A cosa pensi quando senti la parola schiavitù? Forse immagini catene, frustate, uomini e donne costretti a lavorare oppure navi cariche di schiavi che attraversano l’oceano dall’Africa all’America. Sono immagini terribili, ma per capire davvero la schiavitù dell’età moderna bisogna allargare lo sguardo. Dietro quelle catene c’era infatti un intero sistema economico che attraversava l’Atlantico e collegava tre continenti: Europa, Africa e America.
La schiavitù diventò così una delle basi di molte economie dell’America moderna. Gli Europei, però, non costruirono ovunque lo stesso tipo di società. Nel Nord America inglese si sviluppò soprattutto una società di coloni liberi; in altre regioni, come il Venezuela o l’interno del Brasile, nacquero spontaneamente grandi proprietà legate soprattutto all’allevamento. In vaste zone dell’America meridionale e nelle isole del Mar dei Caraibi, invece, si formò un sistema fondato sul lavoro schiavile, utilizzato soprattutto nelle grandi piantagioni, cioè enormi proprietà agricole specializzate nella coltivazione di un solo prodotto destinato alla vendita, come lo zucchero.
Nei territori americani conquistati dalla Spagna la popolazione degli Amerindi, cioè gli abitanti originari dell’America, era ancora molto numerosa. Per organizzare e controllare il loro lavoro, il regno spagnolo concesse ad alcuni coloni le encomiendas: diritti temporanei che permettevano a uno Spagnolo, detto encomendero, di controllare insieme territori e gruppi di Amerindi di cui sfruttare il lavoro. Il regno spagnolo cercò però di mantenere il controllo su questo sistema e di limitare il potere degli encomenderos. Temeva infatti che diventassero troppo autonomi e potenti, quasi come i grandi feudatari dell’Europa medievale.
Un altro modello si sviluppò nelle piantagioni, vere e proprie creazioni dell’economia europea in territorio americano. Le piantagioni dipendevano dai commerci tra continenti e dalle grandi città portuali europee: Siviglia, Cadice, Bordeaux, Nantes, Rouen, Amsterdam, Bristol, Liverpool e Londra. In base alle richieste degli europei si stabiliva che cosa conveniva coltivare, quanto produrre e dove investire il denaro.
Quasi ogni elemento di questo sistema arrivava da fuori. I proprietari erano coloni bianchi europei, gran parte dei lavoratori erano schiavi africani e persino molte delle piante coltivate provenivano da altri continenti. Una delle principali eccezioni era il tabacco, originario dell’America.
L’esempio più importante è quello della canna da zucchero. La pianta e le tecniche necessarie per trasformarla in zucchero furono introdotte dai Portoghesi prima nell’isola di Madeira e poi nelle isole del Golfo di Guinea, al largo delle coste africane. Queste isole diventarono una specie di laboratorio coloniale: qui furono sperimentate forme di produzione che sarebbero state poi trasferite in Brasile. Intorno al 1550, i Portoghesi impiantarono in Brasile i primi grandi campi di canna da zucchero. Intorno a essi prese forma il paesaggio caratteristico della piantagione. Al centro sorgeva la casa grande, la residenza del proprietario. Poco lontano si trovavano gli alloggi degli schiavi e poi il mulino, il centro dell’intera azienda, dove la canna veniva lavorata per ricavarne lo zucchero.
Il padrone della piantagione viveva quasi come un antico signore. Si muoveva a cavallo, controllava una grande famiglia allargata e amministrava sulla proprietà una giustizia rapida e spesso brutale. Il suo potere sembrava enorme. Eppure i suoi guadagni non erano alti. In Brasile i guadagni potevano essere intorno al 4–5%, mentre gli imprevisti erano frequenti. Il proprietario doveva comprare schiavi, procurarsi gli strumenti, mantenere la proprietà e spesso indebitarsi per costruire il costoso mulino. Vendeva il proprio zucchero e talvolta anche quello prodotto dai piccoli coltivatori vicini, ma per vendere dipendeva dai mercanti, che vivevano nelle città e, a loro volta, erano collegati ai grandi commercianti di Lisbona e delle altre città europee. Era il commercio europeo a decidere tutto della produzione americana.

Lascia un commento