Nella seconda metà del Duecento, mentre Dante è ancora un giovane che vive a Firenze, il Sud Italia cambia di continuo. Dopo la morte di Federico II e la fine della sua dinastia, il Sud Italia è passato nelle mani degli Angioini. Ma questa situazione è destinata a durare poco. Nel 1282 la Sicilia si ribella e si stacca dal regno, accogliendo a una nuova dinastia: quella degli Aragonesi. Ma chi erano? E come riuscirono a conquistare l’isola?
Con Aragonesi si indicano i re del Regno d’Aragona, uno Stato che si trovava nella parte nord-est della Spagna, che comprendeva territori importanti come Aragona, Catalogna e Valencia, con città come Saragozza, Barcellona e Valencia. Grazie a una potente flotta, gli Aragonesi controllavano gran parte del Mediterraneo occidentale e, dopo il 1282, conquistarono anche la Sicilia, dove governarono per oltre due secoli.
Il 30 marzo 1282, durante i Vespri (la preghiera della sera), alcuni soldati angioini insultarono e aggredirono una giovane donna siciliana davanti alla chiesa di Santo Spirito, nei pressi di Palermo. L’episodio fece esplodere una violenta rissa. In pochi istanti si diffuse il grido «Moranu li francisi!», cioè «Morte ai francesi!». La popolazione di Palermo assalì i soldati angioini e la rivolta si diffuse rapidamente in tutta la Sicilia. Nel giro di poche settimane quasi tutta la Sicilia si liberò del dominio angioino. Questo episodio è passato alla storia come i Vespri siciliani.
Ma fu davvero l’aggressione alla giovane donna la causa della rivolta? In realtà quello fu soltanto il motivo immediato. Da anni il re Carlo I d’Angiò governava la Sicilia con tasse molto pesanti. Gran parte delle ricchezze dell’isola serviva a finanziare le sue guerre e i suoi progetti politici in Italia e nel Mediterraneo. Inoltre, la capitale era diventata Napoli, mentre ai tempi di Federico II era Palermo. Così molti nobili, mercanti e funzionari siciliani vedevano diminuire il proprio prestigio e i propri guadagni.
Anche la società siciliana era profondamente cambiata rispetto all’epoca normanna e sveva. Le comunità musulmane, già duramente colpite negli anni precedenti, erano ormai quasi scomparse dalla Sicili. I pochi musulmani rimasti, trasferiti nella colonia di Lucera, furono infine venduti come schiavi da Carlo II d’Angiò nel 1300. Al loro posto erano arrivati nuovi abitanti dall’Italia settentrionale e centrale. Sempre più siciliani avevano la sensazione che il governo angioino sfruttasse le risorse della Sicilia senza preoccuparsi di loro. Non a caso anche Dante, nell’VIII canto del Paradiso, definirà il governo angioino una «mala segnoria», cioè un cattivo governo.
Per questo motivo la rivolta non fu soltanto una ribellione spontanea del popolo. A sostenerla furono anche importanti famiglie nobiliari, ricchi mercanti e uomini di legge siciliani, convinti che fosse arrivato il momento di cambiare governo. I ribelli si rivolsero per questo a Pietro III d’Aragona, sposato con Costanza, figlia di Manfredi e quindi erede della dinastia di Federico II. Pietro aveva buoni motivi per chiedere il titolo di re di Sicilia. Nell’autunno del 1282 sbarcò nell’isola con il suo esercito, fu accolto favorevolmente dai siciliani e venne incoronato re di Sicilia. Carlo d’Angiò tentò di riconquistare la Sicilia, ma la potente flotta aragonese riuscì a impedirglielo, sconfiggendo gli Angioini nello stretto di Messina.
La guerra si concluse nel 1302, ma la rivalità tra il Regno di Napoli, rimasto agli Angioini, e il Regno di Sicilia, governato dagli Aragonesi, continuò ancora per circa due secoli. Il vecchio regno creato dai Normanni si era ormai diviso in due Stati distinti: il Sud della penisola italiana, con capitale Napoli, restava agli Angioini, mentre la Sicilia era ormai aragonese. A separare i due regni c’era lo stretto di Messina.

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