tra Francia e Inghilterra, partecipare alla Società delle Nazioni e farsi passare per un leader scaltro e pragmatico.

Il fascismo, però, aveva nel suo DNA un’idea fissa: l’impero. Fin dagli inizi, Mussolini aveva parlato di un’Italia che, oltre a essere una grande potenza industriale, doveva espandersi e conquistare il suo “spazio vitale”. Se inizialmente l’espansionismo era visto più come una crescita economica e culturale, alla fine degli anni Venti il progetto si fece molto più concreto: l’Italia doveva diventare la padrona del Mediterraneo, il famoso Mare Nostrum, e proiettarsi verso l’Africa e i Balcani. Ma c’era di più. Il fascismo non voleva solo un impero territoriale: sognava un “nuovo ordine” in cui l’Italia e la Germania, considerate “nazioni giovani e forti”, avrebbero dominato una serie di stati più deboli e subordinati.

Negli anni Trenta, il fascismo diventò sempre più un fenomeno internazionale. Ovunque in Europa spuntavano movimenti che si ispiravano, più o meno apertamente, all’Italia di Mussolini: in Germania il nazismo di Hitler, in Spagna la Falange di José Antonio Primo de Rivera, in Inghilterra l’Unione fascista di Oswald Mosley, e così via. Alcuni di questi gruppi riuscirono ad arrivare al potere, altri rimasero ai margini, ma il messaggio che Mussolini voleva lanciare era chiaro: il futuro apparteneva ai regimi autoritari, e la vecchia democrazia liberale era destinata a sparire.

In questo clima, il duce decise di fare il grande passo: trasformare l’Italia in una vera potenza coloniale. L’occasione perfetta si presentò con l’Etiopia, uno degli ultimi stati africani rimasti indipendenti. Nell’ottobre del 1935, senza una dichiarazione ufficiale di guerra, l’esercito italiano invase il paese. Fu un conflitto brutale, condotto con armi modernissime, bombardamenti e perfino l’uso di gas chimici. La resistenza etiope fu eroica, ma alla fine, nel maggio del 1936, l’Italia riuscì a conquistare la capitale Addis Abeba. Il 9 maggio, dal balcone di Palazzo Venezia, Mussolini annunciò trionfante la nascita dell’Impero Italiano, proclamando che Roma tornava ad avere un dominio africano dopo duemila anni, dai tempi di Cesare e Augusto.

Ma la guerra in Etiopia non portò solo gloria. La Società delle Nazioni reagì imponendo sanzioni economiche all’Italia, anche se con scarso effetto. Inoltre, il conflitto costò moltissimo in termini di uomini, risorse e reputazione internazionale. Per gli italiani, però, fu il momento di massimo entusiasmo per il regime: giornali, radio e cinegiornali celebravano Mussolini come un nuovo imperatore romano, e milioni di persone si riversarono nelle piazze per esultare.


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *