Il 3 settembre 1939, la Francia e la Gran Bretagna dichiararono guerra alla Germania. Per questo Hitler si affrettò a concludere la campagna a est nel minor tempo possibile. La strategia tedesca fu micidiale: grazie al dominio dell’aria garantito dalla Luftwaffe e all’impiego di truppe corazzate e motorizzate, le lente armate polacche vennero accerchiate e in larga parte annientate in appena due settimane. Mentre la promessa offensiva francese sul fronte occidentale non si realizzava, il 17 settembre l’Armata Rossa varcava il confine da est, in esecuzione del protocollo segreto firmato da Hitler e Stalin. Varsavia, bombardata dall’alto e stretta in una doppia morsa da est e da ovest, capitolò il 27 settembre.

Con la sconfitta della Polonia, calò una calma tesa sull’Europa occidentale. I fronti rimasero immobili per mesi, in quella che i francesi chiamarono drôle de guerre, “la guerra buffa”: pochi scontri terrestri, qualche azione navale e un’attesa carica di tensione.

I tedeschi sapevano che per penetrare in Francia avrebbero dovuto aggirare la linea Maginot, dirigendosi attraverso il Belgio e il Lussemburgo neutrali. Durante i mesi della “guerra sospesa”, a Parigi e Londra cresceva la preoccupazione per l’efficacia del blocco navale imposto alla Germania, che continuava a ricevere risorse vitali dalla Svezia. Intanto, Hitler si muoveva. Il 9 aprile 1940 la Danimarca fu occupata senza colpo ferire, mentre truppe tedesche sbarcavano nei porti norvegesi. Quando il 10 maggio le forze tedesche invasero Olanda, Belgio e Lussemburgo, il piano alleato scattò: il Corpo di spedizione britannico e le migliori armate francesi avanzarono verso nord-est per fermare l’offensiva. Ma fu tutto inutile. La vera spinta dell’attacco tedesco venne più a sud, dove il 13 maggio sette divisioni corazzate del gruppo d’armate A attraversarono la Mosa, penetrando in Francia. In pochi giorni, i panzer avanzarono verso la Manica. A fine maggio, le truppe alleate erano accerchiate nella zona di Dunkerque. Il 26 maggio venne ordinata l’evacuazione via mare: fu un’operazione disperata ma efficace. Nei primi giorni di giugno, i resti dell’esercito alleato riuscirono a mettersi in salvo. Ma la battaglia era persa.

Tra il 5 e il 9 giugno, lungo la Somme e l’Aisne, le ultime linee francesi crollarono. Il 14 giugno, Parigi fu occupata. Inizialmente si pensò di continuare la guerra dall’Africa del Nord, ma il 16 giugno il governo francese, ormai dominato dai fautori della resa, affidò il potere al maresciallo Philippe Pétain. Il 21 giugno fu firmato l’armistizio. Il nord della Francia venne occupato; a sud, nacque il governo di Vichy, fedele alla Germania.

A questo punto l’attenzione si spostò sull’Inghilterra. Dopo la caduta di Chamberlain, salì al potere Winston Churchill, deciso a non cedere. L’invasione della Gran Bretagna sembrava imminente. Ma prima la Luftwaffe doveva conquistare il cielo. Iniziò così la Battaglia d’Inghilterra: duelli aerei quotidiani, bombardamenti su Londra e altre città, perdite gravi da entrambe le parti. Alla fine di settembre, Hitler rinunciò all’invasione. La Gran Bretagna aveva resistito. L’inverno 1940-41 mostrava una Gran Bretagna sola, sotto assedio, anche se sostenuta dai suoi dominion: Australia, Canada, Nuova Zelanda, Sudafrica. L’unica speranza per ribaltare il conflitto era l’aiuto americano. Roosevelt, pur frenato dall’opinione pubblica e dal Congresso, iniziò a sostenere lo sforzo bellico britannico con forniture sempre più consistenti.

Intanto, anche Hitler guardava altrove: verso est. Convinto che la Gran Bretagna fosse isolabile con i sottomarini (U-Boot), vedeva nell’Unione Sovietica una minaccia da eliminare. Ma prima doveva gestire il caos provocato dal suo alleato italiano. Mussolini, entrato in guerra nel giugno 1940, aveva subito rovesci in Francia, in Egitto e infine in Grecia. Le sue truppe erano state fermate e respinte su tutti i fronti. In Africa, nel febbraio 1941, le forze britanniche guidate da Wavell avanzarono di quasi mille chilometri, infliggendo pesanti perdite agli italiani.

Berlino non poteva più ignorare il problema. Già nell’ottobre 1940 erano stati avviati piani per intervenire in Grecia. Così, nel febbraio 1941, arrivarono le prime truppe tedesche in Africa: era l’inizio del Deutsches Afrika Korps. In aprile, la Germania invase la Jugoslavia e poi la Grecia, con una rapidità fulminante. Alla fine di aprile, le forze britanniche vennero evacuate dalla Grecia, mentre i tedeschi lanciavano l’invasione di Creta, con un massiccio assalto aviotrasportato. Sebbene in Africa orientale l’Italia fosse ormai sconfitta e in Medio Oriente gli Alleati stessero prendendo il controllo di Siria e Iraq, in Libia le forze britanniche si ritirarono. Hitler poteva finalmente considerare sicuro il suo fianco meridionale. L’invasione dell’Unione Sovietica – l’operazione Barbarossa – poteva cominciare.


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