“At Waterloo, Napoleon did surrender. And I have met my destiny in quite a similar way. The history book on the shelf. Is always repeating itself. Waterloo. I was defeated, you won the war. Waterloo. Promise to love you forevermore.” Questi sono i primi versi della famosa canzone Waterloo degli ABBA, con cui il gruppo svedese vinse gli Eurovision. La canzone parla d’amore, ma Waterloo è diventato sinonimo di una grande sconfitta, proprio come quella che subì Napoleone nel 1815. Ma come si arrivò a quel momento, se solo pochi anni prima Napoleone sembrava il padrone assoluto d’Europa?

Per capire meglio, dobbiamo fare un passo indietro, al 1812, quando Napoleone prese la decisione che lo portò verso la sua rovina: invase la Russia. Nonostante avesse stretto un’alleanza con lo zar Alessandro I, i due non si fidavano l’uno dell’altro. Entrambi volevano espandere il proprio potere nelle stesse regioni, e lo zar voleva ripristinare l’ordine cristiano in Europa contro la Rivoluzione francese e i suoi ideali. La loro alleanza, e in particolare l’accordo di partecipare al blocco continentale contro il Regno Unito, era solo temporanea.

Così Napoleone preparò un esercito gigantesco, mai visto prima in Europa: 600.000 uomini, di cui solo un terzo erano francesi, mentre gli altri provenivano da 19 nazioni diverse. I russi, inizialmente, avevano 200.000 soldati, ma poi riuscirono a rinforzare le loro truppe. Napoleone invase la Russia nel giugno 1812, sperando in una battaglia decisiva. Questa arrivò a Borodino, dove Napoleone vinse, ma con perdite altissime anche per i francesi. Quando arrivò a Mosca, la capitale russa, trovò una città deserta: i russi avevano messo in atto la tattica di bruciare tutto per non lasciare rifornimenti ai francesi. Senza cibo e con l’inverno alle porte, l’esercito di Napoleone fu decimato. Solo 19.000 soldati francesi riuscirono a tornare indietro. Da quel momento, fu il caos.

Nonostante tutto, Napoleone non si arrese. Ricostruì il suo esercito, reclutando nuovi soldati e artiglieria. Nell’aprile del 1813, con i russi ormai a Berlino, Napoleone attraversò il Reno, pronto a combattere di nuovo in Germania. Si formò però un’altra coalizione europea per fermarlo, composta da Austria, Prussia, Svezia e Gran Bretagna, che riuscirono a mettere insieme 800.000 soldati, contro i 500.000 di Napoleone. Nonostante la resistenza, a Lipsia, nel 1813, Napoleone subì una pesante sconfitta: i nemici erano 300.000, mentre lui aveva solo 150.000 uomini. Non c’era tattica che potesse funzionare con una tale inferiorità numerica. 50.000 soldati francesi persero la vita e la Francia fu invasa. I sovrani fedeli a Napoleone in Europa furono cacciati, e il 30 marzo Parigi si arrese. Napoleone abdicò il 6 aprile e accettò l’esilio sull’isola d’Elba.

Tuttavia, Napoleone non si rassegnò. Dopo meno di dieci mesi, tornò in Francia con un piccolo gruppo di fedelissimi. Man mano che avanzava, l’entusiasmo per il suo ritorno cresceva, fino a che il 20 marzo 1815 rientrò trionfante a Parigi e riprese il potere. I suoi nemici lo dichiararono “nemico pubblico” e si preparò la più grande coalizione di sempre. Napoleone riuscì a radunare 125.000 soldati, ma i suoi avversari avevano ben 700.000 uomini pronti a combatterlo. Decisivo fu lo scontro in Belgio, nei pressi del villaggio di Waterloo, il 18 giugno 1815. Qui, Napoleone fu definitivamente sconfitto, segnando la fine del suo impero.


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