Napoleone: fine della Rivoluzione o suo compimento? Gli storici discutono, ma il cuore del dibattito si trova nel Codice civile. Se vogliamo vedere Napoleone come il punto d’arrivo della Rivoluzione iniziata nel 1789, allora questo codice è la chiave. Perché? Perché traduce in leggi concrete le idee della Rivoluzione e le porta ovunque arrivino gli eserciti di Napoleone. Non solo in Francia, ma in mezza Europa. Ovunque, gli antichi privilegi vengono spazzati via e si diffonde un principio semplice ma rivoluzionario: tutti sono uguali davanti alla legge.
Ma com’è stato possibile tutto ciò? Com’è nato questo mondo napoleonico? Dopo l’instabilità rivoluzionaria, nel 1799 Napoleone prende il potere con un colpo di Stato. Subito dopo, viene approvata con un plebiscito la Costituzione dell’anno VIII, che affida tutto il potere esecutivo al Primo Console: lui stesso. Gli altri due consoli? Solo di contorno. Nasce un governo autoritario, ma con il consenso popolare. Non è più la folla delle piazze a comandare, ma un uomo solo al timone.
Per governare un paese così vasto e complesso, serviva un apparato efficiente. I prefetti diventano gli occhi e le mani dello Stato in ogni angolo del territorio. Le scuole formano tecnici, ingegneri, burocrati: è l’inizio dell’istruzione pubblica moderna. I licei, fondati nel 1802, educano la futura classe dirigente a colpi di latino, greco e letteratura. Lo Stato si occupa anche di salute pubblica, povertà e statistica: la macchina amministrativa napoleonica prende forma, precisa, centralizzata, moderna.
Tutto questo richiede stabilità, ma la stabilità si costruisce anche con la guerra. E così, mentre Napoleone conquista Milano e sconfigge gli austriaci a Marengo nel 1800, inizia una nuova fase: quella dell’espansione. L’Austria si arrende nel 1801 con la pace di Lunéville, e l’Europa comincia a cambiare volto.
Ma un altro conflitto andava risolto: quello con la Chiesa. Con il Concordato del 1801, Papa Pio VII riconosce la Repubblica francese, e lo Stato si assume l’onere di pagare i preti. La religione non viene cacciata, ma addomesticata. I vescovi devono giurare fedeltà alla Repubblica. Anche qui: ordine, compromesso, controllo.
Il clima favorevole permette un nuovo plebiscito: nel 1802 Napoleone diventa console a vita. La partecipazione è altissima, anche se iniziano ad emergere i primi segni di dissenso. Ma il culmine arriva nel 1804: nasce l’Impero. Napoleone si incorona da solo, davanti al papa, e trasforma il potere personale in dinastia.
Ci vollero cinque anni di guerre e conquiste perché l’Europa accettasse il nuovo impero. Non tutta, però: l’Inghilterra non lo riconobbe mai. Intanto, in pochi anni la geografia politica europea venne completamente ridisegnata. Nell’Europa centrale e orientale un’inarrestabile progressione di grandi vittorie militari (di cui la più importante è quella di Austerlitz sugli austro-russi del 2 dicembre 1805) costrinsero alla pace Austria, Prussia e Russia. Nel 1806 Napoleone impose l’abolizione del Sacro Romano Impero. In tutta Europa spuntarono Stati satelliti: l’Olanda, la Germania, la Polonia. Molti di questi regni furono affidati a fratelli e cognati dell’Imperatore. In Italia, la Repubblica Italiana diventò Regno d’Italia, con Napoleone come re e il figliastro Eugenio Beauharnais come viceré. Anche il Regno di Napoli cambiò padrone: via i Borbone, dentro Giuseppe Bonaparte, poi Murat. La Toscana, Roma e l’Umbria finirono sotto il diretto controllo francese. Il papa che aveva osato scomunicarlo fu arrestato.
Anche la Spagna fu coinvolta. Il 2 maggio 1808, la rivolta popolare di Madrid accese una guerra feroce che mise in crisi l’invincibilità napoleonica. Ma nonostante tutto, anche il trono spagnolo fu affidato a Giuseppe Bonaparte.
Per colpire l’Inghilterra, Napoleone tentò una nuova strategia: il blocco continentale (1806). Nessuno in Europa avrebbe dovuto commerciare con Londra. Voleva affamare il nemico, piegarlo con l’economia. Ma dopo la disastrosa sconfitta navale di Trafalgar (1805), dove morì l’ammiraglio Nelson, l’Inghilterra dominava i mari. Il piano di Napoleone si rivelò difficile da sostenere e da far rispettare.
Tra il 1810 e il 1812, l’Impero raggiunge la sua massima estensione. Napoleone, per legittimare il suo potere, sposa Maria Luisa, figlia dell’imperatore d’Austria. Lascia Giuseppina, che non gli aveva dato figli. Il nuovo matrimonio ha qualcosa di teatrale: l’“erede” della Rivoluzione sposa una nipote di Maria Antonietta, la regina ghigliottinata.
L’esercito di Napoleone era una straordinaria macchina di mobilitazione sociale. Chiunque poteva salire i gradini del potere: un’umile recluta poteva diventare ufficiale o persino nobile. Il 59% della nuova nobiltà creata nel 1808 veniva proprio dall’esercito. Ma più ancora delle carriere, furono le riforme a cambiare l’Europa.
In tutti gli Stati vassalli, il modello francese si impose: amministrazione accentrata, abolizione del feudalesimo, vendita dei beni ecclesiastici, il Codice civile.
Redatto da quattro giuristi, ma spesso discusso in presenza di Napoleone, il Codice fissa in norme chiare l’eredità della Rivoluzione: fine dei privilegi feudali, tutela della proprietà privata, uguaglianza giuridica. Anche la famiglia cambia: resta il divorzio, scompare la primogenitura, i figli ereditano in parti uguali. Non c’era più bisogno di nascere nobili: bastava avere talento (o meriti militari).
Questo nuovo sistema si estende ovunque: Italia, Germania, Polonia. Ovunque, le antiche gerarchie vengono scosse. Gli ordini religiosi sono soppressi, i beni ecclesiastici venduti per risanare le finanze statali. Ma attenzione: i benefici non sono per tutti. A guadagnarci sono soprattutto borghesi e nobili, non i contadini poveri.

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