Un uomo a cavallo, coperto di ferro, con le armi pronte, che corre tra sentieri nella foresta. È una delle immagini più famose del Medioevo: il cavaliere, il guerriero che combatte per il proprio re, difende il castello e protegge i più deboli. Ma i cavalieri medievali furono davvero così? E soprattutto: come nacque questa figura destinata a diventare uno dei simboli del Medioevo?
Un cavaliere, nel significato più semplice della parola, è un guerriero che combatte a cavallo. Il cavaliere medievale, però, era molto di più, e nacque attraverso un lungo processo che deve molto ai Franchi, il popolo germanico da cui sarebbe nata, molti secoli dopo, anche la Francia.
I Franchi erano uno dei popoli che si erano stabiliti nei territori dell’Impero romano d’Occidente e vi avevano fondato un proprio regno. All’inizio, però, non erano un popolo di cavalieri. Combattevano soprattutto a piedi ed erano in gran parte agricoltori. Erano quindi molto diversi da popoli nomadi come gli Unni, abituati invece a spostarsi e combattere a cavallo.
Una svolta importante arrivò nel 496, quando il re franco Clodoveo, appartenente alla dinastia dei Merovingi (la famiglia che governava allora il regno dei Franchi), si convertì al Cristianesimo. Con il tempo, questa scelta avvicinò i Franchi alla Chiesa e contribuì molto alla fortuna del loro lungo regno.
Il regno franco continuò a espandersi, ma presto incontrò un problema. Secondo una tradizione germanica, alla morte di un re l’eredità veniva divisa tra tutti i figli maschi. Anche il territorio del regno, quindi, doveva essere diviso. Da un unico regno nacquero così tre grandi regni: l’Austrasia, a est, tra i fiumi Mosella e Reno; la Neustria, a ovest; e la Burgundia, a sud-est, che perse presto la propria autonomia. A sud-ovest si trovava invece l’Aquitania, governata da un duca.
Mentre il regno si divideva, il potere dei sovrani merovingi diminuiva. Diventarono così sempre più importanti i cosiddetti maggiordomi di palazzo: non erano domestici, ma potenti funzionari che aiutavano il re a governare, come i primi ministri di oggi. Il più famoso fu Carlo Martello, grande comandante militare. Nel 732, nei pressi della città di Poitiers, sconfisse un esercito musulmano proveniente dalla Spagna. La vittoria gli diede nei secoli successivi una fama enorme come difensore della Cristianità, anche se gli storici di oggi hanno ridimensionato l’idea secondo cui quella singola battaglia avrebbe salvato l’intera Europa cristiana.
Nel 751, suo figlio Pipino il Breve cacciò l’ultimo sovrano merovingio e divenne re dei Franchi, dando inizio alla dinastia carolingia. Poco dopo strinse una forte alleanza con il Papa. Nel 754, papa Stefano II, minacciato dai Longobardi in Italia, consacrò Pipino come re e ottenne in cambio il suo aiuto militare. Nacque così un legame tra Franchi e Papato destinato ad avere conseguenze enormi sulla storia europea.
Fu proprio in questo periodo che la guerra a cavallo acquistò un’importanza sempre maggiore nell’esercito franco. Un piccolo particolare ci permette di capire quanto stesse cambiando il modo di combattere. Dal 755, il grande raduno annuale dell’esercito venne spostato da marzo a maggio. Il motivo era molto concreto: c’erano sempre più cavalli da nutrire e bisognava aspettare che nei prati crescesse abbastanza erba.
Probabilmente influenzati anche dal confronto con popoli già esperti nella guerra a cavallo, come Goti, Avari e Arabi, i Franchi svilupparono progressivamente una potente cavalleria. Ma diventare cavaliere costava moltissimo. Un combattente doveva procurarsi e mantenere il cavallo, le armi e l’equipaggiamento. Tra le protezioni più importanti c’era la brunia, una sorta di giaccone di cuoio coperto di scaglie metalliche.
Non tutti potevano permettersela. Per questo i sovrani si affidavano soprattutto ai combattenti più ricchi e ai grandi signori, capaci di sostenere le spese necessarie. Poco alla volta, quindi, i guerrieri a cavallo non furono più soltanto una parte dell’esercito: cominciarono a formare un gruppo sociale privilegiato, distinto dal resto della popolazione per ricchezza, prestigio e funzione militare. Era uno dei primi passi verso la figura del cavaliere medievale che conosciamo.
Questa forza militare fu fondamentale soprattutto durante il regno di Carlo, figlio di Pipino, passato alla storia come Carlo Magno, cioè “Carlo il Grande”. Rimasto unico re dei Franchi nel 771, Carlo costruì attraverso continue guerre uno dei più grandi regni dell’Europa medievale.
Nel 774 sconfisse i Longobardi dopo aver assediato la loro capitale, Pavia, e assunse anche il titolo di re dei Longobardi. A est combatté contro Sassoni, Avari e Bavari, allargando ulteriormente i propri territori. Particolarmente lunga e violenta fu la guerra contro i Sassoni, un popolo ancora pagano, cioè non cristiano. Carlo cercò di imporre loro il Cristianesimo e nel 782 stabilì pene durissime, fino alla morte, per chi rifiutava la conversione.
Non tutte le sue spedizioni, però, finivano con una vittoria. Nel 778, Carlo intervenne in Spagna contro i musulmani, ma la spedizione fallì. Durante la ritirata, il 15 agosto, la retroguardia franca, cioè il reparto che marciava in fondo all’esercito per proteggerlo, venne attaccata dai Baschi sui Pirenei.
Tra i morti si trovava un comandante chiamato Hruodlandus. La storia trasformò lentamente la sua morte in leggenda. Secoli dopo nacque la Chanson de Roland, uno dei più celebri poemi epici del Medioevo. Hruodlandus diventò così Roland, chiamato Orlando in italiano: il cavaliere perfetto, coraggioso fino alla morte e fedele al proprio sovrano. Il guerriero a cavallo stava diventando anche un eroe dell’immaginario.
Intanto il potere di Carlo Magno continuava a crescere. La notte di Natale dell’anno 800, nella basilica di San Pietro a Roma, papa Leone III gli pose sul capo una corona e lo proclamò imperatore. Nell’Europa occidentale tornava così a esistere un impero che si richiamava simbolicamente all’antica Roma.
La situazione, però, era più complicata di quanto potesse sembrare. A Costantinopoli esisteva già l’Impero romano d’Oriente, quello che oggi chiamiamo semplicemente Impero bizantino, anche se i suoi abitanti continuavano a considerarsi Romani. Dal 797 il potere era nelle mani dell’imperatrice Irene: per gli Occidentali era uno scandalo vedere governare una donna, e per questo iniziarono a sostenere che non ci fosse alcun imperatore e che tale titolo potesse esser dato a Carlo
Durante la cerimonia di Natale, Leone III incoronò Carlo Magno e il popolo romano lo acclamò come imperatore e Augusto, l’antico titolo degli imperatori romani. Era un gesto carico di significato. L’Impero d’Oriente non apprezzò la cosa. Solo nell’811 i bizantini riconobbero Carlo come imperatore, evitando però di attribuirgli il titolo di imperatore dei Romani. La rivalità tra i due mondi rimaneva quindi evidente.

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