Lasciamo per un po’ l’Europa e viaggiamo verso Oriente. Mentre nelle città europee cattolici e protestanti combattono sanguinose guerre di religione, molto più a est nasce e si sviluppa un impero immenso e ricchissimo: l’Impero Moghul, uno degli Stati più ricchi e sviluppati del mondo del suo tempo. Mentre nei secoli successivi l’Europa supererà l’Asia dal punto di vista economico e tecnologico, tra Cinquecento e Seicento è ancora l’Asia ad essere superiore. Ma chi sono questi Moghul e come sono arrivati a governare una parte così grande dell’India?
La storia dell’Impero Moghul comincia con Zahir al-Din Babur, un condottiero proveniente dall’Asia centrale. Dalla sua base di Kabul, nell’attuale Afghanistan, Babur scese dalle montagne e avanzò verso le grandi pianure dell’India settentrionale. Nel 1526 affrontò e sconfisse Ibrahim Lodi, ultimo sovrano dell’ultima dinastia del Sultanato di Delhi, lo Stato musulmano che aveva governato gran parte dell’India settentrionale nei secoli precedenti. Da quella vittoria nacque un nuovo impero, destinato con il tempo a conquistare gran parte dell’Asia meridionale.
Babur, per parte di madre, discendeva da Gengis Khan, il grande conquistatore mongolo vissuto circa tre secoli prima. Tra i due c’erano ormai quattordici generazioni, ma questo legame aiuta a capire il nome con cui gli europei indicarono la nuova dinastia: Moghul, una parola di origine persiana che significa “mongolo”. Babur governò in India per meno di quattro anni, ma lasciò ai suoi successori un regno abbastanza solido, sostenuto da un esercito efficiente e da bravi governatori turchi e mongoli.
Nei decenni successivi i Moghul rafforzarono lentamente il proprio potere sull’Indi. Tra il 1526 e il 1605, anno della morte dell’imperatore Akbar, costruì uno Stato sempre più vasto e rafforzò il suo potere nell’India settentrionale. Ma governare l’India significava affrontare una situazione particolare: i Moghul erano musulmani, mentre la grande maggioranza degli indiani era soprattutto induista.
Per governare una popolazione tanto diversa, gli imperatori Moghul dovettero quindi confrontarsi continuamente con religioni e tradizioni differenti. Come avevano fatto i sovrani del Sultanato di Delhi, sostennero anche i maestri sufi, guide spirituali musulmane. Questi maestri erano venerati già in vita dai loro sostenitori e le loro tombe potevano diventare luoghi di pellegrinaggio, un po’ come accade nel Cristianesimo con alcuni santi. Allo stesso tempo, soprattutto con alcuni imperatori, i Moghul non solo tolleravano le religioni indiane, ma le rispettavano e, in molti casi, le integrarono nella vita politica e culturale dell’impero. Era una situazione molto diversa da ciò che succedeva in Europa!
Con l’imperatore Shah Jahan, l’architettura moghul raggiunse il suo massimo splendore. Durante il suo regno furono costruiti edifici destinati a diventare simboli non soltanto dell’epoca Moghul, ma dell’India stessa. E tra tutti ce n’è uno che avrebbe superato gli altri per fama. Nel giugno del 1631, Mumtaz Mahal, moglie prediletta di Shah Jahan, morì mentre partoriva il loro quattordicesimo figlio. L’imperatore precipitò in un dolore profondo e duraturo. Il corpo della moglie fu portato ad Agra, una delle grandi città dell’impero, e sepolto vicino alle rive del fiume Yamuna. Proprio lì, per conservarne la memoria, Shah Jahan avrebbe fatto innalzare uno dei monumenti più celebri del mondo: il Taj Mahal.

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