Immagina una piazza medievale piena di gente. Un uomo sale su una cassa di legno e comincia a parlare: è un predicatore, ossia qualcuno che gira le città spiegando il Vangelo al popolo. Nel Medioevo la predicazione (cioè l’annuncio pubblico della fede cristiana) era uno strumento potentissimo. Chi sapeva parlare bene poteva convincere, emozionare, perfino cambiare il modo in cui la gente vedeva il mondo. Ed è proprio qui che entra in scena San Domenico, uno dei religiosi più importanti del Medioevo. Forse hai sentito il suo nome in qualche chiesa o in una via della tua città. Domenico di Guzmán fu il fondatore dei frati predicatori, meglio noti come domenicani, un ordine di monaci destinato ad avere un ruolo enorme nella storia della Chiesa. Per capire perché nacquero, però, bisogna guardare al contesto in cui vissero.
Nel XII secolo, in molte parti d’Europa, iniziarono a diffondersi movimenti religiosi che chiedevano una Chiesa più povera, più semplice, più vicina all’esempio di Gesù e degli apostoli. Non era una novità assoluta: già in passato erano nati nuovi ordini monastici che si dedicavano alla povertà per realizzare questi desideri. Questa volta, però, le critiche di alcuni di questi gruppi portarono alla reazione violenta della Chiesa romana. Cominciava così la grande lotta medievale contro le eresie. La parola eresia indica l’insegnamento opposto a quelle che la Chiesa di Roma riteneva assolute verità religiose. Essere accusati di eresia era un reato gravissimo nel Medioevo. Movimenti accusati e perseguitati perché eretici furono i Valdesi e i Catari.
I Valdesi nacquero a Lione, negli anni Settanta del XII secolo. Il loro fondatore, Valdo, era un ricco mercante che decise di abbandonare ogni ricchezza per vivere in povertà evangelica e predicare il Vangelo in lingua volgare (cioè nella lingua parlata dal popolo, non in latino). In un primo momento papa Alessandro III apprezzò il movimento, ma proibì ai Valdesi di predicare, perché non erano sacerdoti.
Essi continuarono comunque a predicare, entrando presto in contrasto con la Chiesa di Roma. E questo portò a reazioni molto dure. Nel 1197, nel regno di Aragona, fu introdotta la pena di morte per eresia. Poco dopo papa Innocenzo III, deciso a eliminare ogni possibile nemico della Chiesa, stabilì misure durissime nei confronti degli eretici: nel 1199 gli eretici vennero esclusi dagli uffici pubblici, privati dei beni e isolati dalla comunità. Anche chi li proteggeva rischiava la scomunica. Nonostante tutto, i Valdesi sopravvissero rifugiandosi in zone remote, come le valli alpine e alcune montagne della Calabria.
Ancora più estremisti erano i Catari, diffusi anch’essi nel XII secolo. Il loro nome deriva dal greco katharoi, che significa “i puri”. Essi costruirono vere e proprie comunità religiose alternative alla Chiesa romana, con propri riti e propri sacramenti. Vivevano in povertà rigorosa e credevano nell’esistenza di un Dio buono, creatore dello spirito, e di un Dio malvagio, responsabile della materia e del mondo terreno. I membri più rigorosi dei Catari erano chiamati perfetti, mentre gli altri fedeli seguivano pratiche meno severe. Il catarismo si diffuse in molte regioni europee, soprattutto nella Francia meridionale, dove i Catari erano spesso chiamati Albigesi, dal nome della città di Albi.
In un primo momento la Chiesa tentò di contrastarli con la predicazione. Papa Innocenzo III inviò monaci cistercensi a discutere con loro. Ma ci fu un problema evidente: quei monaci si presentavano con abiti lussuosi e uno stile di vita troppo lontano dalla povertà praticata dai Catari. I monaci cistercensi si mostrarono quindi poco credibili.
Fallito il dialogo, Innocenzo III cambiò strategia. Nel 1208 proclamò una crociata contro gli Albigesi, cioè una guerra santa contro i Catari della contea di Tolosa, nel sud della Francia. A partecipare furono soprattutto nobili del Nord della Francia, mossi non solo da motivazioni religiose ma anche dalla possibilità di conquistare terre e ricchezze. La guerra fu lunga e sanguinosa. Si concluse solo nel 1229, con il trattato di Meaux-Parigi, dopo aver quasi distrutto completamente il catarismo.
Ma la repressione non si fermò alla guerra. Proprio in quegli anni la Chiesa costruì strumenti nuovi per sorvegliare i fedeli e punire gli eretici. Nel 1229, sotto Gregorio IX, nacquero le basi della futura Inquisizione medievale, un sistema di tribunali religiosi incaricati di indagare sui sospetti di eresia. Gli inquisitori potevano aprire processi anche senza denuncia formale, usare testimoni anonimi e infliggere pene durissime. Chi non abiurava (cioè chi non faceva rinuncia pubblica delle proprie idee eretiche) poteva essere condannato al rogo, cioè a essere bruciato vivo. Nel 1252 papa Innocenzo IV autorizzò anche l’uso della tortura negli interrogatori.
Ed è in questo contesto che è fondamentale San Domenico. Domenico di Guzmán, nobile spagnolo e canonico, era rimasto molto colpito dalla diffusione del catarismo nel sud della Francia. Egli sosteneva che per contrastare gli eretici serviva qualcuno capace di convincere con l’esempio e con la parola. Riteneva che l’unico modo efficace per riportare i fedeli alla Chiesa fosse predicare vivendo in povertà, proprio come facevano gli avversari. Dopo la battaglia di Muret del 1213, che segnò una svolta nella guerra contro gli Albigesi, Domenico si stabilì a Tolosa con un gruppo di compagni. Lì fondò una comunità di religiosi dedicata alla predicazione e allo studio. Recandosi poi dal papa, ottenne il riconoscimento ufficiale dell’ordine dei frati predicatori, approvato da Onorio III. Nascevano così i domenicani.
Poiché il loro compito era combattere le eresie con la parola e con il ragionamento, i domenicani dovevano essere uomini molto istruiti. Per questo i loro conventi divennero grandi centri di studio religioso e filosofico. Tra i domenicani si formarono alcuni dei più importanti pensatori medievali, come Tommaso d’Aquino e Alberto Magno. I frati domenicani insegnavano nelle principali università europee, soprattutto a Parigi e Bologna.
E non solo: proprio perché erano considerati esperti nella difesa dell’ortodossia religiosa (cioè di quello che era considerato il corretto insegnamento della religione dalla Chiesa di Roma), molti domenicani finirono anche per diventare inquisitori, entrando nei tribunali incaricati di perseguitare le eresie.
Così, l’ordine fondato da San Domenico divenne una delle colonne della Chiesa medievale: predicatori, studiosi, professori, ma anche giudici della fede.

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