Quando senti la parola conte, forse immagini un nobile elegante, circondato da servi e occupato a governare le proprie terre da un grande palazzo. Ai tempi di Carlo Magno, però, il conte era prima di tutto un guerriero. Ma è proprio da figure come questa, però, che comincia la lunga storia della nobiltà medievale.
Come abbiamo visto, Carlo Magno governava un impero enorme attraverso una rete di rapporti personali, fondata sulla fedeltà. Gli uomini più vicini al sovrano promettevano servizio e aiuto, soprattutto militare, e potevano ricevere in cambio un beneficio, spesso costituito da terre. In origine, questo bene non era ereditario: era legato al rapporto personale con il signore e poteva tornare al sovrano alla morte del suo vassallo o in caso di tradimento.
Alcuni di questi uomini, però, non ricevevano soltanto terre o ricchezze. Ottenevano anche un incarico pubblico. Dovevano amministrare un territorio, riscuotere tasse, convocare i guerrieri e far rispettare la giustizia in nome dell’imperatore. Tra i titoli più importanti c’erano quelli di conte e marchese. Il conte governava una circoscrizione dell’impero, mentre il marchese era spesso responsabile di una zona di confine, più esposta agli attacchi.
Finché Carlo Magno rimase in vita, questa rete di incarichi continuò a dipendere fortemente dalla sua autorità. Dopo la sua morte, nell’814, però, l’equilibrio cominciò a rompersi.
Suo figlio Ludovico il Pio cercò di organizzare la successione con l’Ordinatio Imperii dell’817, un provvedimento pensato per dividere i territori tra i figli senza distruggere del tutto l’unità dell’impero. Il titolo imperiale sarebbe spettato al figlio maggiore, Lotario, mentre gli altri avrebbero ricevuto territori subordinati alla sua autorità.
Il progetto, però, non riuscì a evitare i conflitti. Alla morte di Ludovico, le rivalità tra i figli esplosero in guerra. Nel 843, con il trattato di Verdun, l’impero venne diviso in tre grandi parti. Lotario ottenne una lunga fascia di territori che andava dal Mare del Nord all’Italia; Ludovico il Germanico ricevette le terre orientali; Carlo il Calvo quelle occidentali. Da queste grandi divisioni sarebbero nati, molto lentamente, alcuni dei futuri regni europei. Le terre orientali sarebbero diventate il nucleo della futura Germania, mentre quelle occidentali avrebbero dato origine alla futura Francia. La fascia centrale affidata a Lotario, invece, si spezzò rapidamente in territori diversi. Il nome Lotaringia rimase legato a una parte di queste terre, che oggi costituiscono la regione francese della Lorena.
L’unità carolingia, quindi, si indebolì sempre di più. Ci furono alcuni tentativi di ricostruirla, come quello di Carlo il Grosso, ma nell’888 la frammentazione divenne ormai definitiva. A rendere tutto ancora più difficile arrivarono nuove invasioni. Normanni, Saraceni e Ungari colpirono diverse regioni d’Europa e i sovrani non riuscivano sempre a difendere direttamente tutti i territori. In questa situazione, il potere centrale si indebolì e i signori locali acquistarono sempre maggiore importanza.
I rapporti di fedeltà, nati anche per rafforzare l’autorità del sovrano, si moltiplicarono e finirono spesso per produrre l’effetto opposto. I grandi uomini del regno cominciarono a legare a sé altri guerrieri e funzionari. Il potere si distribuì così tra molte persone diverse e diventò sempre più difficile da controllare da un unico centro.
Anche il rapporto con le terre cambiò. Quello che in origine era un beneficio legato alla fedeltà personale cominciò progressivamente a diventare un possesso stabile e trasmissibile ai discendenti. Un passaggio importante avvenne nell’877, quando Carlo il Calvo emanò il Capitolare di Quierzy-sur-Oise. Il provvedimento riconosceva, in determinate circostanze, la possibilità che il figlio di un vassallo ottenesse il feudo del padre. Con il tempo, questo processo favorì sempre di più l’ereditarietà dei benefici. La terra smise così di essere soltanto una ricompensa temporanea e diventò sempre più spesso la base stabile del potere di una famiglia. Il titolo, il prestigio e il controllo del territorio cominciarono a passare da una generazione all’altra.
Dalla fine del IX secolo, molti conti e duchi governavano ormai i loro territori con un’autonomia sempre maggiore. In teoria continuavano a riconoscere l’autorità del re, ma nella pratica si comportavano spesso come veri sovrani locali.
Nella Francia occidentale nacquero così grandi principati territoriali. Alcuni dei loro governanti arrivarono a usare il titolo di princeps, cioè principe, un termine che esprimeva il loro crescente peso politico.
E i re? Anche le monarchie erano diventate più deboli. Nella Francia occidentale la corona tornò di fatto a essere elettiva e i sovrani carolingi si alternarono con membri della famiglia di Eudes, il conte di Parigi diventato famoso per aver difeso la città dall’assedio dei Normanni tra l’885 e l’886.
Nelle terre orientali, invece, la dinastia carolingia si estinse nel 911. Anche qui il re veniva scelto dai grandi del regno. La corona passò prima a Corrado di Franconia, poi al duca di Sassonia Enrico I l’Uccellatore. Suo figlio, Ottone I, avrebbe poi dato origine a una nuova dinastia imperiale.

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