Se senti la parola “Angioini”, forse ti viene in mente il Maschio Angioino, il grande castello medievale che domina il porto di Napoli, a pochi passi dal lungomare. Si chiama così perché furono proprio gli Angioini a costruirlo. Ma chi erano? Gli Angioini furono una dinastia di sovrani provenienti dall’Angiò, una regione della Francia occidentale. Questi re francesi finirono per governare il sud Italia e trasformarono Napoli nella loro nuova capitale. In pratica, dei nobili arrivati dalla Francia si trovarono a regnare su uno dei territori più estesi e importanti della penisola italiana. Ma come accadde tutto questo?

Nel Sud Italia regnava ancora la dinastia degli Hohenstaufen, la famiglia di Federico II. Alla morte dell’imperatore il potere passò al figlio Manfredi, ma il papa non gradiva la situazione, e presto entrò in contrasto con Manfredi come aveva fatto col padre.

Per questo il papa decise di cercare un nuovo alleato. La scelta cadde su Carlo d’Angiò, fratello del re di Francia Luigi IX, al quale venne promesso il trono del Regno di Sicilia, ossia di tutto il Sud Italia.

Nel 1265 la spedizione di Carlo era ormai pronta. Carlo negoziò il passaggio delle sue truppe con città e signori dell’Italia settentrionale, perché sapeva che attraversare il nord senza alleati sarebbe stato troppo rischioso. Manfredi conservava infatti molti sostenitori tra i ghibellini, il gruppo politico che tradizionalmente appoggiava l’imperatore contro il papa. Carlo raccolse così un grande esercito formato da cavalieri francesi, provenzali e italiani.

Il 3 febbraio 1266 Carlo entrò nel regno di Sicilia. Poche settimane dopo, il 26 febbraio, i due eserciti si affrontarono nella battaglia di Benevento. Manfredi combatté fino alla fine, ma venne sconfitto e ucciso. Carlo d’Angiò divenne così re di Sicilia.

Carlo scelse inizialmente una politica prudente. Non sostituì subito i funzionari svevi, perché il sistema amministrativo creato sotto Federico II era molto efficiente, persino più complesso di quello che il nuovo re conosceva in Francia e in Provenza. Inserì gradualmente uomini di fiducia francesi e provenzali negli incarichi più importanti, ma mantenne gran parte dell’organizzazione precedente.

I sostenitori di Carlo speravano di ricevere grandi proprietà terriere, ma Carlo preferì conservare gran parte delle terre appartenenti direttamente al sovrano, perché erano una delle principali fonti di entrate del regno. Le novità che portò Carlo nel regno di Sicilia furono poche: comparvero alcuni documenti scritti in francese e vennero emanate nuove leggi, ma molte istituzioni create da Federico II continuarono a funzionare.

Ma gli avversari di Carlo d’Angiò non erano scomparsi. I ghibellini trovarono presto una nuova guida: Corradino di Svevia, figlio di Corrado IV e ultimo erede degli Hohenstaufen. Aveva appena quattordici anni, ma per molti rappresentava la speranza di ripristinare il dominio tedesco in Italia.

Corradino iniziò ad avanzare verso sud. Lo scontro decisivo tra Corrado e Carlo avvenne nel 1268, presso Tagliacozzo, in Abruzzo. La battaglia fu lunga e sanguinosa. Per molto tempo nessuno seppe chi avrebbe vinto, ma alla fine gli angioini prevalsero. Corradino riuscì inizialmente a fuggire, ma venne catturato poco dopo.

Seguì una dura repressione contro i sostenitori degli Svevi. Corradino fu processato e condannato a morte. La sua esecuzione segnò la fine della dinastia degli Hohenstaufen in Italia e consolidò il dominio angioino nel Sud Italia.


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