Firenze, Ferrara, Mantova, Urbino, Napoli. Entriamo in un grande palazzo del Rinascimento. Nei saloni risuonano musiche e conversazioni, alle pareti sono appesi dipinti, mentre ambasciatori, nobili, artisti e poeti si incontrano sotto lo sguardo del signore. Qualcuno discute di filosofia, qualcuno legge versi appena composti, qualcun altro cerca semplicemente di farsi notare dalla persona giusta. Siamo in una corte rinascimentale.
Come hai già visto studiando i Medici, la diffusione dell’arte e della cultura rinascimentale non sarebbe stata possibile senza la protezione e il finanziamento dei principi e delle grandi famiglie italiane. Cosimo de’ Medici e, dopo di lui, suo nipote Lorenzo il Magnifico ne sono un ottimo esempio. I principi chiamavano presso di sé pittori, architetti, filosofi, poeti e studiosi, offrivano loro denaro e protezione e commissionavano opere d’arte. Questo sostegno prende il nome di mecenatismo: significa finanziare e proteggere artisti e intellettuali perché possano svolgere il proprio lavoro.
Ma che cos’è esattamente una corte? Non è soltanto il palazzo nel quale vive un principe. È anche l’insieme delle persone che vivono o lavorano intorno a lui. Nobili, consiglieri, funzionari, ambasciatori, artisti, letterati e servitori formano un piccolo mondo organizzato attorno al sovrano.
La corte è innanzitutto un luogo di potere e cultura. La magnificenza della corte diventa una dimostrazione della ricchezza, della potenza e anche della cultura del sovrano. Qui vengono educati anche i giovani nobili, che imparano lettere, arti, uso delle armi e soprattutto le regole di come devono comportarsi i mobili. Il modello delle corti italiane si diffonde così in Europa, insieme a un nuovo ideale di eleganza e raffinatezza. Le persone che frequentano la corte sono chiamate cortigiani. Devono conoscere la letteratura, saper conversare, comportarsi con eleganza e, quando necessario, dimostrare capacità militari. A descrivere il cortigiano ideale fu Baldassarre Castiglione nel Cortegiano, pubblicato nel 1528: un uomo di cultura e capace di adattarsi a tante occasioni. Vivere vicino al potere, significa anche fare a gara per ottenere incarichi e favori. Il cortigiano deve scegliere con attenzione che cosa dire, come comportarsi e con chi schierarsi: una parola sbagliata può rovinare una carriera, quella giusta può favorirla. Per questo la corte è anche un luogo fatto di rivalità, invidie e complotti. Artisti e intellettuali possono trovare qui protezione e denaro, ma devono fare i conti con ciò che vuole da loro chi li finanzia. La stessa corte che protegge l’artista può quindi limitarne la libertà.
In questo mondo di principi, artisti e cortigiani nasce anche una parte importante della letteratura rinascimentale italiana. Gli scrittori vivono nelle corti, ricevono protezione dai signori e scrivono per il loro pubblico.
A Firenze, alla corte dei Medici, troviamo Luigi Pulci, amico di Lorenzo il Magnifico e autore del Morgante. Il suo poema racconta cavalieri, battaglie e giganti utilizzando elementi tipici della tradizione epica e cavalleresca, cioè dei racconti dedicati alle imprese di eroi e cavalieri. Pulci, però, mescola l’avventura con l’ironia. Il mondo eroico viene così osservato anche con uno sguardo ironico.
Spostiamoci ora a Ferrara, alla corte degli Este. Qui il conte Matteo Maria Boiardo scrive l’Orlando innamorato. Il protagonista è Orlando, il celebre paladino di Carlo Magno. Ma questa volta il grande guerriero ha un problema contro il quale la forza serve a poco: si innamora. L’amore fa sì che Orlando non sia più invincibile. Sempre alla corte degli Este troviamo Ludovico Ariosto, che riprende la storia lasciata incompiuta da Boiardo e la continua nell’Orlando furioso. Qui l’amore rende Orlando “furioso”, ossia pazzo.
Lasciamo Ferrara e scendiamo fino a Napoli, alla corte degli Aragonesi. Qui Jacopo Sannazzaro scrive l’Arcadia, un’opera composta alternando prosa e versi. Racconta un mondo ideale popolato da pastori, immerso in una natura serena e lontana dalle preoccupazioni della vita quotidiana. Sannazzaro si ispira ai grandi scrittori dell’antichità, soprattutto Virgilio e Teocrito, e contribuisce alla fortuna della letteratura pastorale, un genere che esalta la vita dei pastori e della campagna. L’Arcadia diventerà un modello imitato in tutta Europa.
Infine, torniamo a Firenze, ma questa volta incontriamo uno scrittore che osserva il potere con occhi molto diversi: Niccolò Machiavelli. Nel Principe, dedicato a Lorenzo de’ Medici, Machiavelli analizza il governo partendo da una domanda molto concreta: come si conquista e come si conserva il potere? Non descrive il sovrano ideale come dovrebbe essere secondo gli insegnamenti cristiani, ma cerca di capire come agiscono davvero gli uomini politici, ossia seguendo furbizia e crudeltà. La politica viene così studiata secondo le sue regole e i suoi meccanismi reali.

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