Immagina di camminare in una strada affollata di una città italiana. Tra queste scene familiari, non è raro incontrare un negozio o una famiglia cinese. Oggi questo incontro ci sembra normale, quasi scontato. Eppure, non è sempre stato così. Quando i tuoi nonni erano giovani, ad esempio, incontrare un Cinese era molto più raro, e soprattutto dalla fine degli anni ’80 è aumentato il numero di Cinesi in Italia. Se oggi ci sono oltre 300000 cinesi in Italia, nel 1970, ad esempio, ce n’erano solo 400. Ma che cosa significa davvero essere “cinese”?

Si dice che la Cina sia la più antica civiltà continua del mondo, ossia la più antica tra le civiltà che non sono mai scomparse e hanno continuato ad esistere fino ad ora. Una cultura cinese già intorno al 1500 a.C. e, pur cambiando nel tempo, mantiene tratti comuni fino a oggi.

Lo studioso Jared Diamond ha osservato che quasi tutte le grandi civiltà sono nate come mescolanze di popoli, lingue e culture diverse. Tutte tranne la Cina. Anche la Cina, all’inizio, era così: un territorio abitato da gruppi differenti. A partire dal secondo millennio a.C., però, uno di questi gruppi, quello degli Han, ossia il popolo che noi chiamiamo “cinesi”, si impose sugli altri popoli, espandendo il proprio territorio e mettendo in piedi una civiltà organizzata, con scrittura, lavorazione del bronzo, agricoltura avanzata e grandi città fortificate.

Per molto tempo, però, questa civiltà non occupò tutta la Cina attuale. Il suo nucleo principale si trovava nella parte orientale del territorio, mentre vaste regioni (come la Mongolia, lo Xinjiang o il Tibet) restavano fuori dal controllo cinese. Intorno a questo nucleo cinese si estendeva un mondo fatto di steppe, deserti, montagne e altopiani. A nord c’erano le grandi praterie della Mongolia, abitate da popolazioni; a ovest deserti, come quello del Gobi; a sud-ovest le altissime montagne dell’Himalaya. Anche il mare, a est, con le sue coste poco favorevoli ai porti, funzionava come una barriera.

Questi ostacoli naturali isolarono in parte la Cina, ma allo stesso tempo la proteggevano dagli attacchi esterni, favorendo una certa stabilità politica e culturale. All’interno di questo spazio, due grandi fiumi (il Fiume Giallo e il fiume Yangzi) svolsero un ruolo fondamentale. Le loro acque rendevano fertili le pianure e permettevano un’agricoltura molto produttiva. In particolare, la coltivazione del riso in risaia, che richiede molto lavoro ma produce grandi quantità di cibo, rese possibile sostenere popolazioni molto numerose. Per questo motivo, la Cina è stata per secoli una delle aree più densamente popolate del pianeta.

Una popolazione così vasta richiede organizzazione. Nel corso della loro storia, i Cinesi svilupparono una grande capacità di organizzare lavori che richiedevano il coinvolgimento di tantissime persone, come costruire canali, dighe, strade, mura difensive. Questa abilità si vede sia nell’agricoltura sia nelle produzioni artigianali, come il bronzo o la ceramica.

Un altro elemento fondamentale della cultura cinese è il ruolo centrale della famiglia. La società era organizzata in modo patriarcale (cioè con il potere concentrato negli uomini, soprattutto nel più anziano), e il rispetto per gli antenati era considerato un valore essenziale. Già intorno al 1200 a.C. si praticava il culto degli antenati, cioè l’insieme di riti dedicati ai membri defunti della famiglia, ritenuti ancora presenti e influenti nella vita dei vivi. Quando il filosofo Confucio, nel V secolo a.C., esaltò la pietà filiale (il rispetto e l’obbedienza verso i genitori e gli anziani), riprese e rafforzò tradizioni molto più antiche.

Nel corso dei secoli, i contatti con l’esterno sono comunque stati continui. Attraverso le steppe, le rotte commerciali e la Via della Seta (una rete di percorsi che collegava l’Asia all’Europa), sono arrivati mercanti, idee, religioni e tecnologie. Popoli nomadi, commercianti arabi, missionari buddhisti dall’India, e molti altri gruppi hanno contribuito a cambiare ed arricchire la civiltà cinese.

Capire chi sono i “Cinesi”, quindi, non significa immaginare un popolo immobile e uniforme, ma entrare in una storia lunga, complessa e movimentata, fatta di incontri, trasformazioni e continuità. Ed è proprio da qui che possiamo partire per comprendere meglio il mondo di Marco Polo e l’impero di Qubilai Khan.


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