Quando senti pronunciare il nome Leonardo, probabilmente pensi subito alla Monna Lisa, con il suo famosissimo sorriso, oppure all’Uomo vitruviano, il disegno dell’uomo all’interno di un cerchio e di un quadrato che compare anche sulla moneta italiana da un euro. In realtà Leonardo fu molto più di un pittore. Era artista, ingegnere, studioso del corpo umano, inventore, architetto, musicista e scienziato. Oggi lo definiamo un genio, cioè una persona capace di eccellere in campi molto diversi grazie a un’intelligenza e a una curiosità fuori dal comune.

Leonardo nacque nel 1452 nel piccolo borgo toscano di Vinci, figlio illegittimo del notaio ser Piero. Ancora adolescente si trasferì a Firenze, il centro culturale dell’Italia rinascimentale, dove entrò nella bottega di Andrea del Verrocchio, uno dei più importanti artisti del tempo. Qui imparò a dipingere, scolpire, progettare edifici e lavorare i metalli. Nel Rinascimento, infatti, un artista non studiava una sola disciplina: imparava a osservare il mondo in tutte le sue forme.

Nel 1472 Leonardo era già iscritto alla Compagnia di San Luca, la corporazione dei pittori fiorentini. Dieci anni dopo si trasferì a Milano, alla corte di Ludovico Sforza, detto il Moro. Curiosamente non si presentò s come pittore, ma come esperto di ingegneria militare, capace di progettare ponti, fortificazioni e nuove macchine da guerra. Rimase a Milano per quasi vent’anni, realizzando alcune delle sue opere più celebri, come L’Ultima Cena, e progettando moltissime invenzioni che spesso, poi, non costruiva.

Quando Ludovico il Moro fu sconfitto dai Francesi nel 1499, Leonardo lasciò Milano e iniziò una lunga serie di viaggi. Soggiornò a Mantova presso Isabella d’Este, visitò Venezia studiando sistemi di difesa contro l’espansione ottomana e tornò a Firenze. Per un periodo lavorò anche per Cesare Borgia, il figlio di papa Alessandro VI, come ingegnere militare. Negli anni successivi continuò a spostarsi tra Firenze, Milano e Roma, fino a quando il re di Francia Francesco I lo invitò alla propria corte. Nel castello di Clos-Lucé, vicino ad Amboise, Leonardo ebbe il titolo di primo pittore, architetto e ingegnere del re. Qui trascorse gli ultimi anni della sua vita e morì nel 1519.

Ciò che rende Leonardo davvero unico non è soltanto la quantità delle sue opere, ma il suo modo di guardare il mondo. Era quello che gli studiosi definiscono un artifex polytechnes, cioè un artista capace di occuparsi, ad alto livello, di molte discipline diverse. Per lui non esisteva una separazione tra arte e scienza, ma dovevano lavorare insieme.

Leonardo, a differenza dei pensatori medievali, non credeva che certe idee dovessero essere accettate solo perché tramandate dagli antichi autori. Credeva che si dovesse imparare seguendo l’esperienza, cioè l’osservazione diretta della natura. Per conoscere davvero il mondo bisognava guardarlo con i propri occhi. In questo modo di pensare anticipò il metodo scientifico che sarebbe stato poi sviluppato da Galileo Galilei.

I suoi quaderni sono pieni di disegni sorprendenti. Vi compaiono ponti mobili, macchine volanti, carri corazzati, sistemi idraulici, città ideali e dettagliatissimi studi del corpo umano. Molti di questi progetti non furono mai costruiti, ma mostrano quanto fosse straordinaria la sua capacità di immaginare soluzioni nuove.

Leonardo era convinto che l’universo fosse governato da un ordine razionale creato da Dio e che l’artista dovesse scoprire quell’armonia osservando la natura. Per questo studiava la luce, i paesaggi, le espressioni del volto umano e perfino il modo in cui il fumo si dissolve nell’aria. Quindi, anche nella pittura era fondamentale l’osservazione.


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