Per un bel tratto del nostro viaggio nel Medioevo entreremo nel mondo dell’economia, con cui entreremo nel Basso Medioevo. Per comprendere meglio la differenza con il periodo precedente, ossia l’Alto Medioevo, occorre fare qualche passo indietro con una ricapitolazione di com’era la società altomedievale.
Finora, parlando di Medioevo, abbiamo incontrato soprattutto tre figure: uomini di Chiesa, guerrieri, contadini. Non è un caso. Nel mondo altomedievale la società veniva spiegata attraverso la cosiddetta ideologia dei tre ordini, una teoria che conosciamo grazie agli scritti dell’XI secolo del vescovo Adalberone di Laon. Secondo questa visione, il popolo cristiano era unito dal battesimo, ma sulla Terra era diviso in tre gruppi con funzioni diverse e complementari: gli oratores, “coloro che pregano”, cioè il clero; i bellatores, “coloro che combattono”, cioè nobili e cavalieri; i laboratores, “coloro che lavorano”, cioè contadini e artigiani.
Ognuno aveva un compito preciso. I monaci pregavano per la salvezza di tutti. I guerrieri difendevano la società con le armi. I lavoratori garantivano il sostentamento materiale, coltivando la terra e producendo ciò che serviva per vivere. Ma i tre ordini non avevano la stessa importanza: gli uomini di Chiesa occupavano il primo posto, perché la preghiera era considerata fondamentale per la salvezza del mondo. Subito dopo venivano i nobili, responsabili della difesa militare. In fondo si trovavano i contadini. Questa distinzione si vedeva anche nei gesti quotidiani: i grandi signori avevano posti d’onore nelle chiese, ottenevano sepolture prestigiose e ricevevano pubblici segni di rispetto. Alla fine della Messa, per esempio, il sacerdote si avvicinava al signore locale per fargli baciare il corporale, il panno sacro usato durante l’Eucaristia (cioè il sacramento della comunione). Nobiltà e Chiesa formavano così un’alleanza strettissima. Entrambe vivevano del lavoro altrui e non lavoravano con le proprie mani, a differenza dei contadini.
Eppure, se osservi bene questo schema, ti accorgi che manca qualcuno. Manca chi si occupa di scambiare i prodotti, di trasportarli, di farli circolare. Mancano i mercanti.
La loro assenza nella teoria dei tre ordini non significa che fossero inutili. Significa piuttosto che quello schema non riusciva a rappresentare tutta la realtà. L’Alto Medioevo era caratterizzato da quella che gli storici chiamano economia naturale, cioè un sistema in cui si produceva soprattutto per il proprio consumo e si usava poco denaro. I contadini coltivavano per sopravvivere, non per vendere. Gli scambi esistevano, ma erano limitati.
Eppure, le città non erano scomparse del tutto. I mercanti continuarono a viaggiare. Re, vescovi e nobili avevano bisogno di beni che non si producevano sul posto. Tessuti di lusso, spezie, vino, olio, metalli, vetro, oggetti preziosi arrivavano da lontano, via mare o lungo i fiumi, talvolta attraverso le antiche strade romane. I mari del Nord e il Mediterraneo divennero, soprattutto quando tramontarono i saccheggi di Vichinghi e Arabi, grandi vie per gli scambi commerciali, attraversate dai mercanti.
Tuttavia, il comportamento dei mercanti suscitava sospetti. Il mercante comprava a un prezzo e rivendeva a un prezzo più alto. Il suo guadagno nasceva dalla differenza tra acquisto e vendita. Ma era giusto? Molti uomini di Chiesa medievali guardavano con diffidenza questo meccanismo. Temevano che i mercanti guadagnassero in maniera eccessiva o che il loro guadagno fosse ottenuto con l’inganno. Il commercio veniva talvolta inserito tra le attività “disoneste” o “impure”. Alcuni uomini di chiesa affermavano che il mestiere del mercante non fosse gradito a Dio, perché puntava al guadagno, mentre il Cristianesimo l’ideale cristiano esaltava il distacco dai beni materiali. Ecco allora la contraddizione. Da un lato il mercante era indispensabile alla società. Dall’altro aveva una scarsa reputazione. Il mercante ricco suscitava invidia, ma anche diffidenza. La sua onestà era spesso messa in dubbio. In certi casi era quasi un escluso, ai margini del prestigio sociale.
Eppure, con il Basso Medioevo, tra l’XI e il XV secolo, qualcosa cambiò. I commerci ripresero con grande intensità, in alcuni casi ricordando quelli dell’epoca romana. Le città crebbero. Le fiere si moltiplicarono. La moneta tornò a circolare con maggiore frequenza. In questo nuovo contesto i mercanti divennero sempre più importanti. I vecchi schemi che dividevano la società in chi pregava, chi combatteva e chi coltivava entrarono in crisi. Il mondo si faceva più movimentato e più aperto agli scambi. Ed è proprio da qui che riparte il nostro percorso: per capire come e perché il Basso Medioevo possa essere definito, a pieno titolo, una vera età dei mercanti.

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