Ogni giorno scrivi numeri senza pensarci troppo. Il prezzo di un gelato, il punteggio di una partita o la password del telefono sono tutti composti dalle stesse dieci cifre: 0, 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8 e 9. Le chiamiamo numeri arabi, ma la loro storia è molto più lunga e sorprendente di quanto sembri.

Anche se si chiamano numeri arabi, non sono nati in Arabia, bensì in India. Furono gli studiosi del mondo musulmano a comprenderne l’enorme utilità, a perfezionarne l’uso e soprattutto a diffonderle dall’Asia fino all’Europa. Per questo oggi continuiamo a parlare di “numeri arabi”. Dietro queste dieci semplici cifre si nasconde uno dei più grandi scambi culturali della storia.

Mentre nei primi secoli del Medioevo molte città dell’Europa occidentale si impoveriscono e gran parte della cultura antica sopravvive soprattutto nei monasteri, nei territori governati dai musulmani accade qualcosa di diverso. Le conoscenze dell’antica Grecia non vengono soltanto conservate: vengono tradotte, studiate, discusse e ampliate. A queste si aggiungono i saperi provenienti dalla Persia e dall’India. Così il mondo islamico diventa uno dei più importanti centri culturali del Medioevo, un collegamento tra civiltà lontane.

A partire dal IX secolo, un’altra grande novità favorisce questa straordinaria crescita culturale. Dalla Cina arriva la carta, molto più economica del papiro e della pergamena. Copiare libri diventa più semplice e meno costoso. I califfi (i capi politici e religiosi dello Stato islamico) fondano grandi biblioteche, come la Casa della Sapienza di Baghdad e la Casa della Cultura del Cairo. Non sono semplici raccolte di libri, ma veri centri di ricerca, dove studiosi provenienti da regioni diverse traducono testi, discutono idee e producono nuove conoscenze. Anche molte moschee e madrase (scuole religiose islamiche) custodiscono ricche biblioteche e laboratori di studio.

Tra l’VIII e il X secolo vengono tradotte in arabo moltissime opere greche. I califfi della dinastia ‘abbaside finanziano questo enorme lavoro perché considerano la cultura una fonte di prestigio. In pochi decenni, gran parte delle opere di Aristotele, Platone, Galeno e di molti altri studiosi dell’antichità diventa disponibile in lingua araba. Per descrivere idee sempre più complesse, anche la lingua araba si arricchisce di nuovi termini scientifici.

Le discipline studiate sono numerosissime: filosofia, matematica, medicina, astronomia e geografia. Si coltivano anche saperi che oggi non consideriamo più scientifici, ma che nel Medioevo erano considerati tali, come l’astrologia (lo studio dell’influenza degli astri sulla vita umana) e l’alchimia (l’insieme di esperimenti che cercavano di trasformare le sostanze e scoprire nuovi materiali). All’epoca, infatti, si pensava che il cielo e la Terra fossero strettamente collegati e che osservare le stelle aiutasse a comprendere l’ordine dell’universo.

Questi studi non nascono soltanto dalla voglia di conoscere cose nuove. Hanno anche uno scopo pratico. I medici sono molto richiesti e conoscere il funzionamento del corpo umano significa poter curare le malattie. Viene tradotto in arabo anche il Giuramento di Ippocrate, uno dei testi fondamentali della medicina greca. I medici musulmani si ispirano alle teorie di Galeno, secondo cui la salute dipende dall’equilibrio tra i quattro elementi fondamentali: fuoco, aria, terra e acqua. Osservano i malati, sperimentano nuovi farmaci, praticano interventi chirurgici e capiscono che alcune malattie, come la peste, possono trasmettersi da una persona all’altra. Tra i più grandi medici dell’epoca c’è Avicenna (Ibn Sīnā), autore del Canone della medicina, una gigantesca enciclopedia che verrà tradotta in latino e rimarrà per secoli uno dei principali manuali delle università europee.

Ma torniamo ai numeri arabi. Nel IX secolo il matematico al-Khwarazmi scrisse importanti opere dedicate alle cifre di origine indiana e ai nuovi metodi di calcolo. Dal suo nome deriva la parola algoritmo, cioè una serie di operazioni per risolvere un problema, mentre dal termine arabo al-jabr nasce la parola algebra. Le cifre da 0 a 9, insieme all’uso dello zero, rendono i calcoli molto più semplici rispetto ai numeri romani.

Questa straordinaria crescita culturale è possibile anche perché il califfato ‘abbaside collega il Mediterraneo all’Oceano Indiano attraverso una fitta rete di commerci. Insieme alle merci viaggiano libri, idee e studiosi. Astronomi, medici e matematici collaborano tra loro, si scambiano conoscenze e costruiscono una cultura che supera i confini dei singoli popoli. Gli astronomi, per esempio, calcolano l’ora esatta delle preghiere e il calendario religioso, mentre i medici diventano consiglieri dei sovrani e dirigono importanti ospedali.

Anche le città riflettono questa stagione di grande sviluppo. Si costruiscono moschee, scuole, ospedali, giardini e fontane. L’architettura islamica è caratterizzata da cortili interni, giochi d’acqua ed eleganti decorazioni geometriche e calligrafiche (ossia realizzate con la scrittura artistica), nate anche dall’abitudine di evitare immagini di esseri viventi negli edifici religiosi. Uno degli esempi più spettacolari è l’Alhambra di Granada, in Spagna, con palazzi, giardini, fontane e poesie scolpite sulle pareti.

Tra biblioteche, osservatori astronomici, ospedali e scuole, il mondo islamico medievale diventa così uno dei grandi ponti culturali della storia. Molte conoscenze dell’antichità arrivano fino all’Europa proprio grazie agli studiosi musulmani. E tra tutte queste eredità, quella che usiamo ancora ogni giorno, spesso senza rendercene conto, sono proprio i numeri arabi.


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *