Cordova, anno 785. Il sole dell’Andalusia illumina i tetti della città e scalda le pietre delle strade. Nei vicoli stretti passano mercanti, artigiani e viaggiatori. Dai mercati arrivano voci, profumi di spezie e rumori di botteghe. Poco lontano, sulle rive del Guadalquivir, si muovono merci provenienti da terre vicine e lontane. Siamo nel sud della penisola iberica, ma il mondo che ci circonda è ormai collegato a una rete immensa che attraversa il Mediterraneo e arriva fino all’Asia.

Oggi Cordova è una città spagnola dell’Andalusia, la grande regione che occupa il sud della Spagna. Insieme a Siviglia e Granada, conserva ancora le tracce dell’incontro tra la cultura islamica e quella cristiana. Ma nel 785 Cordova è qualcosa di completamente diverso: è la capitale dell’emirato di al-Andalus, uno Stato musulmano nato all’estremità occidentale del mondo islamico.

Come erano arrivati i musulmani fin qui? All’inizio dell’VIII secolo, la penisola iberica era governata dai Visigoti, uno dei popoli barbarici arrivati nei territori dell’Impero romano durante le grandi migrazioni dei secoli precedenti. Da tempo, però, i Visigoti vivevano in pace con la popolazione romana e si erano convertiti al cristianesimo cattolico.

Nella primavera del 711, un esercito musulmano proveniente dal Nord Africa attraversò lo stretto che separa il Marocco dalla Spagna. A guidarlo era Tariq ibn Ziyad, governatore di Tangeri. Proprio dal suo nome deriverebbe il nome Gibilterra, dall’arabo Jabal Tariq, cioè “monte di Tariq”.

Da quel momento l’avanzata musulmana fu rapidissima. L’esercito visigoto guidato dal re Roderico venne sconfitto e il regno crollò in poco tempo. Nell’ottobre del 711  i musulmani conquistarono Cordova; poco dopo anche Toledo, la capitale dei Visigoti, si arrese. Nel giro di pochi anni, gran parte della penisola iberica passò sotto il controllo musulmano.

Queste terre entrarono così a far parte dell’immenso califfato degli Omayyadi, con capitale Damasco, che si estendeva ormai dall’Oceano Atlantico fino alle regioni dell’Asia centrale e ai confini dell’India. I territori conquistati nelle attuali Spagna e Francia presero il nome arabo di al-Andalus. La situazione, però, cambiò presto. Nel 750, a migliaia di chilometri di distanza, la dinastia degli Abbasidi cacciò gli Omayyadi dal potere e prese il controllo del califfato. Quasi tutti i membri della famiglia omayyade furono uccisi, ma uno di loro riuscì a fuggire. Si chiamava ʿAbd al-Rahman.

Dopo un lungo viaggio attraverso il Nord Africa, nel 755 raggiunse al-Andalus. Qui raccolse sostenitori, conquistò il potere e, nel 756, si proclamò emiro, cioè governante, di al-Andalus. Cordova divenne la sua capitale. Nasceva così un nuovo Stato musulmano indipendente. Nel 785, quando ʿAbd al-Rahman governa ormai da quasi trent’anni, inizia la costruzione della Grande Moschea di Cordova, destinata a diventare uno degli edifici più straordinari del Medioevo.

Le rotte commerciali collegavano la Spagna musulmana al Nord Africa e, da lì, al Mediterraneo orientale e all’Asia. Nei mercati spagnoli arrivavano spezie, metalli preziosi, tessuti e altri prodotti provenienti da terre lontane. Gli artigiani locali trasformavano queste materie prime e producevano stoffe, libri, oggetti decorati e altri beni che venivano poi venduti sia nei territori musulmani sia nei regni cristiani.

Anche l’agricoltura contribuiva alla ricchezza di al-Andalus. Nuove tecniche di irrigazione permettevano di sfruttare meglio l’acqua e di rendere produttive molte terre. Campagne e città erano così strettamente collegate, mentre Cordova cresceva come grande centro politico, economico e culturale. Camminando per le sue strade avremmo incontrato edifici presenti in molte altre città del mondo islamico. C’era la moschea, centro della vita religiosa, e il suq, cioè il mercato, affollato di mercanti e artigiani. C’erano gli hammam, i bagni pubblici, e le scuole dove si studiavano la religione e altre discipline. In una zona più riservata sorgeva invece la dar al-imara, la sede del governo, con la residenza dell’emiro e gli uffici dell’amministrazione.

La religione era presente in ogni quartiere. Accanto alla grande moschea principale, dove la comunità si riuniva soprattutto per la preghiera del venerdì, esistevano numerose piccole moschee. Erano spesso edifici semplici: una sala coperta da stuoie, orientata verso La Mecca, e un cortile con l’acqua necessaria alle abluzioni, i lavaggi rituali compiuti prima della preghiera.

Cordova era uno dei punti d’incontro tra mondi diversi. Non a caso la Spagna di quel periodo è stata definita “delle tre culture”: musulmana, cristiana, ebraica. Attraverso i suoi mercati, le sue moschee e le sue strade passavano merci, persone, lingue e conoscenze provenienti da regioni lontanissime.


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