Nel 27 avanti Cristo, Roma non era solo la capitale di un grande impero, ma una città in piena trasformazione sotto la guida di Ottaviano Augusto. Ottaviano, figlio adottivo di Giulio Cesare, fu il primo imperatore romano. Trasformò Roma da una repubblica (un sistema in cui il potere era condiviso tra più persone) in un impero, dove il comando era concentrato nelle mani di una persona sola, ossia l’imperatore.
Dopo aver sconfitto il suo rivale Marco Antonio nella battaglia di Azio, nel 31 a.C., Ottaviano rimase l’unico padrone di Roma. Per evitare il titolo di re, odiato dai Romani perché ricordava re crudeli del passato, gli fu dato il nome di Augusto, che significa “il venerabile”. Era il 16 gennaio del 27 a.C., una data simbolica che gli storici considerano l’inizio ufficiale dell’Impero romano.
Ma che cosa significava davvero “impero” per i Romani? In latino, la parola imperium voleva dire potere di comando, soprattutto in campo militare. Ottaviano ricevette un imperium proconsolare maggiore e illimitato, cioè l’autorità di controllare tutti i governatori delle province. In pratica, aveva un potere assoluto e a vita. Con lui cominciò un’epoca di stabilità e prosperità, passata alla storia come la Pax Augusta, la pace di Augusto.
Uno dei suoi sogni più grandi era fare di Roma una città splendida, degna del titolo di caput mundi, cioè capitale del mondo. Prima di lui, Roma era una città caotica e un po’ trascurata, ma Augusto la trasformò completamente. “Ho trovato una città di mattoni e l’ho lasciata di marmo”, amava dire, e non mentiva. Sotto il suo governo si costruirono templi, teatri, piazze e monumenti che cambiarono per sempre il volto della città.
L’esempio di Roma si diffuse rapidamente in tutto l’Impero: da Londra ad Alessandria, ogni città cominciò a imitare la capitale. Le nuove città romane erano attraversate da strade ornate di fori (le piazze centrali), templi, teatri e terme. Tutto era pensato per unire bellezza e funzionalità, e per far sentire ogni cittadino parte dello stesso grande mondo romano.
Il centro della vita pubblica era appunto il foro, una grande piazza circondata da portici dove si prendevano decisioni politiche, si facevano affari e si organizzavano cerimonie religiose. Accanto al foro sorgevano edifici importanti come la basilica, dove si amministrava la giustizia, e le terme, enormi complessi con piscine, palestre e giardini. Qui i Romani si rilassavano, facevano incontri e discutevano di politica o di affari. Poco più in là, i teatri accoglievano spettacoli e commedie, mentre gli anfiteatri (le costruzioni ovali più imponenti) erano riservati ai giochi più popolari: i combattimenti tra gladiatori.
Tra tutti gli anfiteatri, il più grandioso era il Colosseo, simbolo ancora oggi dell’antica Roma. Il suo vero nome era Anfiteatro Flavio, dal nome della dinastia imperiale che lo fece costruire, ma prese il soprannome di Colosseo per la gigantesca statua di Nerone che si trovava lì accanto. Anche se la statua è scomparsa, il nome è rimasto. Alto quasi cinquanta metri, il Colosseo poteva ospitare più di cinquantamila spettatori. Ogni persona aveva un biglietto con un numero d’ingresso e un posto assegnato: un’organizzazione molto simile a quella di oggi!
All’interno si assisteva a spettacoli di ogni genere. I più attesi erano i duelli dei gladiatori, spesso schiavi o prigionieri di guerra addestrati per combattere fino alla morte, ma talvolta anche uomini liberi che si offrivano volontari per guadagnarsi fama e denaro. Non mancavano le cacce ad animali esotici, con leoni, tigri e leopardi provenienti da ogni angolo dell’Impero, e persino esecuzioni pubbliche: in pratica venivano uccisi prigionieri durante veri e propri spettacoli pubblici, per intrattenere e al contempo tenere buona la gente, mostrando cosa si rischiava a sfidare la legge dell’Impero. Le giornate più straordinarie erano però quelle dedicate alle battaglie navali, quando l’arena veniva riempita d’acqua e si mettevano in scena veri scontri tra piccole navi: un qualcosa che solo i Romani potevano immaginare e mettere in pratica.
Ma il Colosseo era solo una delle tante meraviglie che l’ingegno romano seppe creare. Ovunque nell’Impero si costruivano strade, ponti e acquedotti per collegare città lontane, facilitare i commerci e portare acqua potabile fino alle case. Queste opere, realizzate con precisione straordinaria, erano progettate da ingegneri romani e spesso costruite dai legionari, i soldati dell’esercito. Quando non combattevano, i legionari lavoravano come muratori e tecnici.
Durante le guerre, gli stessi soldati sapevano usare macchine da guerra avanzatissime per l’epoca: catapulte e balliste (armi che lanciavano pietre o frecce enormi), scorpioni (piccole balestre portatili), arieti per sfondare le porte e torri mobili per assaltare le mura. La loro disciplina e la loro inventiva permisero a Roma di mantenere il controllo su territori immensi per secoli.
E mentre le legioni marciavano e le città risplendevano di marmo, in una piccola provincia dell’Impero, la Giudea, stava nascendo un uomo destinato a cambiare per sempre la storia: Gesù di Nazareth.

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