Il 2 giugno 1946 l’Italia si è trovata davanti a una domanda enorme: monarchia o repubblica? Era il bivio che avrebbe cambiato la strada del nostro paese. Per la prima volta votarono anche le donne, e la partecipazione fu altissima, quasi il 90%. Vinse la repubblica, ma non di tanto: 54% contro 46%. A Nord si scelse la novità, a Sud si restò fedeli alla monarchia. E così Umberto II di Savoia, re per appena un mese, fece le valigie e partì in esilio, come un altro Savoia, Carlo Alberto, un secolo prima.
Insieme alla repubblica nacque anche una nuova Assemblea costituente, incaricata di scrivere le regole del gioco: la Costituzione. Tre grandi partiti popolari si spartirono i seggi: Democrazia Cristiana (DC), Partito Socialista (PSIUP) e Partito Comunista (PCI). La DC, favorita anche dal sostegno della Chiesa cattolica e dell’Azione Cattolica, ebbe la maggioranza relativa.
Intanto però, mentre l’Italia si scopriva democratica, arrivava la doccia fredda dei vincitori della guerra: il Trattato di pace. Le potenze alleate non avevano dimenticato l’alleanza dell’Italia con la Germania nazista. Così si persero territori importanti, come l’Istria, la Dalmazia e parte della Venezia Giulia. Trieste divenne un territorio conteso, e solo l’Alto Adige, a maggioranza tedesca, rimase italiano grazie a una forte autonomia. Addio anche alle colonie: la sconfitta aveva un prezzo.
Nel frattempo, la politica si faceva tesa. La primavera del 1947 segnò la fine del sogno di un governo unitario tra comunisti, socialisti e cattolici. Il mondo si divideva in due: da una parte gli Stati Uniti, dall’altra l’Unione Sovietica. Anche l’Italia finì spaccata. Il PCI si schierava con l’URSS. Ma l’America reagiva: con la Dottrina Truman e il Piano Marshall, voleva contenere il comunismo. Così l’Italia scelse definitivamente da che parte stare.
Nonostante le divisioni, nel 1948 nacque la Costituzione della Repubblica Italiana. Un testo condiviso, frutto del dialogo tra forze diverse. Per la prima volta nella storia italiana, il potere fu affidato al popolo italiano. Si affermarono valori nuovi: libertà, uguaglianza, solidarietà. La Costituzione rompeva così con il passato fascista e monarchico.
Nello stesso 1948, alle prime elezioni politiche, la Democrazia Cristiana ottenne un risultato travolgente. Il Fronte Popolare, un’alleanza tra socialisti e comunisti, fu sconfitto. In estate, un colpo di pistola cambiò tutto: Togliatti, il leader comunista, fu gravemente ferito. Ci furono scioperi, proteste, scontri. La CGIL proclamò lo sciopero generale, ma fu sospeso. La frattura sindacale divenne definitiva: nacquero la CISL, di ispirazione cattolica, e la UIL, più laica e riformista.
Così, nel cuore del 1948, la giovane repubblica italiana visse una spaccatura profonda. Da una parte chi stava con l’America, dall’altra chi stava con la Russia. Questo blocco bipolare impedì qualsiasi vera alternanza politica per decenni. La Democrazia Cristiana guidò il governo quasi senza interruzioni, mentre il PCI rimase all’opposizione, forte nelle piazze e nelle amministrazioni locali, ma escluso dal potere centrale.
Nel 1949, l’Italia fece una scelta definitiva: entrò nella NATO, l’alleanza militare occidentale guidata dagli Stati Uniti. Fu una mossa strategica, sostenuta da De Gasperi, Pio XII e gran parte della Chiesa. In cambio, gli Alleati concessero condizioni di pace meno dure. L’Italia, da paese vinto, diventava alleato affidabile.

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