E l’Italia che fece con la guerra? A causa alla Triplice Alleanza, stipulata con Germania e Austria-Ungheria, il nostro paese avrebbe dovuto intervenire in guerra solo in caso di aggressione da parte di una potenza esterna. Ma c’è un dettaglio importante: a scatenare il conflitto era stata proprio l’Austria, attaccando la Serbia. Ecco perché l’Italia decise di restare neutrale, almeno all’inizio.

La decisione di rimanere fuori dalla guerra divise profondamente il paese. Da un lato c’erano i neutralisti, capeggiati da Giolitti, con il sostegno della maggioranza dei deputati, dei socialisti, di molti parroci e del mondo contadino.

Dall’altro lato si schieravano gli interventisti, che invece volevano entrare in guerra per diversi motivi: abbattere gli imperi autoritari di Austria e Germania, liberare Trento e Trieste dal dominio austriaco, e magari espandere l’influenza italiana nei Balcani. Tra gli interventisti c’erano il re, il governo Salandra, i nazionalisti, e persino Benito Mussolini, che, abbandonato il socialismo, era diventato un acceso sostenitore dell’intervento.

Gli interventisti erano un gruppo variegato, uniti solo dall’idea di partecipare alla guerra. C’erano i democratici, come Leonida Bissolati e Gaetano Salvemini, che sognavano un’Europa basata sulla libertà e la giustizia, e i nazionalisti, più interessati a far crescere la potenza italiana. Mussolini, invece, vedeva nella guerra un’occasione per una rivoluzione sociale. Anche i cattolici interventisti si mobilitarono, spinti da un’idea di patriottismo che mirava a riconquistare le “terre irredente”.

Il governo, appoggiato dal re, non esitò a sfruttare le piazze per convincere l’opinione pubblica. Tra i protagonisti di questi momenti infuocati c’era il poeta Gabriele D’Annunzio, con i suoi discorsi carichi di passione. Il 24 maggio 1915, alla fine, l’Italia entrò in guerra contro l’Austria.

Quella scelta ebbe conseguenze devastanti. Tra il 1915 e il 1917, l’esercito italiano affrontò undici durissime battaglie lungo il fiume Isonzo, sotto il comando del generale Luigi Cadorna. Il costo in vite umane fu immenso, e i risultati furono, per lo più, deludenti.


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