“Oh Lady, Lady, Lady Oscar, tutti fanno festa quando ci sei tu…”

Chi non ha mai sentito questa sigla? Lady Oscar è uno dei cartoni animati più famosi di sempre, ancora conosciuto e amato oggi. La storia è semplice ma affascinante: Oscar François de Jarjayes è una donna cresciuta come un soldato, addestrata per diventare il comandante della Guardia Reale francese e proteggere Maria Antonietta a Versailles, nella seconda metà del XVIII secolo.

Il cartone animato è tratto da un famoso manga giapponese, “Le rose di Versailles”, che prende il nome proprio dalla sfarzosa residenza dei re di Francia. In quel periodo, Parigi era la capitale culturale del mondo e il francese la lingua parlata in tutte le corti europee. Ma come si è arrivati a questo punto? Per capirlo, dobbiamo fare qualche passo indietro, fino al regno di Luigi XIV, il Re Sole. È sotto Luigi XIV che nasce un nuovo modo di concepire il governo e la politica, destinato a dominare le monarchie europee per oltre un secolo: l’Assolutismo.

Il termine “assolutismo” comparirà solo più tardi, durante la Rivoluzione francese, ma il concetto esisteva già: esso indicava il processo di accentramento del potere nelle mani del sovrano, che eliminava progressivamente ogni limite al suo dominio. La parola deriva dal latino “potestas absoluta” e “princeps legibus solutus”, espressioni presenti nel Digesto giustinianeo, che indicavano il potere supremo dell’imperatore romano.

Il primo grande teorico dell’assolutismo fu Jean Bodin, autore dei Sei libri della Repubblica (1576), che scrisse nel pieno delle guerre di religione. Per Bodin, il potere del re doveva essere assoluto, vincolato solo dalla legge divina e dalla legge naturale: il sovrano era quindi libero di governare senza altre limitazioni.

Nel Medioevo, la monarchia non era così forte: il potere era distribuito tra il re e i grandi feudatari, in un sistema ereditato dalle tradizioni barbariche. Il re non era l’unico centro di potere, ma solo il primo tra i grandi signori del regno. Con Luigi XIV, invece, nasce una nuova idea di Stato: solo lo Stato deve detenere il potere, i nobili diventano subordinati al re, l’amministrazione centrale si rafforza

Dal 1661, Luigi XIV impone un nuovo modello di governo, che i suoi contemporanei ammirano e cercano di imitare. Il re diventa il simbolo stesso della monarchia assoluta, il sovrano che governa per diritto divino, senza dover rendere conto a nessuno. Nei 54 anni del suo regno (1661-1715), Luigi XIV mantiene un’autorità quasi indiscussa. Anche chi aveva motivi per lamentarsi, non metteva in discussione la legittimità del sistema. Pasquier Quesnel (1634-1719), un jansenista in esilio, considerava la costituzione francese perfetta, perché fondata su una regalità “eterna”. Pierre Bayle (1647-1706), calvinista, sosteneva che l’unico modo per evitare le guerre civili fosse un sovrano assoluto, armato di tutto il potere necessario per governare con fermezza.

In Francia, la sovranità apparteneva al Re e solo a lui. Cardin Le Bret sosteneva che il sovrano fosse l’unico a poter creare, modificare e interpretare le leggi. La vecchia massima “Ciò che vuole il Re, lo vuole la Legge” era la base del diritto pubblico e privato francese.


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